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Sanremo, vince Mahmood davanti a Ultimo e il Volo ma è il festival della noia

di Francesco Prisco


Sanremo, Baglioni verso la riconferma per il prossimo anno?

7' di lettura

Il festival della noia s’inventa un finale a sorpresa: vince la 69esima edizione di Sanremo Mahmood con Soldi, il giovane cantante italo-egiziano che a dicembre scorso si era affermato a Sanremo Giovani. Al secondo posto Ultimo, grande favorito della vigilia, con I tuoi particolari che si aggiudica anche il premio Tim Music, al terzo il Volo con Musica che resta. Un verdetto che qualcuno potrebbe interpretare come un messaggio anti-sovranista, considerando la maggioranza gialloverde al governo che con il direttore artistico Claudio Baglioni non ha poi questo grandissimo feeling.
Vecchia questione: è Sanremo specchio del Paese o è il Paese a essere specchio di Sanremo? Mentre riflettete sul tema, passiamo in rassegna gli altri riconoscimenti: Daniele Silvestri con Argentovivo si porta a casa Premio della sala stampa, Premio della crtitica e premio per il miglior testo, mentre Simone Cristicchi con Abbi cura di me ottiene Premio per la migliore interpretazione e Premio per la migliore composizione musicale.

Il resto della classifica da Berté a D’Angelo
La classifica dal quarto al 24esimo posto propone nell’ordine Loredana Berté, Simone Cristicchi, Daniele Silvestri, Irama, Arisa, Achille Lauro, Enrico Nigiotti, Boomdabash, Ghemon, Ex-Otago, Motta, Francesco Renga, Paola Turci, The Zen Circus, Federica Carta e Shade, Nek, Negrita, Patty Pravo e Briga, Anna Tatangelo, Einar, Nino D’Angelo e Livio Cori. Il pubblico dell’Ariston non l’ha presa benissimo: in platea fischi alla lettura dei risultati e grida di sostegno alla Berté.

Claudio Baglioni ed Eros Ramazzotti alla finale del festival (Ansa)

Mahmood, dai Giovani al trionfo
Cosa dice insomma il neo-vincitore? Il più classico dei «non ci credo, è incredibile ma è tutto vero». Complice il regolamento, per trovare un precedente di concorrente della categoria Giovani che, nella stessa edizione, viene ammesso tra i Big e vince il festival bisogna tornare indietro al 1997, anno del famigerato successo dei Jalisse con Fiumi di parole, canzone simbolo dell’effimero sanremese. Speriamo che a Mahmood vada meglio. Per quello che si è visto sinora - un ribaltamento delle ambientazioni trap in un brano che, a sorpresa, è impegnato - ci sono tutti i presupposti. Per dire: al momento dell’esecuzione del suo brano si è ritrovato davanti un microfono mal funzionante. Non ha battuto ciglio e, quando il brano è ripartito, ha ripreso a cantare come se nulla fosse.

L’ammissione di Baglioni: «Nessuno è perfetto»
Parliamo dello spettacolo visto all’Ariston. La serata è partita con Baglioni vestito di bianco a intonare E adesso la pubblicità in mezzo ai ballerini che impugnavano telecomandi per cambiare canale. Il direttore artistico ha citato A qualcuno piace caldo: «In quel film c’è la famosa frase Nessuno è perfetto. E in effetti non lo sai mai se hai fatto bene o male, se c’è stato troppo spettacolo o troppo concorso. Io vi dico e vi giuro che abbiamo fatto tutto il possibile perché restasse nel solco di quello dell’anno passato». E quindi ha proseguito: «Non so chi vincerà stasera, ma di sicuro ha vinto la musica. Era questo il nostro obiettivo», ha detto Baglioni.

Virginia Raffaele, Claudio Baglioni e Claudio Bisio (Ansa)

Ramazzotti ed Elisa, ultime ospitate dell’edizione
Sul versante ospiti, il primo a palesarsi è stato Eros Ramazzotti, intento a eseguire la title track dell’album Vita ce n’è, uscito a novembre. Duetto con Baglioni su Adesso tu, il brano con il quale si affermò proprio a Sanremo nel 1986. Di lì a poco duetterà con l’uomo di Despacito Luis Fonsi sulle note di Per le strade una canzone. Elisa porta il suo ultimo singolo Anche fragile e non si sottrae alla legge dei duetti con il padrone di casa: omaggi a Luigi Tenco sulle note di Vedrai vedrai.

Share ancora in calo
Il dato dello share, anche nel caso della finale, è caratterizzato dal segno meno. La serata di sabato è stata seguita in media su Rai1 da 10 milioni 622 mila telespettatori con il 56,5 per cento. Nel 2018 la finale del primo festival diretto da Baglioni aveva raccolto una media di 12 milioni 125 mila telespettatori pari al 58,3% di share. La finale ha comunque guadagnato 10 punti percentuali rispetto alla quarta serata del festival 2019, quella dedicata ai duetti. La prima parte dell’ultima serata (dalle 21.26 alle 23.51) ha avuto 12 milioni 129 mila spettatori con il 53,1%; la seconda (dalle 23.54 all’1.34) 8 milioni 394 mila con il 65.2 per cento. Un anno fa la prima parte della serata finale del festival aveva ottenuto 13 milioni 240 mila spettatori con il 54% di share, la seconda 10 milioni 401 mila con il 68,9 per cento.

