CHIGI: NON MUTA nOSTRA COLLOCAZIONE EURO-ATLANTICA

Salvini: no a memorandum se la "Via della Seta" colonizza imprese italiane

di Vittorio Nuti


3' di lettura

Sulla "Via della Seta" il nuovo fronte di attrito Lega-5 Stelle. Per il vicepremier Matteo Salvini, se il memorandum per l'accordo italo-cinese sulla "Belt & Road Initiative" può «aiutare le imprese italiane a investire all'estero siamo disponibili a ragionare con tutti, ma se si tratta di colonizzare l'Italia è le sue imprese da parte di potenze straniere, no». La frenata della Lega sul piano di infrastrutture promosso dalla Repubblica popolare cinese per migliorare i collegamenti commerciali con l'Europa e l'Africa arriva nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio federale della Lega, a Milano. E apre l'ennesima spaccatura politica nella maggioranza, dopo il tira e molla politico Tav Sì-Tav no e il via libera del Cda Telt ai bandi di gara per il collegamento Torino Lione.

A dettare i paletti della Lega ci pensa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, che seduto al fianco del vicepremier i spiega che l'accordo italo-cinese potrà contenere «nobili intenti per migliorare relazioni economiche e commerciali» ma «non impegni che possano creare interferenze di ordine strategico per il consolidato posizionamento del Paese». L'Italia - ricorda - ha «una normativa, la golden share, che potrà anche essere migliorata, per tutelare gli interessi strategici del Paese che vengono prima di tutti gli altri».

«Il trattamento dei dati sensibili è un tema di sicurezza e interesse nazionale - sottolinea invece Salvini, allineandosi così ai timori espressi negli ultimi giorni dall'amministrazione Trump, contraria all'intesa - quindi il discorso delle tlc e del trattamento dei dati sensibili non può essere solo meramente economico». «Facciamo parte di un'alleanza - ricorda poi - che prevede che la difesa dei dati sensibili e che la sicurezza singoli prevalga sull'interesse economico». Il memorandum Italia-Cina, su cui le diplomazione dei due Paesi sono al lavoro in vista della visita in Italia del presidente Xi Jinping, dovrà quindi tutelare gli interessi strategici dell'Italia e «questa è la posizione di tutta la Lega», insiste il leader del Carroccio.

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Parole che isolano il principale sponsor del memorandum nella fila della Lega - il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Michele Geraci - subito rilanciata dal M5S per sottolineare per una volta la «spaccatura» interna all'alleato leghista. «Leggiamo Salvini che parla di colonizzazione, ed evidentemente non conosce o non ha letto il Memorandum of Understanding, mentre il sottosegretario Geraci sostiene fortemente l'intesa. Dispiace dunque di questa frattura interna, perché fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese e le associazioni di rappresentanza ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo», fanno sapere a stretto giro fonti ufficiali pentastellate. «Non capiamo se quello in corso da parte della Lega sia solo un modo per fare i Bastian contrario a danno di un programma di sviluppo italiano che aspettiamo da oltre 20 anni», spiegano i pentastellati.

Nel pomeriggio al dibattito si aggiunge la voce di palazzo Chigi, che replica ai timori di Salvini e di alcuni Paesi europei) difendendo la ratio dell'accordo con il gigante asiatico. L'iniziativa italiana sul Memorandum sulla Belt and Road (Bri), «declinata su un piano economico-commerciale», fanno sapere fonti vicine al premier Giuseppe Conte, «non vale a ridisegnare il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro atlantica del nostro Paese». «Nella collaborazione con la Cina, come con ogni altro Paese, poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica». Quanto al testo del Memorandum in via di stesura «su richiesta italiana, imposta con grande chiarezza tale possibile collaborazione sui principi, cari a tutta l'Ue, di trasparenza, sostenibilità finanziaria ed ambientale».

Appena ieri, nel suo intervento al "Villaggio Rousseau", il leader M5S Luigi Di Maio rispondeva alle preoccupazioni dell'alleato Usa spiegando che Governo Conte guarda con interesse alll'itesa commerciale sulla "Via della Seta" «non per fare accordi politici con la Cina», ma solo « per aiutare le nostre aziende a portare il made in Italy, il nostro know-how in un mercato che ce lo chiede».

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