il segretario: scelgo io alleanze in lombardia

Salvini, l’uomo che ha preso il largo mollando il vecchio ormeggio

di Barbara Fiammeri

Matteo Salvini, segretario della Lega

2' di lettura

È proprio vero: gli estremi si toccano. Matteo Salvini come l’altro Matteo (Renzi) vince anzi stravince le primarie della Lega (ri)conquistandone la guida. Restando alle analogie, come quella di 15 giorni fa nei gatzebo Pd, anche questa è era una gara già decisa, con un avversario (Fava) presente più per obbligo di testimonianza nei confronti della radice bossian-leghista e dunque federalista, che non per il suo peso elettorale nel partito. Più o meno o meno come Andrea Orlando e Michele Emiliano tra i dem.

Adesso Salvini potrà lanciarsi lancia in resta verso la sua Lega Nazionale . Qualcuno ventila una scissione “nordista”. Se cosi fosse il segretario dem potrebbe dargli qualche suggerimento, avendo gia vissuto l'esperienza degli abbandoni. Del resto i 2 Matteo hanno storie non cosi dissimili: dal boyscoutismo, alla partecipazione in gioventu ai programmi televisivi berlusconiani fino all’ingesso , giovanissimi, in politica e alla vorace scalata per la guida dei rispettivi partiti.

Anche se, a dirla tutta, Salvini – contrariamente a Renzi - almeno in tutta la sua fase iniziale ebbe un sostenitore (ora avversario) di peso quale Roberto Maroni, che lo spinse prima verso il vertice del partito milanese e poi nazionale forse convinto (erroneamente) di poterlo tenere a bada mentre lui si dedicava a governare la Lombardia.

Salvini invece ha preso il largo mollando il vecchio ormeggio. E del resto, restando all’affermazione che gli opposti si attraggono o meglio si toccano, il riconfermato segretario della Lega non ha mai nascosto i suoi trascorsi giovanili al leoncavallo a cui seguì la guida dei comunisti padani, l’ala sinistra del Carroccio oggi sostituita dalle affinità elettive per Marine Le Pen e gli altri partiti dell’estrema destra europea. Forse sono cambiati anche i suoi gusti musicali. Difficile vederlo accostato al suo idolo, Fabrizio De Andrè, che cantava la solidarietà verso gli ultimi e che non mancherebbe di far sentire la sua voce a quegli immigrati ché «se non sono gigli, son pur sempre figli vittime di questo mondo».

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DANTON / La forza di Salvini e le tre anime della Lega (di Daniele Bellasio)

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