automobilismo

Sandro Munari, gli 80 anni del campione che ha cambiato la storia dei rally

Insieme a Nuvolari e Ascari sul trono dei più grandi di sempre, ha portato alla vittoria Lancia (e Ferrari) nelle competizioni su strada e su pista

di Mattia Losi


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(Afp)

3' di lettura

Caro Sandro, chi lo avrebbe mai detto. Arrivare al venerabile traguardo degli 80 anni e trovarsi nel bel mezzo di un mondo rovesciato. Colpito al cuore da un virus arrivato da lontano e capace di toglierci certezze, abitudini di vita, perfino la vicinanza con gli amici e spesso con i nostri stessi familiari.

Un nemico invisibile, contro il quale nessuno di noi è in grado di lottare. E immagino come sia difficile anche per te, il Drago, abituato a guardare i rivali negli occhi, chiudersi in cerca di un riparo invece di sfidare il mostro a viso aperto. Eppure, oggi, il nostro atto di coraggio è proprio questo: stare al riparo. Consentire ai pochi che possono farlo, a partire dai medici, dagli infermieri, dai fisioterapisti e dagli operatori sanitari, di combattere questa tristissima battaglia.

Ne usciremo, Sandro. E torneremo ad affrontare le cose senza paura, proprio come hai sempre fatto nella tua straordinaria vita, non solo sportiva. Dai campioni come te, che abbiamo visto trionfare sulle strade di tutto il mondo, possiamo imparare molto.

A usare la forza straripante della giovinezza, per esempio, come hai fatto a inizio carriera mettendo il sigillo sul Rally di Corsica, in coppia con il tuo compagno Luciano Lombardini. Avevi un piccola Lancia Fulvia HF, una macchina agli albori della sua epopea: nessuno avrebbe scommesso su di voi. E invece, sulle strade coperte di foglie e ricci di castagne, hai saputo andare oltre ogni limite. Gli altri uscivano di stada, tu volavi disegnando traiettorie perfette e impossibili da imitare.

Possiamo imparare a non arrenderci mai, come hai fatto nello straordinario rally di Montecarlo del 1972. La Fulvia HF era cresciuta nel tempo, era stata migliorata e potenziata. Ma sembrava quasi un giocattolo rispetto alle Porsche e alle Alpine, destinate a dominare la competizione. Al tuo fianco c’era Mario Mannucci, detto il Maestro. Già: il Drago e il Maestro. Chi poteva fermarvi? Ci hanno provato in tutti i modi, perfino con una penalizzazione “regalata” con una generosità a orologeria. Sembrava la fine di un sogno, è stato l’inizio di un incubo per i vostri rivali. Ripresi e superati, uno a uno, fino al traguardo di Montecarlo.

Possiamo imparare il senso vero del lavoro di squadra, come hai saputo dimostrare quando Ferrari ti ha chiesto di partecipare al Mondiale prototipi. E tu, che non lasciavi mai il volante, hai saputo condividerlo con altri piloti in una gara a staffetta alla quale non eri abituato. Anche in quel caso la conclusione è stata una vittoria. Schiacciante.

Possiamo imparare ad avere fantasia, come hai fatto pensando alla creazione del Motorshow visitando insieme a Clay Regazzoni una mostra di auto in Svizzera. Guardare avanti, sempre, per migliorare e migliorarci.

Possiamo imparare a essere tenaci, a lavorare duro, ad accumulare conoscenza e competenza per poi mettere il tutto al servizio degli altri: la Lamborghini Diablo SV, senza di te, probabilmente avrebbe problemi di surriscaldamento dei freni ancora oggi.

Possiamo imparare a non scendere a compromessi, come hai sempre fatto anche quando sarebbe stato più comodo cedere e chinare il capo. Un passo indietro, invece che uno avanti, e meno problemi. Impossibile, per un Drago. E impossibile per Sandro, che ha sempre considerato il grigio quella sfumatura inutile tra il bianco e il nero.

Possiamo imparare a non sentirci vecchi, perché quando sei davvero capace di fare una cosa non perdi il “tocco magico”: lo hanno capito alla Trento - Bondone del 1996, quasi vent’anni dopo il tuo ritiro dalle corse. Una cronoscalata che hai affrontato, per divertimento, ma soprattutto perché eri curioso di provare una macchina che non avevi mai guidato: la Ford Escort Cosworth che per di più, guarda caso, portava i colori del Jolly Club con cui avevi esordito più di trent’anni prima. I molti campioni “in servizio” alla partenza avranno pensato dove volevi andare, a 56 anni suonati. Al traguardo ti hanno trovato nell’unico posto possibile: davanti a tutti.

Da te possiamo impare tante cose Sandro, tantissime. Ma adesso, al traguardo degli 80, che taglierai all’alba del 27 marzo, resta al sicuro con la tua famiglia. Immagina che tutti i tuoi amici siano lì, con te. Con tua moglie Flavia, con i tuoi figli Matteo, Alessia e Maria Luce. Immagina una grande festa, la più grande che tu abbia mai visto. E chiudendo per un attimo gli occhi senti la stretta del fortissimo abbraccio che tutti noi, che ti vogliamo bene, ti mandiamo in questo momento difficile.

Tanti auguri Drago. Tanti auguri.

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