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Sanremo migliora gli ascolti. Niente Amadeus-ter. Gaudiano vince per i Giovani

Sul podio provvisorio Ermal Meta, Willie Peyote e Arisa. Un Fiorello non proprio ispirato ironizza sul politically correct. Lectio magistralis di Barbara Palombelli

di Francesco Prisco

Noi non ci SANREMO: Pinguini Tattici Nucleari

6' di lettura

La quarta serata del Festival di Sanremo ha raccolto su Rai 1 11 milioni 115mila telespettatori pari al 43,3% nella prima parte e 4 milioni 980mila nella seconda con il 48,2%. Migliorano gli ascolti rispetto alla serata cover, che aveva avuto 10 milioni 596 mila pari al 42,4% di share nella prima parte e 4 milioni 369mila con il 50.6% nella seconda. L’anno scorso la quarta serata del festival aveva ottenuto 12 milioni 674mila telespettatori con il 52,3% di share nella prima parte e 5 milioni 795 mila con il 56% nella seconda.

Coletta: «Si sale rispetto al giovedì, dato non banale»

Per il direttore di Rai 1 Stefano Coletta, «ancora di più rispetto alle altre serate c’è stata una scaletta molto ritmica che ha evidenziato la capacità di Amadeus e Fiorello di affrontare questa serata atipica. La nostra struttura aveva due obiettivi. Il primo era quello sanitario e questa struttura dovrà essere presa a esempio. Il secondo quello culturale: la pienezza dei giovani all’ascolto è più massiccia dello scorso anno. Presentando davvero tanti nuovi talenti alla tv generalista abbiamo risposto a un compito fondamentale che banalizziamo sempre sacrificandolo al dato degli ascolti: è in corso un cambio generazionale nella platea televisiva che coincide con quello che il servizio pubblico deve fare». Quanto ai dati, «la tendenza di leggera crescita che è importante. Rispetto anche al giovedì c’è stato un innalzamento di quasi 200mila spettatori». Dato non banale, perché nella tradizione del festival il venerdì vede calare gli ascolti. «Le clip di Irama hanno innalzato lo share, perché c’è una curiosità fortissima per innanzitutto la salute di Irama: la salute è passata al primo posto». L’augurio di Coletta è che il prossimo festival «possa finalmente fare a meno di protocolli sanitari».

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Amadeus: «No all’Ama-ter»

Amadeus si dice «orgoglioso di questo festival. I dati mi riempiono di gioia. Alla vigilia dati del genere li sognavamo. Abbiamo una discreta esperienza per capire che era un’impresa difficile». Per quanto riguarda il futuro, almeno per il momento non si parla di Amadeus 2022: «Non ci sarà l’Ama ter», ha detto il presentatore. «Lo abbiamo già deciso io e Fiorello, ci abbiamo scherzato. Se un giorno la Rai vorrà ancora affidarci il festival, magari prima dei 70 anni, sarà una grandissima gioia. Ma il terzo di seguito non ci sarà». A questo punto si apre il toto-nomi sulla successione e il principale indiziato si chiama Alessandro Cattelan. «Il suo nome viene spesso evocato su Rai 1», ha detto Coletta, «ma non c’è nessuna considerazione riguardo a Sanremo. Stiamo ragionando su un possibile evento. Sicuramente non ha mai parlato, almeno con me, di Sanremo».

Classifica parziale: Ermal Meta sempre primo

Ermal Meta, con il brano Un milione di cose da dirti, resiste in testa alla classifica provvisoria del Festival di Sanremo, dopo le prime quattro giornate della kermesse. Seguono Willie Peyote e Arisa. Giù dal podio ci sono Annalisa, Maneskin, Irama, La Rappresentante di Lista, Colapesce e Dimartino, Malika Ayane e Noemi. A questa classifica si arriva dopo la serata del venerdì, caratterizzata dal voto della sala stampa che ha incoronato Colapesce e Dimartino davanti a Maneskin e Willie Peyote. Seguono La Rappresentante di Lista, Ermal Meta, Noemi, Arisa, Irama, Malika Ayane, Madame, Francesca Michielin e Fedez, Orietta Berti, Coma Cose, Max Gazzè, Lo Stato Sociale, Fulminacci, Annalisa, Extraliscio e Davide Toffolo, Ghemon, Gaia, Fasma, Francesco Renga, Bugo, Gio Evan, Aiello e Random.

Ermal Meta (Lapresse)

Gaudiano vince tra i Giovani

Sanremo 2021 emette intanto il primo verdetto: è Gaudiano, con il brano Polvere da sparo, il vincitore del 71esimo Festival della canzone italiana per la categoria Nuove proposte. Dietro di lui Davide Shorty, Folcast e Wrongonyou. Quest’ultimo si aggiudica anche il premio della sala stampa «Mia Martini», mentre quello della sala radio e tv «Lucio Dalla» va a Shorty. Foggiano, classe 1991, alfiere di un pop che sembra derivare da Tiziano Ferro. «È eccezionale quello che è successo. Dedico questa canzone a mio padre, alla mia famiglia, alle persone che mi hanno permesso di essere qui. Due anni fa mio padre è andato via, ma adesso lo sento qui con me», ha commentato il cantante. Quanto al concorso dei Campioni, la serata di venerdì vede sfilare tutti e 26 gli artisti in gara che saranno valutati dalla sala stampa. Il favorito per la vittoria finale fino a questo momento è Ermal Meta, in testa dopo tre serate davanti ad Annalisa e Wilie Peyote.

