ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa guerra in Europa

Salvini pensa a una visita a Mosca, gelo del governo. Poi frena: «Non è certo che andrò»

Il leader della Lega: «È mio dovere fare di tutto per cercare di dare un contributo per il raggiungimento di una pace giusta, andrei anche a Kiev». Di Maio: se si deve parlare con Putin, spetta a Draghi

Salvini: "D'accordo con Letta, favorire incontro Putin con Zelensky"

3' di lettura

«È mio dovere fare di tutto per cercare di dare un contributo per il raggiungimento di una pace giusta, usando l’arma più forte: la diplomazia»: il leader della Lega Matteo Salvini - in un’intervista alla Stampa - , ha confermato la sua intenzione di andare a Mosca nei prossimi giorni. Una notizia trapelata all’indomani del colloquio Draghi-Putin che gli ambienti del partito avevano subito ridimensionato parlando di «ipotesi di lavoro».

Iniziativa che, malgrado non sia stata ancora formalizzata, è stata accolta con freddezza in ambienti di governo. Non a caso Salvini ha precisato: qualora il viaggio di concretizzasse, aggiunge, «farò tutti i passaggi necessari e ne parlerò prima di tutto con il presidente Mario Draghi». Poi un’ulterore precisazione: «Si va se serve, certezze non ce ne sono» dice a Sabato Anch’io su Rai Radio Uno. «Non commento ipotesi di viaggi anche abbastanza improbabili. Quindi non faccio alcun commento» dice il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

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«Ce la sto metendo tutta»

Durante un incontro elettorale a Como, l’ex ministro dell’Interno ha fatto capire che il suo tentativo di incontrare Putin è molto serio: «Draghi ha fatto bene a chiamare Putin e io ce la sto mettendo tutta. Ma già sento i ritornelli della sinistra perché se dice di andare a Mosca qualcuno che va bene al politicamente corretto, allora è una grande operazione di pace. Se ci va Salvini chissà cosa succede, però abbiamo le spalle larghe e bisogna solo tirare dritto».

Il precedente sfortunato

Se questa missione dovesse andare in porto - a pochi giorni dalle amministrative - si tratterebbe della seconda iniziativa diplomatica dopo quella sfortunata dell’8 marzo. In quella occasione Salvini venne contestato alla stazione Przemyśl , la cittadina polacca ad una decina di chilometri al confine con l’Ucraina, dal sindaco della città Wojciech Bakun che prima ringraziò l’Italia, quindi, davanti alle telecamere, mostrò una maglietta con il volto di Putin. E rivolgendosi a Salvini disse: «Io non la ricevo, venga con me al confine a condannarlo». Da tempo il “Capitano” ripete che sarebbe pronto ad andare “anche a piedi” a Mosca, come a Istanbul, pur di perorare la causa della pace e del dialogo.

Proprio riguardo a una missione nella capitale russa, il leader leghista era stato al centro di una polemica giornalistica il mese scorso, dopo che alcuni organi di stampa avevano dato per imminente la sua partenza. Iniziativa che lui stesso smentì seccamente, comunicando di non aver mai nemmeno chiesto il visto e «di non sapere nemmeno» dove si trovasse il suo passaporto. Ma stavolta il quadro sembra essere molto diverso.

La freddezza di Palazzo Chigi

Nessun commento da Palazzo Chigi, anche se in ambienti di governo questa ipotesi non sembra essere stata accolta con grande favore. Gli stessi ambienti osservano che, se la visita dovesse realizzarsi, si tratterebbe di un’iniziativa autonoma, dal vago sapore elettoralista, comunque distinta dai canali ufficiali, che in ultima analisi potrebbe creare qualche intralcio all’iniziativa diplomatica.

Di Maio: se si parla con Putin lo fa Draghi

Sulla vicenda è poi intervenuto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ha spiegato di non essere stato personalmente informato da Salvini e ha aggiunto che comunque «con Putin ci parla Draghi perché si parla fra omologhi e con obiettivi ben specifici. Consiglio molta prudenza - ha precisato il titolare della Farnesina intervenendo al forum “In Masseria” - . Andare a Mosca è una cosa complicata. Ognuno di noi quando fa un’azione del genere rappresenta tutto il Paese».

Salvini, voglio rafforzare governo, non sostituirmi

Obiezioni alle quali sembra rispondere Salvini quando precisa: «Il mio è un rafforzare l’opera del governo, non è un sostituirmi a nessuno». Quanto alla data e all’ipotesi del 2 giugno l’ex ministro dell’Interno rispnde così: «Non dipende da me. Sono piccolissimo e faccio quello che posso, mattoncino su mattoncino. Il problema non è se Salvini parte o meno ma per quante altre settimane le rassegne stampa parleranno ancora di armi e di crisi. Qualunque politico dovrebbe fare il suo. Mi piacerebbe che tutti potessimo andare a Mosca. Da Letta battuta di dubbio gusto, non vado a giocare a bocce».

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