Legge elettorale

Salvini apre al proporzionale, in attesa della Consulta

Il leader della Lega sempre più insofferente verso gli alleati Berlusconi e Meloni: un proporzionale con soglia alta gli permetterebbe di giocare in solitaria puntando a prosciugare il bacino elettorale di Fi e FdI

di Emilia Patta


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3' di lettura

La Lega apre alla riforma della legge elettorale bipartisan, non escludendo di poter convergere su una delle due soluzioni proporzionali a cui stanno lavorando i quattro partiti della maggioranza (M5s-Pd-Iv-Leu): o un simil-spagnolo con sbarramento implicito su base circoscrizionale o un proporzionale classico con soglia nazionale di sbarramento al 5%.

Centrodestra diviso, FdI e Fi contro il proporzionale
A farsi portavoce della posizione di Matteo Salvini nel vertice tenutosi nell’ufficio del presidente pentastellato della prima commissione della Camera Giuseppe Brescia è stato Roberto Calderoli: «Per noi va bene anche il proporzionale, purché poi si torni presto al voto». Cosicché l’atteso confronto con l’opposizione dei quattro partiti della maggioranza - M5S, Pd, Italia Viva e Leu - ha finito per certificare la divisione del centrodestra sul tema: se Salvini sembra voler lasciare aperte tutte le strade, la leader di FdI Giorgia Meloni è già sulle barricate: «Se tentano di portare avanti una qualsiasi forma di proporzionale scateneremo l’inferno, contro chiunque, amici e avversari», è il messaggio recapitato ai partiti della maggioranza. E soprattutto a Salvini.

Tutte le porte aperte in attesa della Consulta
In realtà la posizione del leader leghista più che di apertura al proporzionale è di attesa: il 15 gennaio la Corte costituzionale si pronuncerà sull’ammissibilità del quesito referendario messo a punto da Calderoli che mira a introdurre un sistema interamente basato sui collegi uninominali come in Gran Bretagna. Il maggioritario a turno unico favorirebbe naturalmente il centrodestra a guida salviniana pressoché su tutto il territorio nazionale, ma di contro costringerebbe Salvini all’alleanza preelettorale con Meloni e Silvio Berlusconi. Alleanza che comincia a tornare scomoda al leader leghista, vista anche la crescita nei sondaggi di Fratelli d’Italia a scapito della Lega. Da qui il piano B di Salvini.

La strategia «win win» del leader leghista
Se, come molti costituzionalisti ritengono, la Consulta dovesse bocciare il quesito Calderoli con la motivazione che lascerebbe un vuoto normativo (i due mesi necessari per ridisegnare i collegi), un proporzionale con soglia alta potrebbe essere una soluzione accettabile per la Lega: niente estenuanti contrattazioni con i “piccoli” alleati per l’assegnazione dei collegi, campagna elettorale in solitaria da modularsi all’occorrenza anche contro gli stessi alleati e chance di prosciugare ulteriormente il bacino elettorale di una Forza Italia in evidente difficoltà. Una strategia «win win» dal punto di vista di Salvini. Da qui la contrarietà di Meloni e Berlusconi al proporzionale, in particolare al modello spagnolo: le soglie implicite possono arrivare in alcune circoscrizioni anche all’8%.

Proporzionale fatale per Forza Italia in difficoltà
La soluzione proporzionalista, nella versione simil-spagnolo o con soglia al 5% che sia, sarebbe fatale soprattutto per Forza Italia, in molti degli ultimi sondaggi già sotto il 5% e avvitata in una crisi politica che sembra senza soluzione. Non a caso proprio in queste ore una storica dirigente azzurra come Mara Carfagna lascia di fatto la casa madre fondando “Voce libera”, un’associazione alla quale ha aderito anche una personalità come Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review e già premier incaricato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella nelle settimane precedenti alla nascita del Conte 1. Un’operazione politica che prende insomma tutte le distanze da Salvini e guarda al centro, con una possibile convergenza futura con Italia Viva di Matteo Renzi, e che potrebbe ulteriormente svuotare Forza Italia portando via gli elettori più moderati. L’unica salvezza per Berlusconi e per quel che resta della sua creatura, insomma, è agganciarsi al carro leghista con un sistema maggioritario che spinga alle coalizioni preelettorali.

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