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I super prezzi dei farmaci Usa spingono gli immigrati europei a curarsi nei paesi d’origine

di Riccardo Barlaam


Usa: 40 Stati citano aziende farmaci, prezzi gonfiati

4' di lettura

Tra Stati Uniti ed Europa c’è una distanza siderale sulla sanità. E il pendolo per una volta punta decisamente a favore della tanto bistrattata Unione europea e del suo sistema sanitario pubblico, universale e gratuito. Negli Stati Uniti se non hai i soldi non ti curi. Molte persone a basso reddito che non hanno assicurazione non hanno accesso alle cure sanitarie, nonostante gli sforzi dell’Obamacare, azzoppato dal precedente Congresso a guida repubblicana. Molti expat europei aspettano di tornare nella Ue per fare gli esami e la scorta di medicinali.

GUARDA IL VIDEO. Quaranta stati Usa citano 20 big pharma

Emigranti «di ritorno» per le cure
Si rimandano scelte o decisioni legate alla salute per un sistema che, nonostante le eccellenze delle cure, in molti casi è basato tutto sul dollaro e sul profitto. Tra assicurazioni, ospedali e case farmaceutiche. Qualche esempio rende l’idea meglio di tante parole. Per fare una Tac a New York ci vogliono 8mila dollari. Una visita medica privata da uno specialista costa 750 dollari. La visita dal medico di base 300 dollari. Una scatola di antibiotici per curare l’influenza di stagione? Ci vogliono 120 dollari. Un altro esempio è nella storia raccontata a chi scrive dal protagonista-vittima del sistema sanitario: un professoredi matematica, il signor L.M., italiano di Torino che per 35 anni, tutta la sua carriera professionale, ha insegnato nelle scuole superiori di New York, in diverse high school tra Queens e Brooklyn. Il docente ormai è cittadino americano, ha pagato i contributi previdenziali qui e riceve una pensione dagli Stati Uniti. Qualche tempo fa ha scoperto di avere un sarcoma, un tipo di tumore raro che colpisce i tessuti molli, lo stesso che aveva Sergio Marchionne.

Il caso del signor L.M.
Il signor L.M., grazie alla sua assicurazione, ha potuto affrontare le cure previste per questa malattia, cure terminate con successo. Il tumore non c’è più. Ma c’è la possibilità, come succede in questi casi, che torni fuori. L’assicurazione sanitaria, che lui ha sempre pagato durante gli anni dell’insegnamento, gli ha negato qualche mese fa la copertura per il futuro, adducendo la motivazione della possibilità di un ritorno della malattia e quindi di un inevitabile ricorso alle costose cure sanitarie. Morale della favola: dopo 35 anni negli Stati Uniti il professore è stato costretto a rientrare in Italia, dove vivrà con la sua pensione, perché negli Stati Uniti non era sicuro di avere la copertura assicurativa per le sue cure.

Il «cartello» delle big pharma
L’ennesimo scandalo che ha colpito la sanità pubblica americana è la connection del dollaro che lega le cure della salute riguarda i farmaci. Quarantaquattro Stati Usa hanno fatto causa a 20 case farmaceutiche, le più grandi società americane, accusate di aver creato un cartello con il quale hanno alzato fino al 1000% il prezzo di 100 farmaci generici, molto comuni e diffusi. Tra le società coinvolte ci sono Teva, Pfizer, Novartis e Mylan. Oltre a 15 dirigenti del commerciale e del marketing responsabili del prezzo dei medicinali. L’attività fraudolenta di cartello dei big pharma sarebbe avvenuta tra il giugno 2013 e il gennaio 2015, secondo le accuse. Il cartello industriale avrebbe ritoccato al rialzo senza motivo i prezzi di medicinali molto diffusi, come gli antibiotici, i farmaci a base di fenofibrato contro il colesterolo alto, i contraccettivi, i farmaci anti-tumorali, i fluidificanti del sangue, i medicinali per il trattamento dell’Aids a base di lamivudina e zidovudina, i medicinali anti depressivi.

La mossa del procuratore Greval
«Sappiamo tutti che i medicinali possono essere molto costosi. Ora però sappiamo che i prezzi alti sono stati causati in parte da un accordo illegale tra i produttori di farmaci generici per gonfiare i loro prezzi», ha scritto in una nota Gurbir S. Greval, il procuratore capo del New Jersey che ha portato avanti le indagini. Al centro del cartello, secondo l’accusa, ci sarebbe la filiale americana del colosso del farmaco israeliano Teva Pharmaceuticals. Teva, sostengono gli inquirenti, nel periodo considerato ha alzato i prezzi di circa 400 prodotti farmaceutici legati a 112 medicinali generici. La società viene descritta come la capofila della gigantesca frode, con una condotta definita «pervasiva a livello industriale»,con la quale sarebbero stati raggiunti accordi tra le aziende concorrenti sui generici, una sorta di cooperazione per aumentare i prezzi volta a far mantenere alle varie società «una giusta quota di mercato» nei farmaci generici. Scrivono gli inquirenti: «I concorrenti nell’industria dei farmaci generici comunicavano in modo sistematico e routinario una con l’altra direttamente, per dividersi i clienti creando un equilibrio artificiale nel mercato, e quindi mantenere dei prezzi alti e anti-competitivi».

Teva nella bufera
Teva, che è tra le più importanti società mondiali di farmaci generici, ha negato tutte le accuse. «Teva continua a riesaminare la questione internamente e non è impegnata in nessuna condotta che possa comportare responsabilità civili o penali», è scritto in una nota. Il colosso israeliano che ha 13,1 miliardi di market cap in Borsa è stato travolto da un’ondata di perdite con un calo ieri che è arrivato a superare il 16% (-37% anno su anno la perdita del titolo). «Abbiamo email, sms e telefonate registrate ed ex dirigenti insider delle aziende con cui crediamo di poter provare la cospirazione pluriennale per stabilire i prezzi e dividere le quote di mercato per un grande numero di farmaci generici», scrive il procuratore generale del Connecticut, William Tong, lo stato dove le indagini multi-stato sono partite cinque anni fa e dove ora si svolgerà la causa.

Nel mirino anche Mylan e Pfizer
Nel febbraio 2018 diversi giornali americani criticarono Teva e i costi alti dei suoi farmaci generici portando come esempio quello di un flacone con 100 compresse per il trattamento della Malattia di Wilson, vendute a 18.375 dollari. Polemiche anche su Mylan e la sua pistola di auto iniezione con l’adrenalina da usare contro i casi di shock anafilattico il cui prezzo è stato alzato da 100 a 600 dollari. Anche Pfizer ha negato tutte le accuse che toccano la controllata Greenstone che produce farmaci generici, annunciando che si difenderà in tutte le sedi dagli addebiti dei 44 Stati americani.

Gli inquirenti sostengono che il cartello tra le big pharma abbia pesato sui bilanci delle casse federali per «diversi anni» con i maggiori costi creati da questa «frode multi miliardaria» che ha danneggiato l’efficacia dei programmi sanitari come Medicare e Medicaid.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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