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Sanremo, vince Diodato. Share al 60% per la finale, ricavi pubblicitari a 37 milioni (+18%)

Secondo Gabbani, terzi i Pinguini Tattici Nucleari. Il vincitore dedica la vittoria alla sua Taranto, «città in cui bisogna fare tanto rumore»

dall'inviato Francesco Prisco

Sanremo, Diodato e la parodia della sua "Vita meravigliosa"

Secondo Gabbani, terzi i Pinguini Tattici Nucleari. Il vincitore dedica la vittoria alla sua Taranto, «città in cui bisogna fare tanto rumore»


6' di lettura

SANREMO - Diodato con Fai rumore vince Sanremo. Secondo Francsco Gabbani con Vinceversa, terzi i Pinguini Tattici Nucleari con Ringo Starr. Questo il podio della 70esima edizione del festival della canzone italiana, conclusasi a notte inoltrata. Quella del cantautore di origine tarantina è una ballatona intima piano e voce che nel refrain cresce esattaente come tutti si aspettano. Funziona eccome e porta a casa anche il premio della critica «Mia Martini» e quello della sala stampa «Lucio Dalla». Gabbani si aggiudica il premio Timmusic, attribuito al brano in concorso più ascoltato in streaming sulla piattaforma Tim dedicata alla musica digitale. A Rancore il premio «Sergio Bardotti» per il miglior testo, a Tosca il premio «Giancarlo Bigazzi» per la miglior composizione musicale.

Finale al 60% di share
La serata finale sabato sera è stata seguita in media su Rai1 da 11 milioni 476mila spettatori con il 60.6% di share. Nel 2019 l’ultima serata del festival aveva raccolto in media 10 milioni 622mila telespettatori pari al 56.5 per cento. La prima parte della serata finale (dalle 21.32 alle 23.52) ha fatto segnare 13 milioni 638mila telespettatori con il 56.8%, la seconda (23.57-1.59) 8 milioni 969mila con il 68.8 per cento. Nel 2019 la prima parte dell’ultima serata di Sanremo aveva raccolto 12 milioni 129mila spettatori con il 53.1%; la seconda 8 milioni 394mila con il 65.2 per cento. Con il 60.6% la finale centra il miglior risultato in termini di share dal 2002, quando l’ultima serata del Festival, condotto da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere, raccolse il 62.66 per cento. Il picco di ascolto in valori assoluti della finale di Sanremo 2020 è stato raggiunto alle 21.45, con 15 milioni 367mila telespettatori, durante lo scambio di battute tra Amadeus e Fiorello e la presentazione di Irene Grandi. All’1.38 è stato toccato il picco in termini di share, con il 76.8%, mentre Fiorello ricordava il cantante Bruno Martino. Il presidente Rai Marcello Foa parla di «risultato eccezionale che premia un’edizione memorabile, frutto dell’impegno e delle capacità di tutte le squadre della Rai coinvolte nel progetto».

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Il festival del Millennio
Per Stefano Coletta, direttore di Rai 1, «è uno strabilancio. Si più parlare di festival del Millennio, perché l’edizione ha centrato una media settimanale che non riagiungeva dal 19992. In questi casi non servono parole ma ringraziamenti ad Amadeus, padrone di casa, a Fiorello che si è messo in gioco con grande generosità, anche in nome della sua generosità nei confronti di Rai. Fiorello ha una grandissima contentezza quando torna in Rai. Sul palco gioca con improvvisazione. La vittoria spetta a lui, a Tiziano Ferro, a tutta la squadra di lavoro, agli autori che hanno speso passione giorno per giorno». È stata l’edizione dei record in assoluto per i giovanissimi (15-24 anni) che hanno superato il 61%: «non accadeva - spiega Coletta - dal 1998. Grandissima quota di pubblico laureato, per dire che è tornata una grossa fetta di pubblico che ha accolto questo family show. È stato un Sanremo delle grandi piccole cose».

Amadeus: «Le polemiche non mi hanno condizionato»
Secondo il direttore artistico Amadeus, «questa mattina è la più difficile di tutte. Sono l’uomo più felice del mondo. È accaduto quello che desideravo fare fin da agosto. Il numero 70 ti impone di fare qualcosa di particolare rispetto al solito. L’azienda mi aveva dato fiducia totale. Credo di averla ripagata con onoestà e sincerità, portando quello che ritenevo essere giusto. Me ne sono assunto fino in fondo le responsabilità. Nel bene e nel male. Avere un direttore che ti dà anche dei consigli». Quindi Amadeus fa un riferimento alle polemiche, «non ne voglio più parlare ma ci tengo a dire che il pubblico è sovrano. E il pubblico non si è lasciato condizionare».

La dedica a Taranto
Ma torniamo alla gara. «Dall’inizio del festival sono stato accolto da un calore che non mi aspettavo. Sono felice per tutte le persone che lavorano con me», commenta il vincitore Antonio Diodato. La dedica va «alla mia famiglia che, nella mia vita, ha fatto tanto rumore e alla mia seconda famiglia, Carosello e Curci, Edwin Robert che ha scritto la canzone con me. Sanno bene chi sono, sanno come voglio muovermi». Ma la dedica è anche per Taranto, «una città in cui bisogna fare tanto rumore perché la situazione è diventata insostenibile».

