crisi di governo

I vertici M5S chiudono la porta a Salvini: «Non è più credibile». E lui: non lascio il Viminale

di Mariolina Sesto


Migranti, Salvini: no alleanza contro natura Pd-M5S

3' di lettura

La prospettiva sempre più concreta che possa nascere un governo M5s-Pd spaventa il leader leghista Matteo Salvini che posta un video di fuoco su Facebook dicendosi pronto a «fare di tutto purché non torni Renzi». Ma all’ora di pranzo Beppe Grillo riunisce tutto lo stato maggiore M5s - da Luigi Di Maio a Davide Casaleggio, da Roberto Fico ad Alessandro Di Battista - nella villa di Marina di Bibbona. E l’esito non lascia più alcun dubbio: «Salvini non è più credibile e affidabile». Il vicepremier leghista però rilancia: «Non lascio il Viminale».

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La nota dei Cinque stelle
In una nota ufficiale -stringata ma eloquente - tutto lo stato maggiore pentastellato ribadisce il suo no a sedersi nuovamente al tavolo con la Lega. E per stato maggiore si intende non solo il capo politico Di Maio ma anche il garante Grillo e Davide Casaleggio. «Tutti i presenti si sono ritrovati compatti nel definire Salvini un interlocutore non più credibile - recita la nota -. Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo. Poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui è stato fatto un buon lavoro in questi 14
mesi. Il Movimento sarà in Aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto».

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L’ira di Salvini e della Lega
In serata, parlando alla Versiliana, il leader leghista passa al contrattacco:«Gli M5s sono pronti a andare con Renzi e la Boschi domattina e sono io quello inaffidabile», «Di Maio accusava il Pd di essere partito di Bibbiano, e Pd ha promesso querela. M5s e Renzi, li vorrei vedere nella prima seduta consiglio dei ministri a Bibbiano». E ancora: «ll governo degli sconfitti sarebbe una truffa». La reazione stizzita della Lega al comunicato dei Cinque stelle continua nelle parole di Claudio Borghi e e Alberto Bagnai: «Riforma dell’Europa e delle banche a braccetto con Renzi, Boschi e Prodi? Sarebbe tradimento per salvare le poltrone». Ed i capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo all’unisono incalzano: «Se i grillini preferiscono Renzi alla Lega lo dicano chiaro, gli Italiani sapranno chi
scegliere». Ma Di Maio è tranchant: «Le offese di Salvini al M5S e al sottoscritto? Sta inventando di tutto, è il senso di colpa di chi ha tradito e non sa come uscirne. Mi dispiace perché con tutte le contraddizioni di questi giorni inizio a pensare che abbia perso la testa». Di Maio infine precisa che «nessuno del M5S si siederà mai al tavolo con Renzi».

Salvini: o elezioni o governo gialloverde
All’ora di pranzo era stato Salvini a presentarsi con un video su facebook nel quale esponeva la sua “strategia della resistenza”: «Rimango al ministero, non la do vinta. Mi sto preparando al discorso di martedì al Senato. Parlerò ai senatori ma anche ai sessanta milioni di italiani per spiegare che sta accadendo: il re è nudo. Le trattative sottobanco che si facevano nel buio delle stanze, ora si fanno alla luce. Con un governo Renzi, Prodi, Boschi, avremo i porti stra-aperti. Ma gli italiani non si meritano il ritorno di un Renzi qualunque...». Questa la lettura salviniana della crisi e, soprattutto, degli scenari che la crisi ha aperto.

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Salvini non dà solo lo stop al governo giallorosso. Dice anche che, se non c’è modo di tornare al voto bisogna rimettere in pista il tavolo del governo gialloverde. «Se qualcuno ha deciso ribaltoni e inciucioni allora lo dica ad alta voce. Se non c’è un governo la via maestra sono le elezioni. Altrimenti ci si risiede al tavolo e si lavora. Ma Renzi e Boschi sono il passato, non perché lo dice Salvini ma l’hanno detto milioni di italiani in tutte le elezioni» è la sintesi del vicepremier.

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