l’intervento in senato

Salvini, il rosario e la ’ndrangheta: bufera di reazioni su Morra (M5S)

Il senatore Nicola Morra, M5s, durante il dibattito sulla crisi di governo, nel suo personale attacco a Matteo Salvini che brandiva ancora una volta il rosario, ha usato parole che molti calabresi (e non solo loro) non hanno apprezzato

di Donata Marrazzo


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L’intervento di Nicola Morra in Senato (Ansa)

4' di lettura

Un equivoco, una boutade o una scivolata? O invece, forse, l’intimo convincimento che in Calabria il sentimento religioso sia in qualche modo davvero connesso alla 'ndrangheta e che il santuario di Polsi, Aspromonte estremo, luogo di raduno di migliaia di pellegrini (tremila domenica scorsa tra fedeli e turisti), sia ancora il covo della criminalità locale?

Il senatore Nicola Morra, M5s, durante il dibattito sulla crisi di governo, nel suo personale attacco a Matteo Salvini che brandiva ancora una volta il rosario, ha usato parole che molti calabresi (e non solo loro) non hanno apprezzato: «Ostentare il rosario e votarsi alla Madonna in terra di Calabria, dove c’è il santuario della Madonna di Polsi al quale la 'ndrangheta è legata, significa inviare messaggi in codice che uomini di Stato, soprattutto ministri dell’Interno devono ben guardarsi dal mandare».

Polsi, il santuario liberato dalla ‘ndrangheta
«Il Santuario di Polsi è un luogo liberato, di spiritualità, un simbolo di riscatto», mette in chiaro Mons. Francesco Oliva, vescovo della diocesi Locri-Gerace. Nulla ha più a che fare con le cronache e le faide sanguinarie (come l’agguato di Duisburg del 2007) che indicavano il luogo di culto dell'Aspromonte, nel comune di San Luca, come punto di riferimento per i summit organizzati dalla ‘ndrangheta. La festa della Madonna della Montagna il 2 settembre, richiama milioni di fedeli, anche dall’estero. «È vero che spesso i mafiosi hanno fatto uso della simbologia religiosa – ammette il vescovo - ma questo non aveva e non ha alcun valore religioso. Uno stato laico non può e non deve tollerare certe esuberanze e una retorica che comunque non aiuta la riflessione e la crescita umana e civile». Grazie al lavoro svolto anche dal rettore del santuario, don Tonino Saraco, con il contributo della Regione (in fase di progettazione nuovi accessi, strade e zone di sosta per 20 milioni di euro), l’area del santuario è oggi presidiata ovunque da telecamere e i pellegrini vengono registrati al loro arrivo. Si lavora al potenziamento dei ripetitori per le linee telefoniche e per il collegamento a Internet, mentre si è già insediato un presidio dei Carabinieri e una guardia medica.

Una valanga di post e tweet in risposta a Morra
Le dichiarazioni del senatore Morra hanno scatenato reazioni anche sulla rete, con una valanga di post e tweet tra l’ironico e il canzonatorio (anche molto sconcerto): «Dite a Morra che il Rosario anche in Calabria lo usiamo per pregare. Non so chi frequenta lui...», twitta Nino Spirlì. «Le parole del Sen. Morra rappresentano un'offesa a tutti i calabresi, vittime di una piaga come la ndrangheta, ai cattolici ed a tutti gli italiani che credono in quei simboli e nei Santuari, in particolare quello della Madonna di Polsi, luogo, come tanti, solo di culto e preghiera e certamente non luogo della “ndrangheta”», scrive Gian Paolo Monaco. «Domani spiego a mamma che in Calabria, dove vive, “ostentare il rosario e votarsi alla madonna è messaggio in codice per la ‘ndrangheta”, come dice lei. Poi le dico cosa ne pensa, eh...», preannuncia Giusi Fasano. Nicola Mirenzi digita: «Cara ‘ndrangheta, sto andando in chiesa, in Calabria, per il battesimo di mio nipote. Si voteranno alla Madonna le nonne, i nonni, le madri, gli zii, le zie, e i cugini. Il messaggio, visto il sovraffollamento, potrebbe essere disturbato. Ci scusiamo per il disagio». «Il rosario potrebbe essere un messaggio criptico alla 'ndrangheta che si riunisce a Polsi? Sconcertante... Io sono rimasto al battesimo del mastro di giornata, bruciando la figurina di San Michele Arcangelo, e a Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Ma questi sono moderni...», scrive su Facebook il medico Santo Gioffré, originario di Seminara (storico e scrittore, autore del libro “L'opera degli Ulivi” – Castelvecchi editore - che di ‘ndrangheta parla, risalendo agli anni ‘70).

Ammendolia, «Non si fa antimafia sparandola più grossa»
Ma la questione in realtà, “in terra di Calabria”, per usare le parole di Morra, è drammaticamente seria. Lo sottolinea, da un altro punto di vista, lo scrittore Ilario Ammendolia, autore di “La ‘ndrangheta come alibi” (Edizioni La Città del Sole): «Quello che dice il senatore è mortificante, confonde i calabresi con i criminali, offende la loro devozione. Esiste nella nostra regione un mondo torbido, i cui segnali sono però altri. Non si fa antimafia sparandola più grossa. Per combattere la ‘ndrangheta bisogna comprenderne le strategie e le cause evitando la teatralizzazione. Quanto al Santuario di Polsi mi tornano in mente le parole del vescovo Giancarlo Maria Bregantini – aggiunge Ammendolia - è il luogo della Madonna, del popolo, dei fedeli, diceva. Innegabile che in passato sia stato usato per i riti e accordi mafiosi. Ma non più oggi».

Rosario e preghiere in salsa di ‘ndrangheta
«Abbiamo toccato il punto più basso dell’Italia repubblicana – commenta su Facebook un altro scrittore, il calabrese Mimmo Gangemi - Morra - il migliore dei 5S, se hanno affidato a lui il compito di parlare a nome del gruppo - è stato penoso, squallido. Presumerà, immagino, d’essersi giocato il jolly, con la ‘ndrangheta che funziona sempre, ma non può certo funzionare quel ruvido e insulso contorcersi tra rosario, preghiere e Madonna di Polsi che sarebbe ‘ndranghetista e sarebbe la Madonna dei calabresi, il tutto condito con la salsa dei messaggi in codice per la 'ndrangheta…».

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