esecutivo alle corde

Salvini-Di Maio, che fare? Costi e benefici di una eventuale crisi di governo

di Roberto D'Alimonte


Russia-gate, Salvini: le accuse sono false, è che siamo scomodi

4' di lettura

Sono mesi che M5S e Lega litigano su tutto. All’inizio non era così. Durante i primi sei mesi del governo Conte sembrava che i due alleati avessero trovato un modo di stare insieme senza troppi conflitti. Poi i dati elettorali hanno cambiato radicalmente le cose. Prima i sondaggi, poi le elezioni regionali e più di recente quelle europee hanno dimostrato inequivocabilmente che lo stare al governo giova a Salvini ma non a Di Maio. Nemmeno le disavventure russe della Lega sembrano – almeno per ora - aver intaccato il consenso di cui gode. I più recenti sondaggi la danno ancora sopra il 35 per cento.

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Per il Movimento è dura convivere con un alleato così competitivo. Eppure il governo Conte - tra alti e bassi- va avanti. I profeti delle elezioni anticipate contano i pochi giorni che ancora mancano alla chiusura della finestra per un voto a Settembre (20 Luglio?), ma quella finestra forse non è mai esistita. Nonostante le loro inverse fortune elettorali e i loro rapporti conflittuali i due partiti al governo non sembrano aver intenzione di divorziare. La crisi può attendere. Perché?

La politica è un gioco di convenienze. Se Lega e Movimento hanno deciso di continuare a stare insieme - nonostante tutto - la conclusione che se ne deve trarre razionalmente è che la cosa conviene a entrambi. Naturalmente il calcolo dell’uno o dell’altro può essere sbagliato. Molti pensano che Salvini sbagli a non puntare al voto subito visto il momento favorevole. Il ricordo va al Pd di Bersani del 2011 quando Berlusconi fu costretto alle dimissioni o al Pd di Renzi dopo la sconfitta al referendum del 2016. E c’è chi pensa che Di Maio sbagli a voler restare dentro una alleanza che si è tradotta in una catastrofica emorragia di voti. Questo punto di vista però non è evidentemente condiviso da chi deve decidere, visto che i due alleati-rivali hanno deciso di continuare a stare insieme. Forse sbagliano ma solo il tempo potrà dire se è così. A noi interessa capire le ragioni che stanno dietro al loro calcolo.

In un articolo recente su questo giornale (Sole 24 Ore del 9 luglio) abbiamo argomentato che in caso di elezioni anticipate una coalizione tra Lega e Fdi – quindi senza Forza Italia - avrebbe oggi molte possibilità di poter ottenere la maggioranza assoluta di seggi sia alla Camera che al Senato. Salvini potrebbe diventare premier, come recita lo slogan di una delle sue due Leghe. Perché non ci prova? Fino a quando sembrava che questo obiettivo fosse a portata di mano solo con una rinnovata alleanza con Berlusconi si poteva rispondere che il leader della Lega non volesse pagare il prezzo della vittoria associandosi di nuovo al “vecchio mondo”, pur in una posizione di forza che il suo predecessore Bossi non ha mai avuto. Ma adesso che si profila la possibilità di vincere senza il Cavaliere, azzoppato dagli anni e dagli errori? Perché non cogliere l’attimo prima che fugga?

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    Le crisi di governo sono rischiose. Si sa come cominciano ma non si sa come finiscono. Nel nostro caso non è affatto certo che la caduta del governo Conte porti necessariamente a nuove elezioni. Dipenderà dalle decisioni del presidente della Repubblica, che a sua volta dipenderanno dal fatto che in Parlamento ci sia o meno una maggioranza alternativa a quella attuale. Esiste questa maggioranza? Sulla carta sì. I gruppi parlamentari del M5s e del Pd possono contare alla Camera su 327 voti e al Senato su 158. Sempre sulla carta, a questi numeri si potrebbero aggiungere altri voti provenienti dal gruppo misto. Oggi un governo M5s-Pd sembra un esercizio di fantapolitica. Ma non è detto. Qualcosa si sta muovendo. Per ora a Strasburgo, dove i rappresentanti del Movimento hanno votato insieme a quelli del Pd a favore di Sassoli come presidente del Parlamento e della von der Leyen come presidente della Commissione, risultando tra l’altro decisivi.

    Quel che è certo è che una eventuale crisi di governo, con il rischio di elezioni anticipate, provocherebbe una profonda spaccatura nel Movimento a livello di gruppi parlamentari. Sono in tanti quelli che non verrebbero rieletti. E lo sanno. Queste sono le ragioni per cui al Movimento non conviene divorziare dalla Lega. Solo lo status quo ne può garantire l’unità. Ed è per questo che in fondo anche a Salvini non conviene la crisi. Per ora il governo Conte è ancora il punto di equilibrio per entrambi i partiti. L’ipotesi di una altra maggioranza dentro questo Parlamento non si può scartare del tutto.

    Una crisi di governo creerebbe una situazione parlamentare nuova e imprevedibile. Molti parlamentari del M5s sarebbero disposti a tutto. E questo Salvini lo sa. E c’è di più. Di fronte alla prospettiva di elezioni anticipate che vedrebbero la vittoria di una coalizione di destra, che oltre a conquistare il governo si prenderebbe anche la presidenza della repubblica nel 2022, quanti parlamentari del Pd, e anche di Forza Italia, rifiuterebbero di associarsi ai dissidenti del Movimento per votare un governo di responsabili che serva a prolungare questa legislatura e a guadagnare tempo? E il tempo in politica è tutto.

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