Ricavi pubblicitari a 37 milioni (+18)
Canta vittoria Antonio Marano, direttore Rai Pubblicità che regala ad Amadeus un pallone autografato dall’Inter, perché «quando si segnano tre gol si porta il pallone a casa». Il festival a Marano «ha ricordato l’esperienza dell’Isola dei Famosi. Era qualcosa di mai fatto prima e mi ha dato grandi soddisfazioni. Quando si segnano tre gol, si porta a casa il pallone» Dai 31,4 milioni del 2019 si passa a 37 milioni di ricavi pubblicitari. «C’è un 18% di incremento rispetto all’anno precedente». Niente male per l’evento, i cui costi restano attestati sui 18 milioni. Ha pagato la strategia della «crossmedialità», la moltiplicazione dei canali di distribuzione dei contenuti legati al festival (il canale streaming Raiplay in primis).

La classifica dal quarto al 23esimo posto
Queste le posizioni dal quarto al 23esimo posto: le Vibrazioni, Piero Pelù, Tosca, Elodie, Achille Lauro, Irene Grandi, Rancore, Raphael Gualazzi, Levante, Anastasio, Alberto Urso, Marco Masini, Paolo Jannacci, Rita Pavone, Michele Zarrillo, Enrico Nigiotti, Giordana Angi, Elettra Lamborghini, Junior Cally e Riki. Squalificati Bugo e Morgan.

La composizione dei voti che ha determinato il voto
Cosa ha determinato questo esito? Ecco le tre componenti. Per il televoto è arrivato primo Gabbani, poi Pinguini Tattici Nucleari e Diodato. Per la giuria demoscopica primo Gabbani, secondo Diodato, terzi Pinguini Tattici Nucleari. Per la sala stampa primo Diodato, secondo Gabbani, terzi Pinguini Tattici Nucleari.

Momenti cult della finale?
Il freestyle di Fiorello con l’autotune, Riccardo Zanotti, cantante dei Pinguini Tattici Nucleari che dà un bacetto a Mara Venier seduta in platea, Achille Lauro che entra agghindato come Elisabetta I e slinguazza col chitarrista, Elettra Lamborghini che maneggia la generosa scollatura dell’abito e ci scappa/non ci scappa l’effetto Patsy Kensit.

Amadeus, un Sanremo da mediano
Cala insomma il sipario su un’edizione partita tra polemiche pretestuose che hanno finito per spegnersi sotto una grandinata di ascolti sui quali chissà quanti, alla vigilia, avrebbero scommesso. Per un mese e mezzo si è sparato su Amadeus e delle sue scelte da direttore artistico nella speranza che a cascare, alla fine, fosse l’ad della Rai Fabrizio Salini. Un tiro a segno figlio del clima di instabilità politica che dal Parlamento si trasferiva al cda Rai. Amadeus è un presentatore abbastanza tradizionale, un gestore, uomo di fatica senza grandi guizzi. Il classico «mediano» che funziona a meraviglia se accompagnato da un grande fantasista.

Fiorello, fantasista usato troppo
E in più ha la fortuna di essere amico del più grande fantasista disponibile sul mercato. Bene sottolinearlo ancora una volta: è stato anche (o forse soprattutto) il Sanremo di Fiorello, usato come uomo ovunque. Usato tanto, forse pure troppo. Memorabile la sua uscita acrobatica subito dopo il fuori-programma dell’abbandono di Bugo e Morgan. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che, con in squadra un fuoriclasse dall’estro così pronunciato, si tende a «scrivere» poco, si butta la palla aventi aspettando l’invenzione. A discapito dei tempi di gioco. E così si è andati lunghi. Ma, siccome i risultati sono quelli che sono, squadra che vince non si cambia. Facilissimo che il 2021 sarà del tandem Amadeus-Fiorello che potrebbe diventare tridente con l’inserimento in squadra di Jovanotti. Non troppo rodato il meccanismo delle figure femminili che ruotano, si alternano, se ne vanno e poi tornano. Rula Jebreal che lascia il posto a Diletta Leotta, che lascia il posto a Francesca Sofia Novello. Da rivedere.

Benigni, discorso ambizioso
Discorso ospiti ancora più complicato. Roberto Benigni si è preso la scena nella giornata di giovedì col discorso sul Cantico dei Cantici, operazione ambiziosa che ci sarebbe stata benissimo in un format dedicato, ma calata all’interno di una manifestazione canora ha assunto un significato a tratti straniante. Nessuno nega ciò che Tiziano Ferro rappresenta per la musica leggera italiana, ma tenerlo ospite fisso a ogni puntata in un concorso canoro, unendo le canzoni alle canzoni, non fa altro che appesantire la scaletta e dilatare i tempi. Stesso dicasi per Biagio Antonacci, visto in finale. Quanto all’offerta musicale, è paradossale che quella che probabilmente è la migliore canzone dell’edizione - No grazie di Junior Cally - sia finita nel tritacarne per questioni che non hanno niente a che fare con la musica. Ma è Sanremo e succede anche questo. Da lunedì si esce dalla bolla e si torna nel mondo reale.

PER APPROFONDIRE:
Settant’anni di podio e classifiche
Le pagelle alle canzoni di Sanremo

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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