esordio (troppo) sotto i riflettori

Salvate Cristiano Ronaldo, «vittima» della retorica di un Paese disabituato ai campioni

di Francesco Prisco

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Cristiano Ronaldo, con la Juventus finora «vittima» di uno storytelling dai toni trionfalistici (Afp)


4' di lettura

Quando l’imperatore azteco Montezuma vide arrivare Cortés e i conquistadores non ebbe dubbi: gli spagnoli erano divinità discese a cambiare la storia. Chi è fan di Star Wars sa bene che, nell’episodio VI, al centro di un’avventura simile c’è il robottino C-3PO, acclamato come dio dalla popolazione arboricola degli Ewok. Perché, dall’alba dell’umanità, l’«alieno» o è minaccia oppure essere supremo venuto a salvarci. Nell’Italia del 2018 l’alieno si chiama Cristiano Ronaldo e la retorica pallonara gli ha subito messo addosso tutti gli attributi della divinità salvatrice. Anche a costo di sfidare la categoria del ridicolo.

Tra il Panegirico e Truman Show
Chiariamoci subito: chi scrive è profondamente convinto che CR7 sia il più grande campione di calcio della sua generazione, uno dei migliori di sempre, giocatore della stessa razza dei vari Pelè, Maradona, Di Stefano, Valentino Mazzola, Cruijff eccetera. Non è delle doti del nuovo numero 7 della Juventus che qui vogliamo discutere, perché sono indiscutibili: fanno fede cinque palloni d’oro, la vittoria di cinque Champions, cinque scudetti, un Europeo e fermiamoci qui, malgrado si potrebbe continuare ancora a lungo. L’ambito che ci interessa esplorare è - per usare un termine parecchio alla moda - lo storytelling, la narrazione, il racconto di Cristiano Ronaldo sui media italiani, sin dalla vigilia del suo arrivo. Stiamo parlando di qualcosa che trascende la cronaca sportiva, un genere letterario a sé che oscilla tra il Panegirico a Traiano e The Truman Show, l’esaltazione della straordinarietà del campione in campo, persino quando compie gesti tutto sommato ordinari, e l’esibizione quasi morbosa della sua vita di ineccepibile atleta fuori dal campo.

Alieno decisivo. Anche quando non decide
Qualche esempio? Prima sgambatura in bianconero, partita Juve A contro Juve B, primo gol in amichevole di Ronaldo. Il Corriere dello Sport cita Ridley Scott: «Alien». Vagli a dare torto: con quel clima di festa che c’è laggiù a Vinovo... Vigilia di campionato, la Gazzetta dello Sport mette CR7 in mezzo alle stelle della nuova serie A e titola: «Provate a prenderlo». Legittimo, per carità. Il peso dell’attesa, quest’anno, era tutto sulle spalle del fuoriclasse portoghese, nessun dubbio a riguardo. Succede però che, alla prima, la Juve vinca a fatica 3-2 sul campo del Chievo, senza nessuna marcatura da parte dell’attaccante di Madera. Lo stesso quotidiano titola: «Juve e CR7. La legge dei campioni». E ancora: «Chievo avanti 2-1, Ronaldo dà la spinta ma non segna». Anche qui tutto legittimo. Certo, si sarebbe potuto mettere in risalto che il Nostro non era ancora al 100%, che quello di Verona era l’esordio ufficiale in bianconero, che c’era la stanchezza per il Mondiale disputato, che magari anche gli alieni, pur nella profonda diversità della loro natura, si emozionano. Macché: CR7, per i media italiani, è decisivo anche quando non è lui a decidere. Ma il meglio deve ancora venire. Arriva infatti il lunedì e il richiamo in prima pagina è: «CR7 infaticabile. Suda in palestra anche domenica». Ma pensa te.

L’assist di tacco e il gol del secolo
Mercoledì, giorno di proclami. Ronaldo parla da «nuovo testimonial di Dazn nel mondo», dopo l’ennesimo profumato contratto di sponsorizzazione messo in portafoglio. E dice: «Voglio la Champions». Anche qui ci può stare: per capire che l’obiettivo della Juve, quest’anno, sia la «coppa dalle grandi orecchie» non c’è certo bisogno della zingara. Giovedì rincara la dose: «Juve, prendiamoci tutto». Massì, alziamo il tiro: triplete subito. Un proclama che vale un’apertura di giornale. Poi va a finire che Ronaldo non fa gol in campionato neanche alla seconda, vinta a Torino per 2-0 sulla Lazio. Anzi: a porta vuota inciampa sul pallone, lo rispedisce involontariamente indietro e soltanto la sorte vuole che l’accorrente Mandzukic, alle sue spalle, insacchi. Per Tuttosport «CR7 fa l’assist di tacco». Martedì 28 agosto la Gazzetta mette in risalto un’interessante statistica: «Ronaldo al top. Quindici tiri in due gare. Re in Europa». Perché nessuno, nei campionati europei, dopo le prime due giornate ha tirato più di lui. Il fatto che nessuno di quei tiri sia entrato in porta è un banale dettaglio. Non ci scoraggiamo, però: l’Uefa ieri ha battezzato gol dell’anno quello segnato in rovesciata da CR7 a Torino, la notte del 3 aprile 2018. Per la Gazzetta «questo gol ha rovesciato il calcio», più che il gol dell’anno è il «gol del secolo». Per ironia della sorte, Ronaldo lo ha fatto contro la sua attuale squadra.

Salvate il soldato CR7
Spiegare il fenomeno? Proviamoci: noi spettatori dell’ex campionato più bello del mondo siamo, a quanto pare, affetti da una forma acuta di sindrome di Montezuma. Ci eravamo così disabituati a vedere fuoriclasse assoluti sull’erba della nostra serie A da metterci pochissimo a fondare una nuova religione dalla dottrina rigida, il rituale barocco e gli innumerevoli ministri: il cristianoronaldesimo. Un culto incentrato sui poteri salvifici dell’alieno che, almeno fino a questo momento, non si sono manifestati in tutta la loro grandezza. Succederà, statene certi: la classe non è acqua e CR7 ne ha da vendere. Ma trasformare la «narrazione» intorno a Cristiano Ronaldo in propaganda non fa onore al campione che è, nè contribuisce a renderlo più simpatico ai tifosi delle altre squadre o a chi molto più semplicemente non si interessa di calcio. Perché la retorica ha fatto fin troppe vittime nella storia. E oltretutto porta pure sfiga.

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