Il piano

Decarbonizzazione, digitalizzazione ed elettrificazione: le parole d’ordine di Enel

Sonia Sandei, Head of Electrification di Enel Group, spiega le strategie del Gruppo: obbiettivo - 80% emissioni dirette di CO2 entro il 2030. Ecco come

di Biagio Simonetta

Sonia Sandei, Head of Electrification di Enel Group

6' di lettura

Accelerare su rinnovabili ed elettrificazione per raggiungere la decarbonizzazione. La strada maestra è chiara, e Sonia Sandei, Head of Electrification di Enel Group, non vuole perdere tempo.

L’obiettivo dell’azienda è ben preciso: ridurre dell’80% le emissioni dirette di CO2 entro il 2030, con un PIL creato, attraverso investimenti locali, superiore ai 240 miliardi di euro. «I pilastri della nostra visione in materia di transizione energetica sono la decarbonizzazione attraverso la spinta sulle fonti rinnovabili, la digitalizzazione e l’elettrificazione. Sull’elettrificazione consideri che partiamo da una baseline che – per quanto riguarda gli usi residenziali e il trasporto – è decisamente bassa, quindi c’è molto spazio di manovra per ridurre le emissioni di Co2».

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C’è spazio, ma è necessario spingere…

«Questa fase di sviluppo dell’elettrificazione su cui si fonda la transizione energetica è paragonabile a quanto è accaduto nel 2010 con le fonti rinnovabili.  Nessuno all’epoca immaginava che le fonti rinnovabili, allora definite integrative, alternative, sarebbero diventate un pilastro nella decarbonizzazione e avrebbero avuto la diffusione ottenuta, con un aumento di capacità dal 2010 al 2020, da 1,3 TW a 3 TW.

C’è stato un grande boosting che ha portato anche a una riduzione dei costi delle tecnologie, fondamentali nello sviluppo delle rinnovabili, per quanto riguarda l’eolico (-44%)  e il fotovoltaico (-86% ). Oggi siamo nelle condizioni perfette per poter spingere, e questo è il nostro obiettivo: fonti rinnovabili che alimentino i nostri consumi elettrici, incluso il trasporto, pubblico e privato, marittimo e terrestre. Questa è la chiusura perfetta del cerchio. Certo ci sono delle difficoltà…».

Immagino soprattutto burocratiche. O c’entriamo anche noi cittadini?

«Abbiamo bisogno di una transizione burocratica, senza la quale non ci può essere una transizione ecologica. E’ fondamentale una riduzione drastica dei tempi delle autorizzazioni, abbiamo la necessità – in accordo con gli obiettivi del green new deal - di sviluppare 8 gigawatt di rinnovabili all’anno, cito il ministro Cingolani, mentre di fatto all’anno ne sviluppiamo solo 0,8; si tratta di un ordine di grandezza decisamente inferiore che dimostra quanto la semplificazione e l’accelerazione dei processi autorizzativi siano fondamentali. Abbiamo bisogno di tempi certi per la realizzazione degli impianti, senza i quali lo sviluppo che auspichiamo non è possibile.

Quindi salviamo i comuni cittadini?

«Il tema culturale è altrettanto importante perché bisogna spiegare in che cosa si traduce l’elettrificazione per noi consumatori finali: gli interventi di efficienza energetica in ambito domestico generano una riduzione dei consumi e conseguentemente un abbassamento dei costi per il consumatore. Pensando alle abitazioni private immagino un’elettrificazione attraverso, per esempio, l’installazione di pompe di calore che ci consentono di migliorare il confort abitativo, ridurre le emissioni di CO2 e risparmiare.

Elettrificazione, insomma, non significa solo trasporti…

«Significa usi finali, quindi residenziale, terziario e industria. Cito le pompe di calore perché sono un tema molto concreto ed in pochi sanno che si tratta di una filiera produttiva quasi totalmente italiana. Quindi, con una accelerazione dell’elettrificazione dei consumi finali sosterremmo anche una filiera nazionale che esporta circa il 61% della produzione. Si parla molto di come utilizzare gli investimenti delle imprese ma anche i fondi del PNRR per sostenere le filiere italiane, e non ne abbiamo moltissime. Questa è una di quelle che potrebbe essere valorizzata».

 A proposito di PNRR, considerato ormai da tutti come l’opportunità del secolo. Che potenzialità intravede, nel campo dell’elettrificazione?

«Grandissime potenzialità che riguardano, ad esempio, il settore dei trasporti, alla luce del fatto che una quota parte rilevante dei fondi del PNRR sono destinati al trasporto pubblico su gomma e al trasporto marittimo, componente rilevante delle emissioni inquinanti nelle nostre città. In particolare, l’elettrificazione del trasporto pubblico, integrata con la digitalizzazione migliorerebbe la qualità del servizio ai cittadini, che potrebbero godere non solo di un maggiore confort ma anche di servizi innovativi e digitali, adeguati ad una domanda che è cambiata con il Covid e con la diffusione dello smart working».

