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Sanificazione, business in crescita di almeno il 50% nel 2020

Il valore della produzione di settore si attestava sui 12 miliardi. Con il coronavirus potrebbe addirittura raddoppiare. Ma si alzano anche i costi produttivi

di Francesco Prisco

Sanificazione straordinaria a Milano, puliti 2.500 km di strade

3' di lettura

Prima c’era chi la viveva come un optional, in alcuni casi addirittura come un fastidio. Se la facevi, era proprio perché dovevi. Adesso la fai e basta. E sai anche cosa «compri» dal fornitore. Tra prima e adesso c’è l’esplosione dell’ emergenza coronavirus che ha ribaltato le abitudini di tutti, mettendo in crisi la gran parte dei settori produttivi. Con l’eccezione di un’attività dalla quale, fino al 21 febbraio, si pretendeva il massimo risultato con i minimo sforzo economico e adesso si scopre centrale: la sanificazione.

Un settore da 12 miliardi
Tu chiamale, se vuoi, pulizie. Ma è bene tener presente che stiamo parlando di un settore che conta su un valore della produzione di oltre 12 miliardi, riunisce 4.600 aziende per oltre 322mila dipendenti. Un settore per forza di cose in controtendenza che, anzi, con l’emergenza coronavirus si trova a beneficiare di un incremento esponenziale della domanda.

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Il «glossario» riscritto dal virus
«C’è di più», sottolinea Carmine Esposito, presidente di Fnip Confcommercio, l’associazione di categoria che riunisce le imprese del comparto. «L’emergenza sanitaria sta riscrivendo il glossario delle imprese clienti che, fino a febbraio scorso, nella maggior parte dei casi ti chiamavano perché dovevano e neanche ponevano troppa attenzione alla qualità del servizio che erogavi. Adesso c’è grande consapevolezza dell’importanza delle operazioni di sanificazione: ti chiedono che prodotti usi, che standard di sicurezza sei in grado di garantire».

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Tra pubblico e privato
Per capire come funziona il business della sanificazione, tocca distinguere tra due macro-aree di clienti: pubblico e privato. «Il pubblico - continua Esposito - è innanzitutto ospedaliero. Fino all’emergenza, nelle aree a basso e medio rischio, qui praticavamo due interventi giornalieri, in quelle ad alto rischio si saliva a quattro interventi giornalieri alla presenza costante di un operatore in loco». Diverso il discorso nel privato. «Prima - spiega Esposito - un’azienda privata particolarmente sensibile poteva richiedere uno/due interventi al mese. Ovviamente l’attenzione cambiava in base al settore di appartenenza: per forza di cose nelle imprese alimentari, chimiche e farmaceutiche c’è sempre stata più sensibilità».

Verso una crescita del 50-100%
Tutto è cambiato con l’emergenza. «Negli ospedali - precisa l’imprenditore - la domanda d’intervento si è praticamente triplicata. Nelle imprese private viaggiamo verso l’orizzonte di una sanificazione a settimana». Il meccanismo di remunerazione resta legato alle gare d’appalto: «Continui ad avere i clienti che ti sei aggiudicato ma ti chiedono maggiore frequenza e ulteriore cura negli interventi, magari attraverso l’utilizzo di prodotti specifici». Questo sforzo si tradurrà, a fine 2020, in un’inevitabile crescita del business di settore, stimato in via prudenziale tra il +50 e il +100 per cento.

Una sanificazione? Due euro al metro lineare
Il problema è che il coronavirus si porta dietro anche l’incremento dei costi di produzione: «I prodotti utilizzati - specifica Esposito, con la sua famiglia al vertice del gruppo Epm che fattura 100 milioni e dà lavoro a 2mila persone, la metà delle quali nel settore sanità - costano di più in questa fase delicata e così anche il personale, anche perché non puoi utilizzare i lavoratori a rischio». Al contrario, il prezzo di una sanificazione continua a restare ancorato a quota 2 euro per metro lineare. E non può crescere ulteriormente. Perché tutte le aziende, in tempi di emergenza, devono portersela permettere.

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