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Salute mentale, dopo la pandemia guerra e crisi economica. Cosa sta cambiando

Da domani a Roma i rappresentanti di 40 Paesi. I soli disturbi depressivi e ansiosi comportano per l’economia un costo di 1 trilione di dollari l’anno

di Nicola Barone

Tutto sul Bonus psicologo: come fare domanda, tetti di spesa, requisiti

4' di lettura

Prima la pandemia e ora guerra e crisi economica, con sullo sfondo i rischi legati al deterioramento dell'ambiente. La salute mentale è sotto pressione, e così i servizi di assistenza su cui pesano a macchia di leopardo ritardi cronici nell'adeguamento ai migliori standard e cattiva organizzazione. Per un’analisi su ampia scala si riuniscono domani a Roma i rappresentanti di circa 40 Paesi nell’ambito del Global Mental Health Summit. Un’iniziativa in collaborazione con l’Oms che segue la Giornata mondiale della salute mentale, pensata per portare avanti il piano di azione tracciato a Londra nel 2018. Il richiamo sarà improntato a un maggiore impegno, sia sul piano politico sia di società civile.

La leadership dell’Italia

Il Global Mental Health Summit si fonda sulla leadership internazionalmente riconosciuta all’Italia nei campi della salute mentale di comunità e della deistituzionalizzazione delle persone con disturbi mentali. Che non soltanto sono frequenti, ma provocano grande sofferenza nelle persone e costituiscono una delle maggiori cause di disabilità nel mondo, rendendo conto del 14,6% del carico associato a tutte le malattie. «L’evento mira a favorire lo sviluppo di un’azione globale da parte dei governi, delle organizzazioni internazionali e della società civile che si indirizzi alle molte difficoltà che i servizi per la cura della salute mentale stanno incontrando nel mondo, sotto la pressione delle recenti crisi sanitarie e umanitarie», anticipa Angelo Picardi, psichiatra e psicoterapeuta, del Centro scienze comportamentali e salute mentale dell’Iss, membro della segreteria scientifica del Global Mental Health Summit.

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Spesa sanitaria e costi sociali

Il fatto è che per la risposta alle crisi e la buona riuscita degli sforzi di ripresa economica la salute mentale risulta essere una componente essenziale. L’Oms ha recentemente stimato che i soli disturbi depressivi e ansiosi comportano un costo per l’economia globale di 1 trilione di dollari l’anno. Tuttavia, nelle varie nazioni del mondo la proporzione della spesa sanitaria destinata dai governi alla salute mentale è mediamente inferiore al 2%, e anche l’Italia non si discosta da tali valori.

Calano le persone prese in carico

Le scarse risorse assegnate alla salute mentale rendono estremamente difficile costruire e mantenere sistemi di cura efficienti, in grado di fornire risposte adeguate ai bisogni delle persone con disturbi mentali e delle loro famiglie. Sono meno in Italia le persone prese in carico dai servizi dedicati alla salute mentale: erano 164 ogni 10 mila residenti adulti nel 2019, 143 nel 2020, 125 nei primi sei mesi del 2021, complice, negli ultimi due anni, la chiusura di alcuni servizi convertiti temporaneamente in reparti Covid. «Si tratta di un fenomeno preoccupante, che suggerisce che negli ultimi anni le difficoltà della nostra rete di servizi di salute mentale nel venire incontro ai bisogni delle persone si siano aggravate», rileva Picardi.

L’uscita dalla pandemia

Il Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell'Iss, diretto da Gemma Calamandrei, con il supporto del ministero della Salute ha dato avvio alla costituzione di una rete permanente di Dipartimenti di salute mentale (Dsm), una rete “sentinella” mirata al monitoraggio tempestivo dei bisogni di salute per aiutare i decisori pubblici nelle scelte di programmazione sanitaria, anche oltre l’emergenza SARS-CoV-2. Se il disagio evidentemente aumenta, di contro i dati suggeriscono una progressiva uscita dall’emergenza pandemica, come un aumento delle visite psichiatriche e psicologiche tra gennaio e giugno 2021 e un incremento degli interventi da remoto o in modalità mista utili a mantenere la continuità assistenziale.

Investimenti strutturali indifferibili

Di fatto la dotazione di personale dei servizi di salute mentale è inferiore del 15% rispetto allo standard verosimilmente non più adeguato ai bisogni di salute odierni, secondo Picardi, in base a quanto stabilito più di venti anni fa dal Progetto obiettivo tutela salute mentale 1998-2000. «Pur se fondato su principi ispiratori meravigliosamente innovativi e progettato per essere all’avanguardia, il nostro sistema di servizi pubblici subisce gli effetti di una carenza di risorse umane ed economiche ormai di lunga data e sta incontrando serie difficoltà nell'adempiere alle proprie funzioni, il che rende urgenti e indifferibili investimenti di carattere strutturale ed entità adeguata nel settore».

Sofferenza per un miliardo di persone

Le discriminazioni vanno contro i diritti umani fondamentali e hanno effetti gravi e deleteri sulle persone con disturbi mentali ampliando l’esclusione sociale, con ridotto accesso all’assistenza sanitaria e minori opportunità di istruzione e di lavoro. Da una commissione di cinquanta esperti è stato pubblicato su Lancet un rapporto sull’impatto dello stigma partendo da una ricognizione sui numeri. Nel mondo quasi un miliardo di persone, 1 su 8, convive con qualche forma di sofferenza psichica; la quota sale a 1 su 7 nella fascia di età tra i 10 e i 19 anni. E la situazione è ulteriormente peggiorata durante la pandemia con un aumento della prevalenza di ansia e depressione del 25% nel corso del 2020.

Il decalogo anti-stigma

Gli esperti della commissione hanno formulato una serie di raccomandazioni indirizzate a governi, sanitari, datori di lavoro, scuole e mezzi di comunicazione per contrastare lo stigma. Si va dalla depenalizzazione del suicidio, all’adozione di programmi per il reinserimento lavorativo delle persone con sofferenza mentale, dall’istituzione di corsi di formazione sulle malattie mentali e sui diritti delle persone che ne soffrono destinati ai sanitari agli interventi di sensibilizzazione nelle scuole.


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