Quindi non solo benefici in termini ambientali, ma anche di user experience.

«Con l’elettrificazione dei trasporti non solo riduciamo le emissioni atmosferiche inquinanti (CO2, NOX,..) e acustiche, ma otteniamo una maggiore efficienza dal punto di vista della spesa pubblica. Infatti, i trasporti sono la seconda voce di spesa delle regioni dopo la sanità. Il trasporto pubblico elettrico consente una riduzione rilevante dei costi del carburante e dei costi di manutenzione pari al 35-40%

Uno dei luoghi comuni più frequenti, rispetto alle fonti rinnovabili, riguarda la provenienza di queste.

«Ciò che ci offre il nostro territorio è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo le risorse per produrre energia rinnovabile, vento e sole prevalentemente, distribuite diversamente all’interno territorio. L’obiettivo è quello di sfruttare le risorse rinnovabili laddove sono presenti ed alimentare i consumi elettrici, chiudendo il modo virtuoso e sostenibile il cerchio.

«La generazione distribuita, che si è propagata con l’installazione di pannelli fotovoltaici a servizio delle abitazioni o degli usi industriali è un esempio di circuito virtuoso, in cui le rinnovabili vanno ad alimentare i consumi elettrici di una abitazione o di una impresa, abbattendo la spesa energetica».

Oggi l’impressione è che le strade verso la decarbonizzazione siano tracciate. Pare mancare l’ultimo scatto di reni. Enel cosa sta facendo in questo momento?

«Enel sta investendo molto sia sullo sviluppo di una pipeline di impianti da fonti rinnovabile sia sulla elettrificazione dei consumi finali, industriali e del trasporto, con modelli di business innovativi in cui la sostenibilità è integrata e parte del modello di condivisione di valore con i territori.

«C’è molto da lavorare su tutti i filoni, in quanto la baseline da cui partiamo al 2020 è il 33% di elettrificazione dei consumi finali, 22% dei consumi industriali e 1% di trasporto e gli obiettivi cui traguardiamo al 2050 sono rispettivamente sono 66% , 44% e 46% .

«Il settore più in ritardo e legato alle fonti fossili è proprio il trasporto, che ricomprende non solo la mobilità privata, ma anche il trasporto pubblico ed il trasporto marittimo.

«Il nostro territorio si sviluppa lungo le coste, è quindi fondamentale ridurre l’impatto delle emissioni in ambito portuale; le navi in sosta e in manovra in porto possono contribuire fino all’80% delle emissioni di una città».

Elettrificare i porti e farlo subito, insomma.

«Questo rientra già nel nostro piano strategico. A partire dal cosiddetto cold ironing, ovvero l’alimentazione delle navi in sosta con energia elettrica, passando per l’efficientamento dei terminal portuali, progetti che hanno il triplice effetto di ridurre i consumi, abbattere le emissioni e migliorare la competitività di un porto, rendendolo sostenibile.

Da manager che si occupa di queste tematiche e che è nel mezzo di questo ciclone chiamato elettrificazione, cosa pensa possa fare il singolo cittadino ogni giorno per raggiungere obiettivi più velocemente e per portare in qualche modo questo Paese nel futuro.

«Ritengo fondamentale la collaborazione fra tutti gli attori in campo ed una pianificazione integrata ed inclusiva: imprese, piccole, medie e grandi e città.

«La consapevolezza dei cittadini passa anche attraverso i messaggi che arrivano dal mondo delle imprese e dalle istituzioni. Per esempio l’elettrificazione del trasporto pubblico deve essere prevista dal piano urbano della mobilità sostenibile quindi ci deve essere una pianificazione ed una visione di medio periodo da parte della città e devo dire che molte città italiane questo passaggio lo hanno fatto, ora dobbiamo allungare il passo.

«La scommessa la possiamo vincere tutti insieme, remando tutti nella stessa direzione. Ed io che sono genovese ed ho visto questo modus operandi attivarsi dopo il crollo del ponte Morandi, posso dire che funziona e porta ad una condivisone allargata tra imprese, istituzioni, corpi intermedi producendo una forte accelerazione. Dobbiamo fare squadra, agendo, mettendo in pratica un nuovo modello di filiera che moltiplica il valore per i territori».

C’è il solito e antipatico gap tra Mezzogiorno e Settentrione del paese?

«Noto molta vivacità nel Mezzogiorno, che ha una grande chance in questo momento storico e che mi pare abbia tutta l’intenzione di giocarsela. Vedo molte start up e giovani che si impegnano e sono attratti dalla transizione ecologica e digitale. Stiamo vivendo un momento straordinario, con opportunità che se sfruttate consentirebbero sia al Nord sia al Sud, con le proprie peculiarità, di colmare i gap».

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