IL FESTIVAL

Sanremo, i primi a uscire sono le coppie Nesli-Paba e Raige-Luzi. Ermal Meta vince la serata delle cover

di Francesco Prisco

(ANSA)

4' di lettura

I primi Big a lasciare Sanremo 2017 sono le coppie Nesli-Alice Paba con il brano «Do retta a te» e Raige-Giulia Luzi con «Togliamoci la voglia». Salvi Bianca Atzei, Clementino, Giusy Ferreri e Ron che stasera si giocheranno l'accesso alla finale con gli altri 16 concorrenti rimasti in gara. Questo il risultato del torneo di ripescaggio che ha visto affrontarsi i sei artisti finiti in zona rossa nelle due precedenti serate.

Il contest delle cover si conclude invece con la vittoria di Ermal Meta che ha riletto «Amara terra mia» di Domenico Modugno all'insegna di un falsetto prodigioso. Seconda Paola Turci che se la cava in maniera più che egregia con un arrangiamento di «Un'emozione da poco» più rock dell'originale. Terzo Marco Masini che ha ricordato la sua amicizia con Giorgio Faletti attraverso «Signor Tenente». Una serata fiume terminata addirittura all'1.20 la terza del Festival dell'accoppiata Carlo Conti-Maria De Filippi, com'era prevedibile considerando la lunghissima lista di cantanti e ospiti previsti sul palco dell'Ariston. E proprio sul finale ci sono scappate alcune delle cose migliori – il pezzo comico di Luca e Paolo, l'esibizione di Lp – che forse avrebbero meritato maggiore valorizzazione. La sintesi si sa che è un dono e ieri, purtroppo, non c'è stata.

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Festival di Sanremo, terza serata

Festival di Sanremo, terza serata

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L'elogio dell'arcobaleno di Mika
Lascia il segno Mika, cantante anglo-libanese che, dopo l'esperienza da giudice a X Factor, in Italia si sente a casa. Ha trasformato il suo passaggio all'Ariston in uno spettacolare quadro di musical, concluso da un omaggio a George Michael, il suo idolo. In apertura un dialogo con l'orchestra che risponde con frasi musicali per dire che qualunque genere di musica può catturare il cuore di chi ascolta e che «la musica cambia i colori della mia anima e se qualcuno pensa che un colore è meglio di un altro e che un arcobaleno è pericoloso perché rappresenta tutti i colori del mondo, beh peggio per lui, lo lasciamo senza musica». Poi, suonando il pianoforte, si lancia in un medley delle versioni orchestrali di «Grace Kelly», «Good Guys» con coro e «Boum boum boum». Finale con un'intensa «Jesus To A Child» di George Michael.

Crozza-Bergoglio e la chiesa «come i Subsonica»
Interventi comici tutti di marca genovese e riusciti. Maurizio Crozza nella copertina stavolta veste i panni di un papa Francesco che, dopo aver inviato un messaggio al Super Bowl, vuole bissare con Sanremo, evento «che se lo vedi tutto ti fa due bowl così». Quanto alla chiesa «è come i Subsonica: piena di contrasti». Carlo e Maria sono i Bonnie e Clyde dell'Auditel: «Rubate ascolti a tutti». E via con lo spiegare il concetto di cover al centro della serata: la cover «è un rifacimento. Il governo Gentiloni, per esempio, è una cover del governo Renzi. Che era una cover del governo Berlusconi. Che a sua volta era una cover di Rocco Siffredi». Le cover piacciono perché a piacere sono la nostalgia e il vintage «e a te, Maria, piace così tanto il vintage che hai sposato Maurizio Costanzo». Eppure Barack Obama ha detto, se doveste scegliere un momento in cui vivere, dovreste scegliere il presente perché non c'è mai stato nella storia così tanto benessere. Certo, poi è arrivato Trump e oggi tutti rimpiangiamo i mammuth». Luca e Paolo, invece, sono tornati al festival e hanno coinvolto la De Filippi nel loro numero basato sul concetto della paura. Prima però una serie di battute sul festival e su Conti: «Quest'anno non ci volevi, non ci ritenevi adatti. Dopo Ricky Martin, Tiziano Ferro e Mika, arriviamo noi che siamo diversi: ci piace la patata».

Sylvestre e lo scivolone per problemi tecnici
E veniamo al mare magnum della notte delle cover, nella quale non sono mancati episodi degni di nota. Chiara omaggia Zucchero e Francesco De Gregori con un'intensa versione di «Diamante» accompagnata dal grande Mauro Pagani. Lodovica Comello azzarda «Le mille bolle blu» electro-pop, Al Bano indugia nella più classica «Pregherò», Fiorella Mannoia accompagnata al piano da Danilo Rea omaggia ancora De Gregori con una versione sinfonica di «Sempre e per sempre». Alessio Bernabei ha azzardato una versione spleen di «Un giorno credi», mentre Gigi D'Alessio è apparso tecnicamente impeccabile nella versione de «L'immensità» di Don Backy cantata «a fronna ‘e limone». Francesco Gabbani mostra originalità anche nella scelta delle re-intepretazioni, puntando su un Adriano Celentano minore, quello di «Susanna».

Scomodo sembra Michele Zarrillo nell'abito della «Se non torni» di Miguel Bosé. Bella intuizione per Samuel che si cimenta con «Night in white satin» dei Moody Blues a la Nomadi («Ho difeso il mio amore»). Team up tra Amici e X Factor con Sergio Sylvestre e i Soul System che eseguono «Vorrei la pelle nera». Vuoi per errori dei musicisti, vuoi per problemi tecnici come ha rimarcato Conti, il tempo dell'esecuzione è andato presto a farsi benedire. Fabrizio Moro rispetta «La leva calcistica della classe ‘68», mentre qualche concessione in più se la prende Michele Bravi con «La stagione dell'amore». Stasera, finalmente, si sfoltirà la rosa di altri quattro concorrenti. Per il concorso delle Nuove proposte, in ultimo, approdano alla finale di oggi due artisti napoletani: Maldestro con «Canzone per Federica», ballata malinconica che può contare su quello che probabilmente è il testo migliore di tutta l'edizione, e Lele con il pop innocuo di «Ora mai». Escono lo stravagante Tommaso Pini di «Cose che danno ansia», una specie di versione freak italiana di Mika, e Valeria Farinacci con il tradizionalismo melenso di «Insieme».

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