analisile tensioni nella maggioranza

Salvini-Meloni, la tentazione del ritorno al governo divide il centrodestra

La tentazione c’è ma per ora resta coperta. Si attende di capire se Matteo Renzi davvero è pronto a uscire dal Governo che lui stesso ha contribuito a formare, oppure se sta bluffando

di Barbara Fiammeri

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La tentazione c’è ma per ora resta coperta. Si attende di capire se Matteo Renzi davvero è pronto a uscire dal Governo che lui stesso ha contribuito a formare, oppure se sta bluffando


3' di lettura

La tentazione c’è ma per ora resta coperta. Si attende l’esito degli eventi, di capire se Matteo Renzi davvero è pronto a uscire dal Governo che lui stesso ha contribuito a formare, oppure se l’ex premier sta bluffando. Poi si apriranno i giochi. Nella Lega, non è un mistero, qualcuno ci sta pensando. Il primo a socchiudere la strada a un governo per fare le riforme fu niente di meno che il braccio destro di Salvini, ovvero Giancarlo Giorgetti, che a novembre aveva ipotizzato un accordo per fare assieme “le regole del gioco” prima di tornare a votare.

Il mood, da Fi alla Lega
Dentro Forza Italia il tifo è già assordante: una maggioranza per un governo istituzionale sorretto in gran parte dal centrodestra è vista come una benedizione. Ma anche nel Carroccio, tanti di coloro che in queste ore pubblicamente fanno dichiarazioni draconiane della serie “per noi c’è solo il voto”, in realtà non sarebbero affatto delusi da un eventuale ritorno al governo. E Salvini? Il Capitano per ora invia messaggi apparentemente di rifiuto assicurando che la Lega non farà mai “un governo con il Pd e la sinistra”, che “bisogna dare la parola al popolo” ecc., che l’unico governo di scopo che prende in considerazione è quello che ha già scritta la data delle elezioni. Ma le parole, abbiamo già avuto modo dii vedere, facilmente in politica le porta via il vento. Sono le condizioni di vantaggio o svantaggio a determinare le scelte.

La linea di Salvini legata a quella di Meloni
E la verità è che Salvini potrebbe prendere in considerazione seriamente l’offerta di Renzi (su cui il Capitano non si è accanito in questi giorni) solo se tutto il centrodestra, o meglio solo se anche Giorgia Meloni fosse della partita. Contrariamente a quanto avvenne due anni fa, Salvini non può infatti permettersi di fare un governo con chicchessia tenendo fuori Il partito di Meloni. Fdi ha ormai raggiunto secondo i sondaggi il 12% raddoppiando i voti presi alle europee. Del resto gli ultimi test elettorali (Emilia Romagna e Calabria) lo hanno confermato e non a caso Salvini ora vuole rimettere in discussione gli accordi sulle candidature per le prossime regionali di primavera che potrebbero offrire a Giorgia ulteriori soddisfazioni in Puglia e nelle Marche.

Il rischio immobilismo per Salvini
Ma per Salvini anche rimanere fermo potrebbe diventare pericoloso. Dalle europee ad oggi la Lega, pur essendo saldamente il primo partito italiano, ha perso diversi punti e tre anni all’opposizione - tanti ne mancano alla fine della legislatura - potrebbero modificare gli attuali equilibri. È un puzzle molto complicato, di quelli in bianco e nero dove la posizione di una tessera la determina una sfumatura. A rendere ancora più difficile la composizione del disegno è che i margini di manovra sono ristretti dalla difficoltà di tornare al voto (unica finestra plausibile è quella della primavera 2021) e dalla scadenza del mandato presidenziale di Sergio Mattarella nel 2022 . È chiaro che chi ritiene (Renzi? Berlusconi? Grillo?) di uscire perdente o comunque con un peso parlamentare minore da una eventuale fine anticipata della legislatura farà di tutto per mantenere in vita quella attuale. Ecco perché, e Salvini lo sa bene, in queste condizioni un governo si sa con certezza quando nasce ma sulla sua fine nessuno può scommettere.

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