incontro a budapest

Salvini e Orban stringono un patto per l’alleanza tra Ppe e sovranisti

di Barbara Fiammeri


Salvini dall'amico Orban: nuova Europa proteggerà sue frontiere

3' di lettura

Il patto lo hanno siglato da tempo. Ma la stretta di mano, ieri, tra Matteo Salvini e Viktor Orban a Budapest sancisce l’obiettivo di entrambi: imporre al Ppe l’alleanza con la destra sovranista guidata dal leader della Lega. «Faccio parte di uno schieramento forte come non lo è mai stato, non di destra ma alternativo ai burocrati e spero che si possa dialogare con i conservatori per lasciare fuori la sinistra, che vuole il male dell’Europa», ha detto il ministro dell’Interno italiano. Accanto a lui il premier ungherese ha confermato: «Il Ppe deve restare aperto alla collaborazione con le destre, come quelle di Salvini. Io sono convinto che l’Ue ha bisogno di un’alleanza di partiti contro le migrazioni», ha detto Orban minacciando di fatto l’uscita dal gruppo dei Popolari qualora si confermasse l’alleanza con i socialisti: «Sul nostro destino decideremo noi stessi. Se il Ppe si lega alla sinistra europea in quella collaborazione sarà difficile trovare il nostro posto, sia ora sia dopo le elezionifaremo le nostre scelte».

Salvini ovviamente plaude e conferma: «Se fosse prevalente la visione di Viktor Orban», l’alleanza con il Ppe «sarebbe nelle cose», ha chiosato perché il nemico comune è l’Europa della sinistra «che vuole il male dei popoli europei e ci porterà al Califfato islamico se continuerà a governare». C’è da chiedersi se questa intesa benedetta dal premier ungherese comprenda tutto lo schieramento sovranista di cui fanno parte partiti come Afd e quello della Le Pen. A chi glielo chiede Orban risponde con un evasivo «a tempo debito». Ed è un ragionamento che potrebbe valere anche per Salvini nonostante il patto siglato dalla Lega con le forze della destra estrema.

Difficile se non impossibile che il Ppe, dove è forte anche il dissenso nei confronti del partito di Orban che è stato sospeso dal gruppo proprio per le sue politiche illiberali, possa sedersi allo stesso tavolo per decidere del governo dell’Europa con forze come Afd o il Rassemblement National. Ma Salvini punta ad allargare il fronte e guarda ai Conservatori e riformisti, guidati dal leader del Pis, il polaccoJaroslaw Kaczynski e dove a rappresentare l’Italia è Giorgia Meloni.

In ogni caso per adesso il vicepremier leghista non vuole portarsi troppo avanti rispetto alle prospettive future scendendo nel dettaglio e preferisce limitarsi ad enfatizzare l’intesa con il premier ungherese che ha come principale trait d’union la lotta all’immigrazione. «La nuova Europa difenderà le sue frontiere, il problema non è la redistribuzione dei migranti ma impedirne l’arrivo», sostengono entrambi. Con Salvini che plaude al “muro” eretto da Orban al confine con la Serbia su alte reti metalliche anche elettrificate. «In Italia, in Ungheria e in Europa si entra solo con il permesso – dice Salvini – vogliamo un’Europa diversa, che difenda la sicurezza, rilanci il lavoro, la famiglia e l’identità cristiana del nostro continente». Un’Europa, anche, pronta a rivedere «gli accordi commerciali e finanziari con i paesi extraeuropei che non agevolano i rimpatri» e disposta a realizzare dei centri di «identificazione e transito» fuori dai confini.

Ma dell’Ungheria il leader della Lega elogia anche il sistema fiscale, mandando un chiaro avvertimento all’alleato M5s e al premier: «Spero non ci sia nessuno all’interno del governo che rallenti quella che è un’emergenza nazionale perché ridurre le tasse è l’unico modo per far ripartire il Paese. Puoi mettere una toppa col reddito di cittadinanza per aiutare chi non ce la fa, ma il Paese lo fai ripartire dando lavoro altrimenti la vedo difficile». Parole che ribadirà anche al termine della visita e dopo le dimissioni chieste da Giuseppe Conte al sottosgretario leghista Armando Siri. «Ai Cinque Stelle chiedo velocità sulla flat tax, non sulle dimissioni di tizio o caio».

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