ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’azienda del Piceno

San Michele a Ripa, la prima cantina di tripla classe A nelle Marche punta sulla qualità

di Michele Romano

2' di lettura

Un vecchio incasato del diciottesimo secolo trasformato in cantina, totalmente interrata, e un casale, raffigurato nelle etichette delle bottiglie: tutto interamente ricostruito dopo l’abbandono, per mancanza di ricambio generazionale e per la fuga dalle campagne, avvenuta nel corso degli Anni ‘60 del Novecento. Cinque ettari con vitigni di Pecorino, Passerina, Chardonnay e Sauvignon blanc per i bianchi oltre a Petit verdot, Merlot e Montepulciano per i rossi, impiantato su una vigna che aveva 90 anni d’età. Una sorta di anfiteatro naturale, che spazia dai Sibillini al mare Adriatico, circondato da querce secolari e da un antico palmento piceno in pietra, a 500 metri di altezza in località Belvedere del Piceno. Tutto questo è San Michele a Ripa, azienda vitivinicola nata a cavallo tra il 2007 e il 2008, dopo anni di curiosità e sete di conoscenza che hanno fatto scattare in Marco Alfonzi una vera e propria passione per il vino, che per lui ha significato anche «rendere più forte il legame con il territorio».

La zona ha una grande potenzialità. Il suolo è unico per la zona picena, in quanto è un terreno molto sciolto, scheletrico, sassoso. «Abbiamo acquistato questa proprietà con l’intento di impiantare i vitigni della Doc Offida – spiega l'imprenditore ascolano, con un passato da agente in attività finanziaria - e con l’aiuto di quanti condividono con competenza e passione l'arte antica e moderna del vignaiolo contemporaneo cerchiamo di migliorarci giorno per giorno».

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La filosofia aziendale è di produrre vini di alta qualità, rispettosi dell'autenticità della zona, «lavorazioni tradizionali gestite attraverso i criteri più moderni di enotecnologia, cercando di tenere lontano la chimica». Vitigni autoctoni e internazionali rigorosamente biologici, che non vengono forzati: la produzione media si mantiene negli anni intorno alle 20 mila bottiglie, con l’obiettivo di arrivare al massimo a 35 mila, «grazie anche ai nuovi impianti e alla progettazione di un ampliamento strutturale e di nuovi processi di vinificazione». Un progetto quinquennale che potenzierà gli aspetti del green e del bio, con un investimento previsto nel primo anno superiore al mezzo milione di euro, che segue un impegno per il green nato insieme all'idea imprenditoriale: «Siamo la prima cantina di tripla classe A nelle Marche - dice con orgoglio Alfonzi -, con produzione in proprio di energia elettrica, attraverso pannelli fotovoltaici, e di raccolta dell'acqua piovana, per utilizzo agricolo e di emergenza».

La produzione è evidentemente di nicchia e, negli anni, si è spinta verso Sud Africa, Inghilterra, Hong Kong, Singapore, Francia, dove le bottiglie della cantina San Michele a Ripa hanno fatto da contorno all’evento Eu CNC & 6G Summit di Grenoble, dove si discuteva l'applicabilità del 6G al mondo del lavoro . «L’impatto del covid ci ha spinto ad avere una maggiore presenza sul mercato italiano – spiega l’imprenditore -, anche se la Francia continua a essere per noi fonte di grande soddisfazione per il nostro business».

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