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Salvini apre la crisi, il premier lo sfida in Parlamento. Elezioni anticipate in autunno

Il leader leghista: «Inutile andare avanti a colpi di no». E accelera verso le elezioni. Il premier si consulta con il Quirinale, poi chiede la convocazione delle Camere per ufficializzare la sfiducia

di Barbara Fiammeri


Non basta dire «al voto»: ecco il timing della crisi

4' di lettura

Matteo Salvini apre la crisi e chiede ufficialmente il voto. Lo fa con una nota pubblica dopo il duro faccia a faccia con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in mattinata era salito al Qurinale per mettere il Capo dello Stato Sergio Mattarella a conoscenza dei rapporti ormai ai minimi termini nella maggioranza.

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«Inutile andare avanti a colpi di No», sentenzia Salvini ,sottolineando che per la Lega non ci sono alternative, «ci sono solo le elezioni». «Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav e dai ripetuti insulti a me e alla Lega da parte degli “alleati”».

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Il ministro dell’Interno punta a dettare i tempi della crisi. Ma Conte non ci sta. «Se vuole la crisi gliela faremo sudare e dovrà uscire allo scoperto», dice a chi gli parla prima dell’incontro con quello che è ancora il suo vicepremier. Il presidente del Consiglio rivendica di aver fatto della «trasparenza» la sua cifra nella guida del Governo e dunque è in Parlamento che si dovrà consumare lo strappo. Lo aveva ribadito in occasione del suo intervento al Senato il 24 luglio scorso in occasione dell’informatica sul Russiagate.Alla fine l’accordo almeno sulla parlamentarizzazione della crisi viene raggiunto.

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La crisi di governo sulla stampa internazionale

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Una scelta non priva di conseguenze. «Le vacanze non possono essere una scusa», rilancia il leader della Lega fiutando il pericolo di un rallentamento dei tempi. Ma è probabile che lo show down arriverà solo dopo Ferragosto, visto che le Camere sono già chiuse. La capigruppo per decidere il calendario della crisi non è stata ancora convocata. Probabilmente si terrà all’inizio della prossima settimana e poi visto che servono tempi tecnici per consentire ai parlamentari di rientrare a Roma, il dibattito verrà calendarizzato presumibilmente dopo Ferragosto). Una volta certificata la fine del Governo Conte, il Capo dello Stato procederà alle consultazioni di rito per verificare la possibilità di una nuova maggioranza che a oggi non è plausibile.

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La finestra del 20 ottobre cerchiata in rosso dai leghisti come data del voto è quindi già saltata. Resta ancora possibile quella del 27 ottobre che coincide con le elezioni regionali in Umbria. I tempi sono strettissimi e il rischio dell’esercizio provvisorio con possibile aumento dell’Iva è dietro l’angolo. Un effetto che tutte le forze politiche vorranno evitare ma che esige un Governo per realizzarlo e il governo Conte una volta sfiduciato potrebbe procedere solo per l’ordinaria amministrazione. Di qui le ipotesi che circolano di un possibile esecutivo balneare, di minoranza, di transizione che faccia una legge di Bilancio basic evitando l’aumento dell’iva. Ma che potrebbe a questo punto rimanere in piedi fino alla fine dell’anno facendo slittare il voto a marzo.

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Salvini però di Governo tecnici o balneari non vuol sentir parlare. «Dopo questo Governo c’è solo il voto», è il mantra del ministro dell’Interno come certifica la nota diffusa in serata. Del resto che il leader della Lega fosse prossimo allo strappo era chiaro da mercoledì. E già nel primo pomeriggio, ieri, i toni si erano ulteriormente alzati. «Dicano chiaramente cosa vogliono fare», sollecitavano i Cinque Stelle lasciando intendere che la Lega puntasse a occupare i principali posti nel Governo. La replica del segretario del Carroccio è quasi immediata. Per smentire ipotesi di rimpasto o nuovi governi sentenzia: «Ogni giorno che passa è un giorno perso, per noi l’unica alternativa a questo Governo e ridare la parola agli italiani con nuove elezioni». Non c’è più niente da fare. «Con i Cinque Stelle ci sono visioni differenti. Il voto sulla Tav è solo l’ultima, evidente, irrimediabile certificazione». Il pressing della Lega è fortissimo. Qualcuno lascia trapelare che se Conte non si dovesse dimettere, Salvini ritirerebbe la sua delegazione di ministri dal Governo per aprire formalmente la crisi. Ipotesi che viene però seccamente smentita poco dopo.

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Alla fine come si è detto almeno l’accordo sulla parlamentarizzazione della crisi è sancito. Un appuntamento a cui i Cinque Stelle si stanno già preparando. Imputando alla Lega la perdita del Commissario europeo italiano alla concorrenza e il rischio che non venga approvata la riforma sul taglio dei parlamentari che è calendarizzata alla Camera per il sì definitivo il prossimo 9 settembre. E sarà questa la bandiera che utilizzeranno non solo in chiave elettorale. Luigi Di Maio ha chiesto esplicitamente alle altre forze politiche di condividere il via libera alla riforma che può essere anche anticipato. Una mossa che serve anche a creare nuovi giochi parlamentari.

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