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Salta il centrodestra, convergenza Lega-M5S

di Barbara Fiammeri

(ANSA)

3' di lettura

Rebus presidenti delle Camere: fumate nere e alta tensione Fi-Lega

Chissà se la notte porterà il consiglio. Se oggi al Senato il centrodestra, in occasione della terza votazione, quella in cui si decide chi andrà al ballottaggio per aggiudicarsi la presidenza di Palazzo Madama, avrà ritrovato l’unità. In caso contrario saranno Lega e M5S a decidere i primi presidenti delle Camere perché, come ha confermato giovedì sera Matteo Salvini, il suo partito alla Camera «appoggerà» il candidato grillino. La rottura tra Silvio Berlusconi e il leader della Lega si consuma nel pomeriggio di venerdì, poco dopo le 18. Mentre al Senato è ancora in corso lo scrutinio della seconda votazione, Salvini convoca i giornalisti e annuncia che il suo partito ha votato per la senatrice Fi Anna Maria Bernini. È il «no» definitivo a Paolo Romani capogruppo uscente degli azzurri, su cui il M5S aveva posto il veto.

Berlusconi, che era stato avvisato poco prima con una telefonata da Salvini, convoca immediatamente lo stato maggiore forzista a Palazzo Grazioli. Dopo pochi minuti esce una nota durissima in cui l’ex premier bolla la decisione «non concordata» di Salvini di votare «strumentalmente la collega Bernini» come «un atto di ostilità», che mette «seriamente a rischio la tenuta della coalizione». La stessa Bernini in serata dichiarerà di essere «indisponibile» a essere candidata di altri. Ma per Salvini, invece, lanciare la senatrice forzista era «l’unico modo per evitare l’abbraccio Pd-5Stelle». E la Lega lo ha fatto in modo compatto: sono stati 58 i voti a favore della Bernini, tanti quanti sono i leghisti a Palazzo Madama (annullato solo il voto di Bossi perchè scritto in modo incomprensibile). Si conclude così il primo giorno di votazioni cominciato con l’intervento con cui l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva aperto la seduta, sottolineando la portata del risultato elettorale del 4 marzo, definito uno «spartiacque» che ha decretato la vittoria dei «movimenti» e la sconfitta di chi aveva puntato sull’«autoesaltazione» dei risultati di governo.

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Dietro la scelta di bruciare Romani c’è però molto di più. Quel che Salvini non poteva infatti permettersi non era tanto il pericolo di un abbraccio tra dem e M5S bensì tra Pd e centrodestra. Un patto che si sarebbe potuto materializzare nel segreto dell’urna, visto che ancora ieri il partito del Nazareno non aveva dato indicazioni in attesa di capire l’evolversi della situazione. Salvini ha quindi deciso di sparigliare, ricevendo immediatamente il placet del M5S che con Luigi Di Maio ha confermato la disponibilità «a votare Bernini o un profilo simile». Un uno-due che per Berlusconi è invece la prova della scelta di Salvini di voler privilegiare l’intesa con i grillini anche a costo di sacrificare l’unità della coalizione. E in effetti in serata il leader della Lega conferma che il suo partito in ogni caso manterrà l’intesa con il M5s votando per il loro candidato alla Camera. Insieme Lega e M5S hanno oltre 350 voti alla Camera e circa 170 al Senato, ovvero la maggioranza. In questa guerra di testosterone, Giorgia Meloni media: chiede agli alleati di salvaguardare l’unità del centrodestra e li invita a convocare «un nuovo vertice». Nel frattempo chiede a Napolitano e a Roberto Giachetti, presidenti protempore di Senato e Camera, di far slittare al pomeriggio le votazioni previste per questa mattina per una pausa di riflessione che eviti alle forze politiche un «braccio di ferro». L’obiettivo è arrivare a una soluzione condivisa. Che può essere una soltanto: la scelta di un terzo nome, sempre di Fi (Elisabetta Alberti Casellati resta in pole). Ma a questo punto la posta va ben oltre i nomi. In gioco c’è l’esistenza della della coalizione e anche il destino della legislatura.

Rebus presidenti delle Camere: fumate nere e alta tensione Fi-Lega
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