Scatta l’obbligo vaccinale

Sanitari, insegnanti e poliziotti: dalle sostituzioni alle sospensioni, cosa succede dal 15 dicembre ai no vax

La “stretta” è stata prevista dal decreto legge che ha introdotto il green pass rafforzato (decreto legge 172 del 2021, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 novembre e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26). Il provvedimento integra, con ulteriori misure di prevenzione, il quadro delle soluzioni messe in campo per contenere i contagi Covid 19

di Andrea Carli

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5' di lettura

È scattato l’obbligo vaccinale per alcune categorie di lavoratori che sono più esposti al rischio contagio Covid. Si tratta di personale amministrativo della sanità, docenti e personale amministrativo della scuola, militari, forze di polizia (compresa la polizia penitenziaria e quella locale) e personale del soccorso pubblico. Per il personale sanitario e socio-sanitario diventa obbligatoria anche la dose di richiamo.

La “stretta” è stata prevista dal decreto legge che ha introdotto il green pass rafforzato (decreto legge 172 del 2021, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 novembre e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26). Il provvedimento integra, con ulteriori misure di prevenzione, il quadro delle soluzioni messe in campo per contenere i contagi Covid 19.

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Senza vaccino scatta sospensione senza retribuzione

Da mercoledì 15 dicembre, dunque, per queste categorie la vaccinazione è requisito essenziale per lavorare, con la conseguenza che l’eventuale inadempimento determina l’immediata sospensione dal servizio, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro. Durante il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumenti. comunque denominati. Ecco, in estrema sintesi, le procedure da seguire con i “no vax” che operano nei singoli comparti.

Personale sanitario, vigila l’Ordine professionale

Allo scopo di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, il personale sanitario (medici, infermieri e personale delle Rsa) ha ora l’obbligo di effettuare la dose di richiamo (booster) successiva al ciclo vaccinale primario del vaccino anti Covid. Gli Ordini degli esercenti le professioni sanitarie, attraverso le federazioni nazionali (che sono a loro volta responsabili del trattamento dei dati, in quanto utilizzano la Piattaforma nazionale digital green certificate) verificano se la persona ha il certificato verde, che attesta l'avvenuta vaccinazione.e dalla piattaforma non risulta l’effettuazione della vaccinazione, anche con riferimento alla dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario, si apre una fase di confronto.

L’Ordine professionale territorialmente competente invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione della richiesta, la documentazione che attesta l’effettuazione della vaccinazione o l’omissione o il differimento della stessa, ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione da eseguirsi entro un termine non superiore a 20 giorni dall’invito o comunque l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale.Decorsi i termini, se l’Ordine professionale accerta il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale, anche con riguardo alla dose di richiamo, ne dà comunicazione alle federazioni nazionali competenti e, per il personale che abbia un rapporto di lavoro dipendente, anche al datore di lavoro.

L’atto di accertamento dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale adottato da parte dell’Ordine territoriale competente ha natura dichiarativa, non disciplinare, determina l’immediata sospensione dall’esercizio delle professioni sanitarie ed è annotato nel relativo Albo professionale. La sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell’interessato all’Ordine territoriale competente e, per coloro che abbiano un rapporto di lavoro dipendente anche al datore di lavoro, del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i professionisti che hanno completato il ciclo vaccinale primario, della somministrazione della dose di richiamo e comunque non oltre il termine di sei mesi a decorrere dal 15 dicembre 2021. Per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato.

Personale scolastico: l’obbligo vaccinale riguarda praticamente tutti

L’obbligo vaccinale nel comparto scuola riguarda praticamente tutti: dirigenti, docenti e personale Ata (sia di ruolo che precari). Si applica al personale a tempo determinato e indeterminato. Per accedere a scuola, devono dimostrare di aver effettuato la vaccinazione anti-Covid. Mentre per i lavoratori esterni, come assistenti agli alunni disabili o addetti alle mense, basta la certificazione verde.Con una nota (n.1889 del 7 dicembre) inviata agli uffici scolastici regionali il ministero dell’Istruzione ha chiarito i termini dell’obbligo vaccinale. La verifica della vaccinazione dei presidi è a carico dei direttori degli uffici scolastici regionali.

