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Sanremo, Tim non è più sponsor unico «ma gli inserzionisti fanno la fila»

Il Festival della canzone perde la partnership da 8,5 milioni con la compagnia telefonica. Ottimismo in Rai Pubblicità. Tra le ipotesi, ritorno di Wind

di Francesco Prisco

Sanremo 2022, tutti i big in gara

2' di lettura

Sanremo 2022, quello del ritorno alla normalità (almeno si spera), perde lo «sponsor unico» delle ultime edizioni di Festival della canzone italiana: Tim, compagnia telefonica che in queste settimane sta vivendo un momento particolarissimo della sua storia aziendale, con l’opa Kkr e i conseguenti effetti sugli equilibri interni all’azionariato, lato Vivendi. Lo rivela il Messaggero che quantifica in 8,5 milioni di euro il valore del contributo alla kermesse del big player della telefonia. Una defezione che, tuttavia, non creerebbe più di tanto apprensione in Rai Pubblicità.

Ritorno di fiamma con Wind

«Non ci sarà più Tim ma per sponsorizzare Sanremo 2022 c’è la fila», rivela ad Adnkronos una fonte vicina all’organizzazione del Festival. Anzi: secondo un’ipotesi molto suggestiva, l’uscita di scena di Tim potrebbe preludere a un ritorno di Wind, competitor di cui è storicamente testimonial Fiorello, accanto al direttore artistico Amadeus per il terzo anno consecutivo. «Gli spazi pubblicitari legati a Sanremo sono sempre richiestissimi, non c’è nessuna preoccupazione», aggiunge la fonte. Solo la fine di un matrimonio con la compagnia telefonica che è stata sponsor negli ultimi cinque anni, quattro dei quali da sponsor unico.

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Giro d’affari da 38 milioni

L’assenza di Tim avrebbe creato anzi un certo fermento tra le aziende dello stesso settore che in questi anni non avevano potuto accedere alla vetrina festival, proprio per il ruolo di sponsor unico della società italiana di telefonia e telecomunicazioni. E a Rai Pubblicità l’atmosfera sarebbe assolutamente tranquilla e fiduciosa. D’altronde nel febbraio scorso, il fatturato pubblicitario del festival si è chiuso a 38 milioni di euro, uno in più dell’anno precedente e, a fronte di costi per circa 16 milioni di euro, ha portato nelle casse Rai oltre 20 milioni di attivo.

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