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Salvini, l'Europa e la tappa di Anversa, ad alto rischio

Il prossimo 2 dicembre il leader della Lega parteciperà in Belgio ad un incontro promosso dal partito delle destre europee “Identità e Democrazia” da cui potrebbero derivare pesanti contraccolpi per la sua leadership politica

di Guido Gentili


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(ANSA)

2' di lettura

Dietro la battaglia contro il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), ecco il vero problema per Matteo Salvini, che ha ripreso ad accarezzare l'idea di riprendere il timone del governo in Italia: cosa fare e come presentarsi in Europa? Certo, il “no” secco al Mes (“riformato” peraltro nella stagione del primo governo gialloverde Conte) sembra aver riportato indietro le lancette, dopo aver profilato l'abbandono definitivo della guerriglia contro l'euro e aver aperto la porta alla suggestione di Mario Draghi al Quirinale, quando nel 2022 scadrà il mandato di Sergio Mattarella.

Appuntamento in Belgio
Tuttavia, oltre alla partita del Mes, occorre guardare ad un'altra data, quella del 2 dicembre, quando il leader della Lega è atteso ad Anversa, in Belgio, ad un incontro del partito europeo “Identità e Democrazia”, il gruppo di estrema destra che in Europa riunisce la Lega, la tedesca Alternativa per la Germania, il francese Rassemblement, il fiammingo Vlaams Belang, il Partito delle Libertà austriaco, il Partito del Popolo Danese, il Partito dei Veri Finlandesi, il partito ceco Libertà e democrazia e l'olandese Partito della Libertà. In tutto, 73 membri al Parlamento europeo, il quinto gruppo parlamentare alle spalle di popolari, socialisti, liberali e verdi. E soprattutto un gruppo al quale non hanno aderito i sovranisti polacchi e ungheresi, che hanno scelto di giocare (come hanno fatto alla fine i Cinque Stelle italiani) la partita della nuova Commissione guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen.

Strada quasi sbarrata
Per un Salvini che puntasse davvero ad uscire dall'isolamento in Europa, l'essere la formazione di testa in un'alleanza come Identità e Democrazia è oggettivamente uno scoglio. Fin qui, la mediazione europea di Silvio Berlusconi per portare il leader della Lega verso l'orizzonte dei popolari europei non ha dato frutti concreti. Personalità come l'ex ministro tedesco Wolfgang Schauble, e soprattutto il neo presidente dei popolari europei, il polacco Donald Tusk, hanno fatto capire che la strada è più che in salita e quasi sbarrata.

Scarsa influenza a Bruxelles
Per i tedeschi (a partire da Angela Merkel) pesa per cominciare l'alleanza con Afd. Mentre ai polacchi atlantisi di Jaroslaw Kacynski (che aderiscono in Europa al gruppo dei Conservatori e Riformisti) non va giù il rapporto stretto, e in chiave filo russa, della Lega con il Ressemblement di Marine Le Pen. Insomma, Identità e Democrazia, anche dopo le elezioni di svolta (parziale) del maggio scorso non è influente in Europa sul terreno dei numeri. E presenta un profilo politico tale da aver convinto anche i sovranisti ungheresi e polacchi a non infilarsi in questa alleanza.

Rischio contraccolpi
Per Matteo Salvini il problema è evidente. Stare dentro uno schema del genere confermerebbe un isolamento in Europa che non lo aiuterebbe a realizzare la sua leadership in Italia anche perché, come è già accaduto, il passo dall'isolamento europeo a quello dei mercati è breve.

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