L’EXPLOIT DEL PARTITO

Salvini, ovvero il trionfo della Lega lepenista (senza citare il Nord)

di Alberto Magnani


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(ANSA)

3' di lettura

Per sbancare qualsiasi record di consensi, a Matteo Salvini è bastato sbarazzarsi di una parola: nord. Se i risultati degli exit poll verranno confermati, la Lega (scritta così) potrebbe oscillare intorno al 16-17% dei consensi sia al Senato che alla Camera. Un risultato che segna il sorpasso rispetto a Forza Italia, capovolgendo i rapporti di forza rispetto agli altri partiti del centrodestra e segnando una strappo definitivo nella storia dello stesso Carroccio. Insieme alla dicitura “Nord” sono scomparsi gli obiettivi che avevano tenuto in piedi il movimento delle origini, dalle ambizioni secessioniste alla ricerca del federalismo fiscale, l’ultimo baluardo crollato nell’era di Salvini e di un partito che guarda più alla Le Pen che all’indipendentismo. Tanto che la vecchia Lega, quella rimasta fedele al progetto di Bossi, sembra quasi un ricordo rispetto a un partito che cerca di imporsi sulla linea dello stesso nazionalismo che avrebbe fatto inorridire gli ideologhi della prima ora.

Nelle 74 pagine della Rivoluzione del buonsenso, il programma di Salvini, il federalismo appare solo nella versione annacquata del «regionalismo» : un federalismo «a geometria variabile» che «tiene conto delle peculiarità e delle specificità delle diverse realtà territoriali e dà spazio alle energie positive ed alle spinte propulsive espresse dalle collettività locali». Poco più di un accenno rispetto ai piatti forti di riduzione delle tasse, abolizione della legge Fornero, recupero della «sovranità» rispetto all’Europa e ovviamente la sicurezza, declinata in varie proposte di controllo dell’immigrazione. Ed è proprio questa la carta che ha permesso a Salvini di unificare il suo messaggio, raccogliendo consensi da Belluno a Cagliari senza modificare registro sui temi della «invasione» e del «primato degli italiani».

La Lega che piace al Nord. Senza citare il Nord
Anche nella sua veste “lepenista”, la Lega mantiene il presidio di sempre nelle regioni del Settentrione. In una fucina di voti storica come il Veneto, il Carroccio non ha perso ma guadagnato elettori, confluiti senza troppe domande dal modello iperlocale dell’era di Bossi a quello nazionale di Salvini. Stando ai dati attualmente disponibili al Sole 24 Ore, la Lega oscilla sopra al 30% sia alla Camera che al Senato, raggiungendo picchi sopra al 36% in alcune circoscrizioni. Forza Italia viaggia in genere sotto al 10%. In alcune circoscrizioni della Lombardia, chiamata alle urne anche per le regionali, si supera agevolmente il 30% sia alla Camera che al Senato.

Il centro-sud resta lontano da questi numeri, ma il modello Salvini ha sfondato anche in regioni distanti dall’asse lombardo-veneto che ha sempre fatto le fortune elettorali del partito. Secondo le proiezioni diffuse ora, la Lega sarebbe arrivata in Umbria al 21,8% alla Camera e al 20% in Senato. In un vecchio feudo rosso come la Toscana è salita oltre il 18%, seconda forza dopo il Pd di Renzi. Per farsi un’idea, alle politiche del 2013 l’intero schieramento di centrodestra era arrivato appena al 20%. Nel Mezzogiorno le percentuali tornano minoritarie in valori assoluti, schiacciate sotto al predominio dei Cinque Stelle e della maggiore popolarità della stessa Forza Italia. Ma anche qui la crescita è di tutta evidenza, rispetto agli anni in cui sembrava surreale un successo dei «padani» sotto all’Emilia-Romagna o al confine metaforico del Po. In alcune circoscrizioni della Campania la Lega arriva a sfiorare il 6%, dopo essersi fermata ai decimali (0,21%) nel 2013. In Sardegna, dove si era ironizzato per il manifesto ad hoc di Salvini («Prima i sardi»), si oscilla tra il 10% del Senato e l’11% della Camera. Nel 2013 si era fermata allo 0,16%.

Il boom tra i giovani
Anche anagraficamente, la Lega di Salvini mostra un appeal insospettabile sulle nuove generazioni. A quanto risulta dalla quarta proiezione, la percentuale raggiunta è del 16% al Senato e del 17,7% alla Camera: in altre parole, i consensi salgono nell’istituzione che prevede (anche) un elettorato più giovane, inclusi i 18enni alla prima esperienza di voto. E forse, qui, pesa un’altra innovazione di Salvini, più tecnologica che politica: il bombardamento comunicativo sui social, la fonte di informazione primaria per un blocco di cittadini-utenti che si documenta su Facebook. Anche sul più “elitario” Twitter, l’account di Noi con Salvini è riuscito a sfornare quasi 50mila tweet in circa tre anni di attività. Un ritmo simile ai 41.400 del Front National, il movimento di estrema destra che rappresenta il nuovo orizzonte della Lega di Salvini. Non a caso Marine Le Pen, le leader che ha traghettato il Fn su un percorso simile, si è affrettata a congratularsi: «L'Union européenne va passer une mauvaise soirée...», l’Unione europea passerà una brutta nottata.

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