Se si ha solo il green pass base, ossia il certificato verde che si ottiene anche con tampone antigenico o molecolare negativo, il dirigente scolastico «senza indugio, invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione dell’invito» la documentazione relativa o alla avvenuta vaccinazione o alla prenotazione o l’esenzione. Nel corso dei 5 giorni il docente può continuare a lavorare (previo tampone) altrimenti scatta la sospensione: la mancata presentazione della documentazione determina infatti l’inosservanza dell’obbligo vaccinale. Il dirigente scolastico, per iscritto e senza indugio, comunica la situazione al personale interessato.

All’inosservanza dell’obbligo consegue l’immediata sospensione dal diritto di svolgere l’attività lavorativa con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro: non sono dovuti retribuzione né altro compenso o emolumento comunque denominati. Nel caso di vaccinazione, invece, il prof può continuare a lavorare con green pass con tampone fino all’ottenimento del super Green pass. Sono previste sia per chi viola l’obbligo (da 600 a 1.500 euro) sia per deficit di controllo (da 400 a 1.000 euro).

Forze dell’ordine, in caso di sospensione ritiro temporaneo di arma e manette

Una circolare del ministero dell’Interno pubblicata alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per le forze dell’ordine (comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico) ha messo in evidenza che «l’adempimento dell’obbligo vaccinale comprende il ciclo vaccinale primario e, a far data dal 15 dicembre 2021 la somministrazione della successiva dose di richiamo da effettuarsi nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti dalla circolare del Ministero della Salute».

L’obbligo riguarda anche gli assenti dal servizio. «Il giorno 15 dicembre - si legge infatti nella circolare - il personale tutto, anche se assente per legittimi motivi, dovrà produrre al responsabile della propria struttura la documentazione attestante l’adempimento dell’obbligo vaccinale». Se tale documentazione non arriverà, l’amministrazione competente dovrà invitare «senza indugio, l’interessato a produrre entro 5 giorni dalla ricezione dell’invito» la documentazione richiesta. Per chi non si vaccina, non solo è prevista la sospensione del servizio senza alcun compenso, ma anche il ritiro temporaneo della «tessera di riconoscimento, la placca, l’arma in dotazione e le manette».

Multe salatissime, inoltre, per chi viene scovato a lavoro seppur non vaccinato. «La svolgimento dell’attività lavorativa in violazione dell’obbligo vaccinale - si legge infatti nella circolare - è punito con la sanzione del pagamento di una somma da euro 600 a euro 1.500». Ma verrà multato anche chi non controlla, con sanzioni da 400 a mille euro. «Ci sarà un continuo monitoraggio sugli operatori che hanno adempiuto all’obbligo - ha sottolineato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese in audizione alla commissione Affari costituzionali del Senato - . Prima dell’introduzione dell’obbligo il monitoraggio non era consentito per la privacy, oggi è invece possibile per la necessaria verifica posta in carico dei datori di lavoro. Ci si attende da questo un’ulteriore spinta ad aderire alla campagna da parte degli operatori».

Militari, requisito essenziale per lavorare

L’obbligo vaccinale riguarda anche il comparto militare. Lo Stato Maggiore della Difesa ha emanato il 10 dicembre una «Direttiva sugli adempimenti e indicazioni operative per i datori di lavoro del Ministero della Difesa nella verifica della vaccinazione obbligatoria». «L'obbligo - viene spiegato - è comprensivo della successiva dose di richiamo» dopo «l'avvenuto completamento del ciclo vaccinale primario (prima e e seconda dose)». Si ricorda che «la vaccinazione diviene così per il personale del comparto un requisito essenziale per lo svolgimento dell'attività lavorativa». L' accertamento del mancato rispetto dell'obbligo vaccinale, infatti, comporta «l'immediata sospensione dal diritto di svolgere l'attività lavorativa» ma anche «la perdita del diritto alla retribuzione». Il periodo di sospensione dal servizio implica la «perdita dell'anzianità di servizio» relativa nonché quella della quota «per la maturazione delle ferie». Va solo tenuto in conto che la sospensione «cesserà comunque di essere efficace decorsi sei mesi dalla data del 15 dicembre 2021».


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