I DUE MATTEO

Salvini-Renzi, destini incrociati dalla Lombardia a Open arms

Alleati a loro insaputa, giocano di sponda contro il premier Giuseppe Conte e scommettono su un autunno bollente

di Barbara Fiammeri

Open Arms, no al processo a Salvini. Lui: ho fatto il mio dovere

Alleati a loro insaputa, giocano di sponda contro il premier Giuseppe Conte e scommettono su un autunno bollente


3' di lettura

«Macché - dice Salvini - io e Renzi siamo come il giorno e la notte». E l’altro Matteo non lo smentisce, anzi, rivendica la posizione garantista che ha portato Italia Viva a non votare il sì al processo per l’ex ministro dell’Interno, indagato a Palermo per quanto accadde ad agosto sulla Open Arms. Che poi questo sia avvenuto nello stesso giorno e nelle stesse ore in cui a Milano la reanziana Patrizia Baffi veniva eletta dalla Lega e da tutto il centrodestra presidente della commissione d’inchiesta sulla Sanità lombarda nella gestione dell’emergenza Covid, è solo una concidenza.

Il vero oggetto dello «scambio» è Conte
Parlare di «scambio» Roma-Milano sarebbe dunque una forzatura. Tant’è vero - sottolinenano i renziani - che «abbiamo già chiersto alla Baffi di dimettersi». È probabile che sia andata davvero così. Ma questo non esclude che «lo scambio» tra i due Matteo sia in corso e abbia alla base un comune obiettivo: il siluramento di Giuseppe Conte.

Il siluro dei renziani

Lo ha capito anche il premier. Nonostante il riavvicinamento avvenuto nei giorni scorsi accogliendo alcune delle richieste di Italia Viva a partire dalla regolarizzazione degli immigrati, l’ostilità non è venuta meno. E lo dimostra proprio il voto sulla Open Arms. O meglio: le motivazioni che hanno dato i renziani per non votare assieme al resto della maggioranza a favore del processo a Salvini.

Salvini non agì da solo ma assieme a Conte
La ragione non è il garantismo ma - come hanno tenuto a sottolineare - non è stato affatto chiarito se quanto avvenuto lo scorso anno ad agosto è stato determinato da una decisione individuale dell’allora ministro dell’Interno, o «collegiale» del Governo giallo-verde guidato sempre da Giuseppe Conte. Del resto lo dice esplicitamente il renziano Michele Anzaldi: «Il re è nudo. In quella vicenda insieme a Salvini c’erano Conte, Di Maio, Bonafede e tutto il Governo di Lega-M5s. Impensabile voler far finta di nulla».

Il verdetto finale silla Open Arms arriverà tra un mese
Il verdetto finale su Salvini e il processo sulla Open Arms arriverà tra circa un mese, qualdo l’Aula del Senato sarà chiamata a confermare o sconfessare la decisione assunta dalla Giunta per le immunità. Come già avvenuto in altre occasioni (vedi l’incertezza fino all’ultimo di IV sulla sfiducia al Guardasigilli Alfonso Bonafede promossa dalla Lega) alla fine i renziani non romperanno e la maggioranza sarà salva.

La resa dei conti in autunno con il ritorno in piazza di Salvini
Ma la resa dei conti è solo rinviata. Salvini ha cerchiato in rosso il mese di settembre, che coinciderà con la campagna elettorale per le regionali che lo restituiranno alle piazze e gli consentirà di invertire - ne è convinto - il trend negativo dei sondaggi. Un anticipo si avrà già con la manifestazione annunciata per i primi di luglio al Circo Massimo a Roma.

Renzi e la mossa del cavallo bis
Renzi non starà a guardare. C’è chi è certo che sia già in fase di preparazione una nuova mossa del cavallo come quella dell’estate scorsa. Allora a farne le spese fu l’altro Matteo. Ad agosto Salvini si vedeva già a Palazzo Chigi a raccogliere dalle mani di Conte la campanella per il passaggio di consegne dopo un trionfale successo elettorale e invece nel giro di pochi giorni si ritrovò disarcionato a fare gli scatoloni al Viminale.

Per approfondire:
Open Arms, no della giunta al processo: i renziani «salvano» Salvini
Quanto potrà reggere il governo Conte?

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