ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI conti del Festival

Sanremo, 38 milioni di ricavi. Salini: «Rai media company di servizio pubblico»

Viale Mazzini valuta un successo l’edizione 70+1 del Festival, puntando l’attenzione su ringiovanimento degli ascolti e maggior uso delle piattaforme

di Andrea Biondi

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La conferenza stampa di chiusura di Sanremo 2021 con Amadeus e l’ad Rai Fabrizio Salini (Ansa)

4' di lettura

«Con questo Festival la Rai ha dimostrato di essere una vera media company di servizio pubblico». L’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini commenta così, con soddisfazione e con evidente riferimento al maggior utilizzo delle altre piattaforme per la visione, soprattutto dai più giovani, l’edizione 70+1 del Festival di Sanremo. Quanto alla prossima l’ad Rai mette sul tavolo la carta a sorpresa – «Ama e Fiorello sono patrimonio azienda, spero in triplete» – con un Amadeus che altrettanto a sorpresa non chiude: «Ne parliamo, vediamo se c’è un’idea». Anche se, a onor del vero, il prosieguo dell’ultima conferenza stampa del Festival sembra togliere ogni dubbio sul contrario: «L’anno prossimo arriverà qualcun altro e farà bene», replica il direttore artistico a una domanda sull’ora tarda di chiusura della kermesse.

Boom di raccolta pubblicitaria

Sul Festival dell’Amadeus-Fiorello bis hanno molto puntato gli investitori pubblicitari. Quello che durante la conferenza stampa finale segnala l’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Gian Paolo Tagliavia, è un dato per nulla atteso alla vigilia, vista l’assenza di eventi in esterna per i quali a qualche settimana dal Festival circolava un dato su una mancanza di 10 milioni di introiti. Evidentemente le inserzioni tradizionali hanno più che compensato la mancanza degli eventi in esterna. «Il mercato ha scommesso sul progetto e su Rai1. Dicevo di essere ottimista – spiega l’ad di Rai Pubblicità – ma non immaginavo di raccogliere più dell'anno scorso: 38 milioni. Quindi 1 milione in più rispetto al 2020. Il mercato ha apprezzato la volontà di esserci, ci ha creduto. Siamo contenti».

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Il nodo compensazioni

In questo quadro l’ad di Rai Pubblicità non ha mostrato particolari preoccupazioni sul tema delle possibili «compensazioni» cui potrebbe trovarsi a fare i conti la Rai visto il gap fra ascolti e stime di vendita, con la politica commerciale per il Festival, per contatti che sono stati comunque inferiori alle attese come segnalato, già per le prime tre serate, dal Sole 24 Ore. Oltre all’ascolto che è stato crescente nella fase finale del Festival, Tagliavia aggiunge che per ora «è molto difficile tirare le somme se non sul fatto che la stragrande maggioranza degli investitori ha voluto esserci e aveva una forte memoria di quello che è accaduto lo scorso anno, quando le stime alla base della nostra politica commerciale erano state superate da contatti e ascolti». In conclusione: «Non ci sembra di ravvisare particolari perturbazioni dagli investitori».

Il Festival dell’emergenza

Quella andata in onda è stata un’edizione nuova, nata con l’incognita della mancanza del pubblico figlia dell’emergenza Covid, ma che dal vincitore (i Maneskin) all’aumento forte del pubblico giovane, ha sicuramente rappresentato un momento di cesura con il passato. «Questo è stato uno dei Sanremo più forti della storia del festival anche in termini di ascolti», ha chiosato Amadeus. Se contati i numeri non danno ragione al direttore artistico. Se «pesati», invece, il Festival consegna alla Rai una dote da non disperdere per il futuro.

Un’audience più giovane

Gli ascolti della 71esima edizione del Festival sono andati crescendo serata dopo serata, senza tuttavia mai riuscire a raggiungere quelli dell’edizione 2020. A consuntivo delle cinque serate, secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, il gap è di -1,4 milioni di ascoltatori e otto punti in meno di share. Sebbene nella prima parte i dati di audience media siano sempre stati abbondantemente sopra i dieci milioni, nella media delle cinque serate, e per prima e seconda parte insieme, il dato di audience si è attestato a quota 8.433.199 con share del 47,72 per cento. Quel che è successo è stato però un cambiamento abbastanza spinto nella composizione degli aficionados, con crescita nella fascia d’età 15-19 (+6 punti di share a 61,8%) e nei 20-24enni (+2 punti a 60,9% di share). Forti i cali invece nelle fasce 55-64 (-9 punti); 45-54 (-8 punti) e over 65 (- 7 punti a 50,59% di share).

L’indice di coesione sociale

«È stato un Sanremo giovane e un po’ fuori di testa che ha portato l’indice di coesione sociale a livelli molto alti in un momento particolarmente difficile e complicato. L’impegno per il Servizio pubblico deve essere di mantenere alto questo indice anche sul resto della programmazione, in particolare sull’informazione, e di rispettare quanto previsto dal Contratto di servizio sulla misurazione della coesione sociale», spiega Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi che ha rilevato questo parametro indicativo del livello di «somiglianza» tra il pubblico di una trasmissione tv, in questo caso il Festival, e l’intera popolazione italiana in base a una serie di elementi. L’indice di coesione sociale dell’ultima serata è stato di 90,85 (90,27 nell’edizione 2020), con «valori superiori o pari al 93% su titolo di studio, territori e classe socio-economica, a sottolinearne la condivisione nazionale della visione», conclude Siliato.

Il media mix

Sui dati d’ascolto ora sicuramente dovrà aprirsi una riflessione. Auditel vale sempre come «currency» o bisognerà affidarsi di più anche ad altri parametri? La Rai sabato 6 marzo ha ribadito come complessivamente le cinque giornate del Festival abbiano generato un aumento di circa il 30 per cento sul consumo on demand rispetto alla scorsa edizione. La serata finale ha visto un aumento del 40 per cento di device collegati (sempre rispetto alla serata finale 2020). Sarebbero infine state generate quasi 30 milioni di interazioni social, registrando il record di sempre. In particolare la giornata finale ha generato un +51% rispetto alla giornata finale del 2020.

Bilancio in attivo

Il direttore di Rai 1, Stefano Coletta, non ha voluto fornire un dato preciso sui costi parlando però di un risparmio del 5% rispetto all’edizione passata. Considerando che lo scorso anno il costo è stato sui 18 milioni, quest’anno il dato dovrebbe dunque essere sui 17 milioni. Ma non è stato rivelato. Con Sanremo 2021, ha concluso Salini, «la Rai porta a compimento un processo partito un po’ di anni fa, diventare media company di servizio pubblico. Lo abbiamo fatto, le nostre piattaforme si sono integrate, anche fisicamente, con Radio2 entrata all’Ariston, con la contaminazione dei linguaggi. I ragazzi sono stati una grande scommessa vinta: non era una scelta facile, sulla nostra rete ammiraglia, costruire un universo che ha accolto una generazione che ha portato sul palco energia, sentimenti, emozioni che è difficile far incontrare nel nostro lavoro quotidiano».

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