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Salvini-Di Maio e la gara tra reddito e sbarchi

di Lina Palmerini


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(Ansa)

2' di lettura

L’immigrazione «non è la priorità». A dirlo non è un esponente dell’opposizione ma Luigi Di Maio e non è un caso che l’abbia pronunciata ieri con tanta chiarezza. I dati degli ultimissimi sondaggi danno infatti di nuovo Salvini in ascesa, accompagnato da una “onda” emotiva - così la chiamano i sondaggisti - della maggioranza degli italiani che sulla vicenda Diciotti e la richiesta di processarlo si schiera con lui. E dunque quelle parole del vicepremier grillino – «l’immigrazione non è tutto, ci sono milioni di persone che aspettano il reddito di cittadinanza e quota 100» – sono un tentativo di cambiare l’agenda di Governo dopo aver subito per mesi quella del ministro dell’Interno. Lui è stato abilissimo nel tenere sempre alta l’attenzione sui migranti creando di volta in volta un caso, o con gli sgomberi, o con i divieti di sbarco e marginalizzando l’azione dei 5 Stelle. Che, da parte loro, non sono stati così abili a creare campagne di comunicazione così potenti dal punto di vista popolare.

In questo senso la frase di ieri di Luigi Di Maio segnala la volontà di smarcarsi da quell’unica bandiera leghista - che gli sta provocando molti guai sul voto per l’autorizzazione a procedere - e cercare di imporne una con il marchio dei 5 Stelle ben riconoscibile. Il loro colpo in canna, forse l’unico che ha una forza elettorale pari a quella dell’immigrazione, è il reddito di cittadinanza e la scommessa è riuscire a farlo partire prima della fine di maggio, data delle elezioni. Tutti gli sforzi sono lì e passano pure dalla scelta di chi guiderà l’Inps, l'ente che sarà in prima linea nella distribuzione dei 780 euro. La corsa per recuperare popolarità comincia ora ma non è detto che la Lega gli regali una strada libera.

È da qualche giorno che negli ambienti vicini a Salvini si continua a dire che il passaggio parlamentare non sarà una pura formalità. Che faranno di tutto affinché la misura non si trasformi in un sussidio assistenziale e dunque il vaglio ci sarà. E magari qualche correzione. Anche sul capitolo delle assunzioni alle Regioni, il viceministro leghista Garavaglia – che è stato assessore al Bilancio in Lombardia – ha confessato il timore che le nuove misure mettano sabbia negli ingranaggi delle amministrazioni del Nord. E poi c’è la questione del tempo. Perché quella del reddito è una corsa in velocità per riuscire a erogare i primi assegni entro le urne di maggio. Se per quota 100 le domande sono già partite e non ci sarà bisogno di collaudare alcun meccanismo, per il reddito la partenza sarà più laboriosa, gli inciampi saranno possibili e non è detto che Salvini offra una sponda a Di Maio così come lui ha fatto sull’immigrazione. E non lo farà anche per tenersi buono quell’elettorato del Nord contrario ai 780 euro che deve coltivarsi per arginare le delusioni di molti imprenditori per le politiche economiche giudicate inadatte in tempi di recessione. E infatti oggi Salvini sarà a Chiomonte, cantiere Tav, dove ripeterà che sulle infrastrutture Lega e 5 Stelle non parlano la stessa lingua.

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