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Salone del Mobile: ecco perché i visitatori russi non mancheranno

Non ci saranno delegazioni ufficiali, ma le norme non impediscono ai privati di partecipare. E le aziende attendono i loro buyer

di Giovanna Mancini

(LAPRESSE)

3' di lettura

Pochi, tanti, meno del 2019 o altrettanti. Di sicuro, i visitatori russi che verranno al Salone del Mobile di Milano per l’edizione di quest’anno (7-12 giugno 2022 alla Fiera di Rho) dovranno essere molto motivati. Perché nessuna norma vieta loro di partecipare a manifestazioni fieristiche in Italia, né tantomeno ci sono sanzioni che colpiscono i prodotti dell’arredamento. Tanto è vero che negli ultimi mesi, nonostante le misure restrittive adottate dall’Europa nei confronti della Russia in seguito all’invasione in Ucraina, i russi non sono mancati nelle fiere italiane.

Stop alle delegazioni ufficiali

Non mancheranno nemmeno al Salone, come assicurano al Sole 24 Ore alcuni espositori, che chiedono di non essere citati, ma confermano che molti dei loro buyer e partner tradizionali saranno presenti. Tuttavia, verranno per conto loro, a titolo personale e non, come avvenuto negli anni scorsi, su invito degli organizzatori o attraverso i programmi di incoming dell’Agenzia Ice. L’agenzia infatti, essendo un organo governativo, ha sospeso subito dopo lo scoppio guerra le sue attività di promozione e incoming in territorio russo.

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Allo stesso modo, già lo scorso marzo l’associazione internazionale degli enti fieristici (Ufi) aveva emanato una direttiva rivolta a tutti i suoi associati, in cui consigliava agli enti organizzatori di non invitare espositori e buyer da Russia e Bielorussia. Non si tratta di un documento vincolante, ma è chiaro che la maggioranza (se non la totalità) degli interessati ha scelto di seguire questa linea.

Come raggiungeranno l’Italia

Nessuna delegazione ufficiale o istituzionale direttamente invitata dal Salone, dunque, né tramite le attività di Ice. Ma i russi, come detto, non mancheranno. Saranno probabilmente meno, come prevede Vittorio Torrembini, presidente di GIM-Unimpresa (l’associazione degli imprenditori italiani in Russia), per due motivi: «Ottenere un visto e prenotare voli e alberghi richiede tempi e procedimenti un po’ più lunghi e complicati del solito – spiega –. Perciò è probabile che decideranno di venire solo gli operatori davvero interessati e motivati. Inoltre, c’è un altro problema: in questi mesi il rublo ha perso potere d’acquisto, mentre contestualmente i produttori italiani hanno alzato i prezzi. Senza contare che, a causa della guerra e delle sanzioni, la logistica per la consegna delle merci è diventata più complicata e costosa. Anche tutto questo inciderà nella scelta dei buyer russi di partecipare o meno al Salone».

Dal punto di vista pratico, però, non ci sono divieti, solo difficoltà: il consolato italiano a Mosca ha personale ridotto, ma è operativo e rilascia visti verso l’Italia. Per ridurre tempi e complicazioni, molti visitatori anche professionali hanno fatto richiesta di visti turistici anziché business. Anche volare verso Milano è un problema, ma è fattibile, facendo scalo in Turchia, in Serbia o a Dubai. Quanto ai pagamenti, per prenotare alberghi o biglietti di ingresso, i buyer russi possono appoggiarsi ad agenzie che hanno conti all’estero (quando non siano loro stessi titolari di un conto estero, come spesso accade) oppure direttamente alle aziende italiane loro partner.

Senza contare poi che molti clienti russi delle imprese dell’arredamento made in Italy (per lo più brand dell’alto di gamma e del lusso) risiedono fuori dalla Russia o hanno più passaporti, e dunque non avranno alcun problema a raggiungere l’Italia.

Il peso della Russia sull’export

Se e quanti russi vedremo al Salone di quest’anno lo sapremo solo nei prossimi giorni: difficilmente raggiungeranno i numeri del 2019 (quando la Russia fu il secondo Paese più rappresentato al Salone, dopo la Cina, con l’1,7% complessivo dei visitatori professionali), ma non mancheranno. Una prospettiva importante per tante aziende del settore (soprattutto nell’ambito del mobile classico) che esportano verso quel Paese. Sebbene il peso della Russia sull’export di mobili italiani sia più che dimezzato rispetto al 2013 (quando sfiorò il valore di 870 milioni di euro), rimane uno sbocco importante, il nono per valori (384,6 milioni di euro nel 2021, fonte FederlegnoArredo).

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