La gag di «Caravanpetrol» (Ansa)

Fiorello-Amadeus, tra body shaming e il sesso degli animali

La costruzione spettacolare della quarta serata di Festival ruota ovviamente intorno a Fiorello. La formula è quella collaudata ma forse, alla luce delle performance Auitel non proprio esaltanti delle precedenti serate, manca serenità. Si apre con una sua entrata in scena con parrucca anni Ottanta, un assaggio dell’annunciato duetto su Siamo donne, portato all’Ariston da Sabrina Salerno e Jo Squillo nel 1991. «Con i baffetti tagliati mi dicono che assomiglio a D’Alema senza baffetti», scherza Fiorello, mentre saltella e invita a «fare sport: muovetevi, sennò non ci arrivate all’atà mia. Bisogna fare sport: da ragazzini si fa il calcio, poi il calcetto, poi il tennis, poi le bocce. Più il tempo passa, più le palle rimpiccioliscono». Lo showman, più avanti, si dilungherà su politically correct e attributi degli animali. Parte dalle critiche per aver parlato della «magrezza» della modella Vittoria Ceretti: «Ormai è difficile, perché se dici “come stai bene?” ti rispondono “allora prima stavo male?”, body shaming. Se dici: “come sei dimagrito?” “Allora prima ero grasso”, body shaming», dice lo showman. Ce n’è anche per il gorilla, che è «alto quasi due metri e pesa 250 chili, ma ce l’ha di 2 centimetri... Ora l’Agi, Associazione Gorilla Italiani, si lamenterà. Non voglio fare il Greto Thumborg, ma gli animali vanno rispettati».

Fiorello e Achille Lauro (Ansa)

Il duetto con Achille Lauro e la gag di «Siamo donne»

È entrato in un quadro di Achille Lauro, con corona di spine, abito tunica e rossetto nero, in contrasto con il total white del trapper per intonare Rolls Royce, il brano con cui Lauro esordì a Sanremo nel 2019. Al termine dell’esibizione, Lauro esce di scena ma Fiorello no. «Sono un quadro, non posso muovermi», ripete ad Amadeus. Riassumendo: Fiorello fa la parodia di Achille Lauro che, a sua volta, è la parodia di glam, punk e new wave. Una specie di surrogato concettualistico. Ancora meno efficace la tanto decantata imitazione di Jo Squillo e Sabrina Salerno. Non si può pretendere che una parrucca bionda e una mora facciano la differenza. Che dire? Forse è una serata poco ispirata per gli autori. La sensazione che si coglie è che questo festival abbia proprio un problema di scrittura. Prendiamo l’omaggio a Renato Carosone che si avvale di un gigante della musica come Enzo Avitabile. Inspiegabilmente cade a mezzanotte e 50. Inspiegabilmente, a fare da controcanto comico all’artista napoletano, ci sono Fiorello e Amadeus inturbantati. Ma perché? E, ancora, perché l’omaggio ai lavoratori dello spettacolo deve cadere all’una di notte? Non valeva la prima serata?

Barbara Palombelli a Sanremo (Lapresse)

La lectio magistralis di Barbara Palombelli

Non che non si tentino i discorsi seri. Di difficile decifrazione il senso del monologo di Barbara Palombelli, tra gli ospiti della serata assieme al direttore d’orchestra Beatrice Venezi, a Mahmood, Alessandra Amoroso ed Emma Marrone. «Negli anni Settanta dovemmo lottare per i diritti, voi li avete trovati già fatti, sta a voi difenderli con il sorriso determinato che sapete di avere. La chiave del nostro futuro è ribellarci sempre, tanto ci umilieranno, ci metteranno le mani addosso, non saremo mai perfette, non andremo mai bene come non va bene Liliana Segre, senatrice a vita che a 90 anni non può vaccinarsi senza scatenare odi micidiali». Un predicozzo che suona un po’ decontestualizzato quello che rivolge alle ragazze, alle donne, alle nonne «a non arrendersi anche se il prezzo è molto, molto alto». Sul palco la giornalista racconta la sua storia ragazza ribelle, che amava i Beatles e i Rolling Stones ma guardava Sanremo con il padre che la sognava simile a Gigliola Cinquetti. Una ragazza che a 15 anni iniziò a lavorare «e non ho mai smesso, ho fatto la standista, la segretaria, la sondaggista, la commessa per tanti anni. Studiate fino alle lacrime e lavorate fino all’indipendenza, perché alla fine funziona». Una lectio magistralis da laurea ad honorem che finisce in mezzo a un programma di canzoni e non si capisce il motivo. A meno che non si voglia intendere il «non si capisce il motivo» come una citazione di Paolo Conte.


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