ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa svolta in Spagna

Sanchez: «Indulto per i leader della Catalogna che hanno tentato la secessione»

Il provvedimento porterà alla scarcerazione dei nove esponenti politici catalani condannati per sedizione dopo il referendum illegale e la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 2017

di Luca Veronese

Elezioni Catalogna, la vittoria complicata dell'indipendentismo

3' di lettura

Pedro Sanchez proporrà al Consiglio dei ministri di concedere l’indulto ai leader indipendentisti della Catalogna condannati dalla Corte suprema di Madrid, dopo il tentativo di secessione del 2017: una decisione storica, quella del premier spagnolo, che guarda alla distensione con Barcellona ma che dovrà affrontare sia l’opposizione delle destre in tutto il Paese (che insistono sul pugno di ferro contro i tentativi di indipendenza), sia l’insoddisfazione del fronte secessionista catalano (che denuncia ancora la repressione ai danni dei suoi maggiori esponenti politici).

«La motivazione principale dell’indulto che stiamo per approvare è la sua utilità per la convivenza e la concordia», ha detto Sanchez confermando la decisione del suo governo che apre una nuova fase nel confronto tra lo Stato spagnolo e la Catalogna: l’indulto riguarderà tutti e nove i leader separatisti catalani condannati per sedizione nel 2019 e che si trovano in carcere dal 2017. Tra loro anche Oriol Junqueras, vicepresidente della regione e capo della Sinistra repubblicana di Catalogna, condannato a 13 anni di carcere (per sedizione e uso improprio di fondi pubblici) perché ritenuto tra i maggiori responsabili del tentativo di secessione avvenuto con la dichiarazione unilaterale di indipendenza della regione nel 2017, in seguito a un referendum organizzato contro le leggi e nonostante gli avvertimenti delle autorità spagnole. Non è mai stato incarcerato invece Carles Puigdemont, l’allora presidente della Generalitat, che si trova ancora in Belgio dove ha scelto di autoesiliarsi per sfuggire alla giustizia spagnola.

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Sanchez: «Una misura di utilità pubblica»

«Sono convinto che permettere a queste nove persone, che rappresentano migliaia di catalani, di uscire dal carcere, è un messaggio pieno sulla volontà di concordia e di convivenza della democrazia spagnola», ha aggiunto Sanchez dal Gran Teatre del Liceu di Barcellona spiegando che «la decisione non riguarda solo i nove condannati, ma l’insieme della società catalana e spagnola, e per questo deve essere considerata una misura di chiara utilità pubblica».Nelle elezioni regionali dello scorso febbraio, il blocco indipendentista ha ottenuto di nuovo la maggioranza nell'Assemblea regionale, guadagnando così il diritto di governare la Catalogna. Per la prima volta, inoltre, i partiti indipendentisti hanno conquistato, con quasi il 51%, anche la maggioranza dei voti espressi dai catalani, ottenendo una legittimazione popolare che mai avevano avuto.

«Non esiste cammino al di fuori della legge»

«Con questo atto, permettiamo materialmente a nove persone di lasciare il carcere, ma simbolicamente mettiamo insieme milioni e milioni di persone in nome della convivenza», ha ribadito il premier socialista. «Non ci aspettiamo che coloro che aspirano all’indipendenza cambieranno i loro ideali, ma ci aspettiamo che si comprenda che non esiste cammino al di fuori della legge», ha sottolineato il capo del governo spagnolo, rimarcando «la linea del dialogo nel rispetto delle leggi della Spagna».

Aragones: «Non basta, serve un’amnistia»

L’indulto ai leader indipendentisti della Catalogna in carcere è «un primo passo ma è ancora una misura insufficiente», ha detto invece Pere Aragones, attuale presidente della Catalogna. «La repressione contro i cittadini catalani è molto più estesa, a causa di diversi altri procedimenti giudiziari: l’unica soluzione è l’amnistia», ha dichiarato Aragones chiedendo subito «un negoziato» tra Madrid e Barcellona anche per «fare tornare i leader catalani che si sono rifugiati all’estero». Aragones e gli indipendentisti tuttavia non intendono rinunciare all’obiettivo di fondo: un referendum autorizzato nel quale si possa votare «sul futuro politico della Catalogna».

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