FIRMATA L’INTESA

Sanità: l’accordo per la medicina generale sblocca 300 milioni di arretrati

di Barbara Gobbi

(foto fotogramma)

4' di lettura

Il recupero degli arretrati 2010-2017 da una parte, un primo, sostanzioso assaggio di parte normativa dall’altro. È fresco di firma l’Accordo tra la Sisac e i sindacati della medicina generale: Fimmg, Intesa sindacale e Snami. Mentre uno Smi alle prese con conflitti interni ha deciso oggi, dopo aver sottoscritto la pre-intesa all’inizio di marzo, di non siglare fino almeno all’esito del confronto interno in Consiglio nazionale. «Dietro il paravento di un atto dovuto, il riconoscimento degli arretrati, si modificano aspetti normativi importanti», ha affermato il segretario nazionale, Pina Onotri. Intanto, per la piena operatività dell’accordo - che si dovrebbe avere in una ventina di giorni - mancano due passaggi: il vaglio della Corte dei conti e l’Intesa in Conferenza Stato-Regioni.

La parte economica
L’accordo sullo sblocco degli arretrati 2010-2017 - su cui appena due giorni fa era arrivato il via libera del Mef - vale circa 300 milioni di euro. Sono interessati 64mila medici, dei quali 45mila medici di famiglia: incasseranno arretrati fino a 900 euro. Il primo obiettivo dei sindacati era recuperare le risorse messe in stand-by da una quasi decennale vacanza contrattuale per i circa 70mila medici di medicina generale. La maggior parte della torta da 300 milioni andrà ai medici di famiglia, che incasseranno nel complesso 250 milioni, mentre ai medici di continuità assistenziale, della medicina dei servizi e dell’emergenza andranno 50 milioni. In presenza del recupero degli arretrati, non sono stati previsti compiti aggiuntivi.

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Le new entry sul piano normativo
Velocizzazione dell’accesso alla professione dei giovani medici e indirizzi per accordi regionali che abbiano come obiettivo un aumento della intensità assistenziale attraverso diagnostica di primo livello negli studi; riconoscimento del ruolo centrale del medico di famiglia nella gestione del paziente cronico e ruolo attivo nelle vaccinazioni e partecipazione al governo delle liste d’attesa. A ricordare le prime importanti novità su piano normativo - in attesa di far ripartire al più presto le trattative con la Sisac al momento guidata da Vincenzo Pomo - è la Federazione italiana dei medici di famiglia, guidata da Silvestro Scotti. «È un punto di partenza di grande valore - spiega Scotti - per il dichiarato impegno a sostegno dell’evoluzione della medicina generale che, nel rispetto e nella continuità della sua tradizione e della sua peculiarità, è riconosciuta come soggetto di riferimento per rispondere alle richieste di salute dei cittadini italiani garantendo la sostenibilità del Ssn. È stato un gioco di squadra tra ministero, regioni e sindacato - prosegue Scotti - che ha consentito di prevedere particolari tutele per le colleghe in gravidanza e per i giovani che acquisiscono il titolo di formazione specifica. Si è previsto inoltre che le attività di continuità assistenziale vengano svolte in sedi idonee a garantire la sicurezza soprattutto delle colleghe, cominciando a mantenere così una promessa che ci eravamo fatti al nostro ultimo congresso. La larga condivisione sindacale rappresenta poi un valore aggiunto se si riuscirà a mantenere sugli accordi decentrati unità di intenti pur nelle diversità».

L’attesa sulle borse di studio
«Non sono solo buone notizie – precisa però Scotti rilanciando l’allarme della Fnomceo di Filippo Anelli – poiché quello che era sembrato risolvibile nel breve tempo, ovvero un aumento del numero delle borse attraverso l’uso dei fondi di piano finalizzati dal ministero della Salute a questo scopo, pare sia bloccato per opposizione di una sola Regione. Ricordiamo a questa Regione che velocizzare l’accesso senza formare nuovi medici peggiorerà la situazione, rendendo l’emergenza un fatto di sua esclusiva responsabilità. Sul proseguo delle trattative saremo inamovibili, soprattutto sul tema della assistenza penitenziaria che non possiamo caricare sui numeri del diploma in Medicina Generale quali quelli della programmazione attuale, per cui chi prende queste decisioni forse sta sottovalutando il problema che, nel caso dei detenuti, potrebbe addirittura diventare drammatico. Vogliamo però essere ancora ottimisti, anche perché siamo in un momento di nuovo assestamento del panorama politico nazionale, – conclude Scotti – e trovate le giuste misure noi proseguiremo il dialogo con le Regioni e con la compagine governativa che si andrà a costituire per un percorso di rinnovamento che mantenga però sempre lo stesso impegno e lo stesso sguardo rivolto all’interesse del cittadino e alla difesa costituzionale della sua salute».

La decisione dello Smi
Il segretario generale dello Smi, Pina Onotri, alla fine dell’incontro ha contestato il testo presentato dalla Sisac, perché «dietro il paravento di un atto dovuto, il riconoscimento degli arretrati, si modificano aspetti normativi importanti. Intanto - spiega Onotri - si definisce in senso punitivo e confuso il ruolo dei medici, rispetto ai piani nazionali sulla cronicità, i vaccini, e il governo delle liste di attesa. Inaccettabile. Quindi, non si precisano correttamente i criteri di assegnazione degli incarichi provvisori. Infine, si mette in discussione il diritto allo sciopero depotenziandolo. Come Smi convocheremo il Consiglio nazionale su questi temi, solo dopo valuteremo se apporre una firma tecnica, solo per non subire l'ingiusta esclusione dalle trattative decentrate».

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