costruzioni

Salvataggio Astaldi, altra fumata nera: Salini Impregilo e IHI rinviano le offerte

di Simone Filippetti e Laura Galvagni


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(Fotogramma)

3' di lettura

Il salvataggio di Astaldi arriva in zona Cesarini. La prossima settimana il big italiano delle grandi opere finito in concordato, sotto il peso di 2 miliardi di euro di debiti, dovrà presentare un piano di risanamento ed ha evidentemente bisogno di un sì. Ma intanto i tempi sembrano allungarsi. Erano in molti a credere che ieri sarebbe stata la giornata chiave per la svolta con l’arrivo sul tavolo degli advisor delle offerte di Salini Impregilo (potenzialmente in tandem con Cdp, il braccio finanziario del Governo) e della multinazionale giapponese IHI. Ma i due pretendenti si sono presi del tempo in più.

Tanto che, si apprende, il tanto atteso consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto esaminare le proposte, e previsto per inizio febbraio, si terrà probabilmente nei primi giorni della prossima settimana. In proposito, va ricordato che il termine ultimo a disposizione della compagnia per presentare un piano di ristrutturazione credibile al Tribunale di Roma è il 14 febbraio. Tra dieci giorni, altrimenti il gruppo della famiglia Astaldi rischia di finire in amministrazione straordinaria e,come nel caso di Condotte, l’intero dossier nelle mani di un commissario. Ipotesi, quest’ultima, che potrebbe non essere del tutto sgradita ai pretendenti.

Ieri da Torino, dove al Museo Egizio il gruppo ha celebrato i 50 anni del salvataggio dei templi di Abu Simbel, Pietro Salini, patron di Salini Impregilo, si è soffermato anche sul salvataggio di Astaldi ribadendo che l’azienda «sta lavorando per presentare un’offerta compatibile con la salvaguardia della solidità patrimoniale» del general contractor ma che «guarda anche al futuro», con l’obiettivo di «trovare una soluzione in grado di salvaguardare il lavoro e dare continuità a un’impresa straordinaria come Astaldi». Al momento, però, nulla è stato inviato agli advisor della società di costruzioni. E, come detto, i tempi stringono. Stante anche la difficoltà a mettere nero su bianco un piano che mantenga in vita la compagnia e non mini ulteriormente le fondamenta del settore costruzioni. In quest’ottica è cruciale il possibile contributo della Cassa Depositi e Prestiti. La Cdp, nel caso, potrebbe però intervenire solo attraverso un veicolo ad hoc e impegnandosi solo per una quota di minoranza. Ma dai vertici di Salini Impregilo si apprende che il gruppo sta lavorando a una proposta che affianchi un grosso socio finanziario, non necessariamente e solo la Cdp.

Quanto ai giapponesi, hanno terminato la due diligence ma al momento non hanno fatto pervenire alcuna proposta vincolante. Stanno ancora lavorando al dossier sebbene, a grandi linee, la loro offerta dovrebbe ricalcare l’accordo firmato con Astaldi l’anno scorso, prima che la crisi della compagnia si acuisse. All’epoca IHI prevedeva l’ingresso nel capitale dell’azienda italiana attraverso un aumento di capitale, tanto che la governance della compagnia sarebbe stata aperta al contributo del socio asiatico. Ma la crisi della Turchia ha bloccato la vendita del Ponte sul Bosforo, passaggio cruciale che ha mandato a monte la necessaria ricapitalizzazione, cosa che ha costretto poi il gruppo a rivolgersi al Tribunale.

La proposta dei giapponesi, peraltro, sarebbe l’opzione più gradita dagli obbligazionisti di Astaldi che, spiegano dal comitato, vedrebbero i propri interessi maggiormente tutelati all’interno di un’offerta concentrata esclusivamente sul salvataggio di Astaldi. Questo perché, a parere del comitato, una soluzione di sistema «presenta una maggiore complessità realizzativa e ha una logica industriale meno vincente». Peraltro, proprio domani, a valle della richiesta del comitato bondholders di Astaldi, si terrà l’udienza camerale del Tribunale di Roma per la nomina del rappresentante unico degli obbligazionisti. Il comitato raccoglie 60 milioni di obbligazioni del general contractor ma il rappresentante dovrà coordinare il fronte di tutti i possessori degli 890 milioni di obbligazioni Astaldi.

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