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Salvini-Di Maio, dai censimenti al contante a internet gratis: le tappe del duello mediatico

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini

(AFP)

3' di lettura

L’ultimo intervento in ordine di tempo è del leader della Lega Matteo Salvini, che giovedì, di fronte alla condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani per la confisca di terreni dove, secondo le autorità, si era costruito abusivamente, ha attaccato: «La Corte di Strasburgo condanna l'Italia e difende gli eco-mostri? Ennesima prova del fatto che certe istituzioni dovrebbero essere chiuse». Ma in questo primo mese di governo sia il leader della Lega che quello del M5s Luigi Di Maio non hanno lesinato gli annunci forti e le promesse ambiziose. Una strategia mediatica dettata anche da esigenze di visibilità.

La polemica sull’uso dei contanti
Già il 3 giugno, Salvini fa notare che la Tunisia «è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri galeotti», causando una mezza crisi diplomatica. Il 13 giugno il ministro dell’Interno si sposta sul terreno economico: «Fosse per me - dice - non ci sarebbero limiti di spesa al contante ». Con Di Maio che non nasconde il dissenso facendo notare che il tema «non è previsto dall'accordo di governo». E Salvini che derubrica la questione a «idea personale».

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La «guerra» dei censimenti
Il 18 giugno il titolare del Viminale chiede il censimento dei rom , o almeno un monitoraggio, scatenando ancora una volta un vespaio. E ancora una volta è lo stesso ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico a frenare: «Le cose incostituzionali non si possono fare». Con una controproposta di rilancio: «Il censimento dei raccomandati della Pa e, tra questi, quelli della Rai». Con chiosa finale: «Nessuna azione intimidatoria, però se c’e governo del cambiamento dobbiamo ristabilire un po' di meritocrazia».

Sanatoria fiscale per le cartelle sotto 100mila euro
Il 20 giugno Salvini ritorna sulla sanatoria fiscale. E lo fa specificando: «Bisogna chiudere da subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse». Un’ipotesi che interesserebbe il 94% dei crediti fiscali, in pratica l’86,4% dei ricorsi incardinati nei vari gradi della giustizia tributaria alla fine del 2017.

La polemica con Saviano
Il giorno dopo scatta la polemica con Roberto Saviano. Il leader della Lega replica ai continui attacchi dello scrittore e minaccia di togliergli la scorta commentando: «Passa molto tempo all’estero. Valuteremo come si spendono i soldi degli italiani». Saviano risponde: «Buffone, sei il ministro della malavita, ma non mi fa paura». Stavolta a prendere le distanze da Salvini è il presidente della Camera Roberto Fico che su FB scrive: «Chi combatte la mafia deve essere protetto».

Salvini si appropria del tema vaccini
Non basta. C’è l’ultimo affondo di Salvini: quello sui vaccini. «Dieci vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi dannosi e pericolosi». A Salvini ha risposto la stessa ministra Giulia Grillo, che ha dichiarato: «I vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria».

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Mezz’ora di internet gratis ai poveri
Di Maio si fa notare anche per la proposta di uno «Stato che interviene e fornisce gratuitamente una connessione a Internet di almeno mezz'ora al giorno a chi non può ancora permettersela». E per l’attacco alla riforma del copyright che rappresenterebbe «un grave pericolo» che arriva «direttamente dall’Ue» e che potrebbe «mettere il bavaglio alla rete».

Il reddito di cittadinanza con fondi Ue
Il 21 giugno il leader M5s, al termine del Consiglio dei ministri degli Affari sociali a Lussemburgo chiede una accelerazione sul reddito di cittadinanza anche attraverso l'utilizzo dei fondi Ue per i centri per l'impiego. Ma dalla Ue arriva la una frenata, con la commissaria Ue al welfare, Marianne Thyssen, che ribadisce che il Fse (Fondo sociale europeo) non può essere utilizzato per sostituire la spesa nazionale, né per misure ordinarie o solo per politiche «passive».

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