le reazioni

Salvini plaude a Conte. Di Maio: «Resto contrario, decida il Parlamento»

«Dopo un anno dicono sì alla Tav. Non sono cattivi: ci arrivano dopo», ironizza intanto il senatore dem ed ex premier Matteo Renzi

di Nicola Barone


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3' di lettura

«La Tav si farà, come giusto e come sempre chiesto dalla Lega. Peccato per il tempo perso, adesso di corsa a sbloccare tutti gli altri cantieri fermi!». Accoglie con entusiasmo il sì all'opera il vicepremier Matteo Salvini. Non così l'altro azionista del governo, Luigi Di Maio. «Il presidente è stato chiaro, ora è il Parlamento a doversi esprimere. Nel corso del tempo si sono succeduti nove governi, sono passati - ripeto - quasi trent' anni. Parliamo di un'era oramai remota, eppure qualcuno, adesso, vorrebbe farci credere che la priorità del Paese sia questa. Media, giornali, apparati, tutto il sistema schierato a favore. Non noi. Non il MoVimento 5 Stelle. Per noi la Torino-Lione era e resta un'opera dannosa».

Da Giuseppe Conte dunque è arrivato nei termini previsti (pena la perdita dei finanziamenti) il via libera tanto atteso in casa Carroccio, e ora non manca chi soffia sul fuoco delle contraddizioni nella maggioranza gialloverde. «Nella migliore delle ipotesi abbiamo perso più di un anno. Nella peggiore un altro giro di valzer che non porterà a nulla. Povera Italia», annota su Twitter il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Ironico il senatore dem ed ex premier Matteo Renzi che aumenta la dose. «Ci hanno messo un mese per capire che bisognava stare nell'euro. Tre mesi per capire che gli 80 euro andavano tenuti, sei per capire che la fatturazione elettronica serviva. Dopo un anno dicono sì alla Tav. Non sono cattivi: ci arrivano dopo. Serve pazienza, il tempo è galantuomo».

Per Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, Conte «innesta la retromarcia su Tav Torino-Lione. Adesso scopre che non farla costerebbe di più. Quando si dice la coerenza... Dopo la lettera di licenziamento di Coppola, ora Toninelli dovrebbe scrivere quella delle sue dimissioni». Ma questo non accadrà, come si affrettano a far sapere dall'entourage del ministro delle Infrastrutture, a dispetto della richiesta delle opposizioni. Pur sottolineando che il M5S resta fortemente contrario all'opera, con i 3 miliardi circa che si risparmiano grazie all'incremento dei fondi comunitari, l'analisi costi-benefici viene ribaltata. Con un "tesoretto" di risorse - è la tesi - per altre opere realmente prioritarie.

Non abbastanza comunque perché la senatrice di LeU Loredana De Petris non affondi il colpo. «Come previsto con il sì alla #Tav cade l'ultimo baluardo dell'identità originaria e delle promesse elettorali dell' #M5S». Del resto malumori di ogni tipo serpeggiano nel M5S la cui contrarietà all'infrastruttura accompagna i militanti dagli albori. «Sono affranto. Una battaglia che facciamo da anni, non deve finire così». Alberto Airola, da parlamentare torinese del Movimento 5 Stelle, commenta amaramente la novità di giornata. «Ora stiamo a vedere come proseguono le cose ma di fatto dal discorso di Conte il Tav si farà. Non avete idea di quante mail gli ho scritto dopo averlo incontrato e spiegato che potevamo sospendere tutto».

La linea ufficiale del partito di Beppe Grillo non cambia di una virgola, almeno sul piano delle intenzioni. «Alla luce delle dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ringraziamo per l'impegno, chiederemo che sia il Parlamento ad esprimersi e in aula vedremo l'esito della votazione. Vedremo chi è a favore di un progetto vecchio di trent'anni e chi invece sceglierà di avere coraggio», affermano in una nota congiunta i capigruppo pentastellati Stefano Patuanelli e Francesco D'Uva. Insomma dal capo, giù per i rami, non appare sotterrata l'ascia di guerra nella partita delle partite.

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