L’analisi
Parliamo dell’edizione. A guardarlo da fuori il bicchiere è mezzo pieno. Per fare i conti, «dentro», ci saranno tempi e modi. E questi conti, da quello che si può intuire, potrebbero passare per un passo indietro del Claudio Baglioni già direttore, poi dittatore, dirottatore, adesso «affrescatore» artistico di Sanremo, come lo definisce il direttore di Rai 1 Teresa De Santis. Si chiude la 69esima edizione del festival della canzone italiana, seconda consecutiva per il cantautore della maglietta fina. L’anno scorso record assoluto d’ascolti, quest’anno segno meno a tutte le puntate, fino a un certo punto giustificabile dal fatto che la platea sia cambiata.

Un’edizione raffazzonata
Che lo share sarebbe calato rispetto al 2018 poteva essere prevedibile. Che lo spettacolo visto all’Ariston apparisse tanto raffazzonato, quanto può essere sembrato pretenzioso lo stravolgimento della formula della kermesse, non ha fatto che confermare la validità dell’analisi che facemmo l’anno scorso: il Baglioni festivaliero è come il Cristoforo Colombo raccontato da Winston Churchill. Uno che parte senza sapere dove andare. Quando arriva, non sa dov’è. Tutto questo con i soldi degli altri. Già nel festival 2018 la narrazione televisiva difettava di coerenza, ma a riempire i vuoti c’era lui, Baglioni con il suo songbook, la trasformazione della kermesse in concerto del divo Claudio. Come quando una squadra di calcio non ha gioco, ma un campione di grandi trascorsi e ottimi numeri cui passare il pallone. Qualcosa di nuovo all’interno del vecchio, quanto bastava per titillare la curiosità del grande pubblico che di Baglioni, più o meno consciamente, è sempre stato devoto. Una platea che sentiva forte il traino delle due edizioni «controriformistiche» di Carlo Conti, contrassegnate dal segno più.

Baglioni logorato dalle polemiche
L’effetto novità quest’anno, per forza di cose, è venuto meno. Il direttore artistico s’è lasciato brasare prima dalle polemiche politiche per le sue dichiarazioni sui migranti, poi da quelle sul conflitto d’interessi di artista sotto contratto con Sony e Friends & Partners: ha provato a fare un «festival non politico», ha cercato di mettere «meno Baglioni nel festival di Baglioni», ma la scelta non ha pagato. Anzi: il pretenzioso stravolgimento della formula con la categoria Giovani confinata al pre-festival di dicembre, il numero monstre di concorrenti in gara (addirittura 24, scelta di cui ora si dice pentito: scenderebbe a 20), il niente eliminazioni sennò i cantanti si offendono (maledetta noia!), l’assenza di ospiti che avessero un vero carattere di eccezionalità (Ligabue lo hai già visto con Fazio, la Vanoni l’anno scorso era in gara, la Mannoia si vede a tutte le edizioni) restituiscono un quadro da encefalogramma piatto. C’è più vita in una puntata qualsiasi degli ultimi dieci anni di X Factor che in questo festival. È vero: l’ad di Rai Fabrizio Salini non esclude un Baglioni ter, la De Santis, a proposito di Sanremo 70, ha detto che immagina un «festival corale» cui potrebbe dare il suo contributo anche l’attuale direttore artistico ma, salvo colpi di scena delle ultime ore, non ce la sentiremmo di scommettere un euro su questa prospettiva.

Ha vinto la musica, ma anche no
Si è scritto che ha vinto la musica. Ma anche no, aggiungiamo noi. S’è detto tanto e bene della scelta dei cantanti in gara, del Baglioni artista bravo a cogliere la complessità dell’odierna Italia musicale, dell’attento osservatore delle magnifiche sorti e progressive della nostra musica, dell’indie e della trap sul palco dell’Ariston a dispetto dei pregiudizi. La verità è che la diversità, più o meno compresa, al festival c’è sempre stata, ma come «episodio»: 61 anni fa si chiamava Domenico Modugno, 52 anni fa Luigi Tenco, 38 anni fa Alice, 23 anni fa Elio e le Storie Tese, 19 anni fa Avion Travel. Baglioni non ha inventato niente. La qualità delle canzoni in gara, per giunta, non è apparsa eccelsa: The Zen Circus e Motta, per citare due esempi a caso, sanno fare molto meglio di così. Poi dovrebbero spiegarci perbene, una volta e per tutte, quale incontrovertibile criterio stabilisce chi canta come ospite e chi in gara. Perché Alessandra Amoroso e Marco Mengoni meritano i crismi dell’ospitata e Patty Pravo e Loredana Berté no? Anzi no, non ce lo spiegate: un’idea riusciamo a farcela in casa.

L’ad Rai Salini e il direttore di Rai 1 De Santis tra il pubblico di Sanremo (Ansa)

Adesso serve riflettere
Male assortito il tandem di conduzione Claudio Bisio-Virginia Raffaele. Due fuoriclasse, per carità, costretti a giocare fuori ruolo e senza uno straccio di schema. Ci spiegate la gag di Ligabue che fa la rockstar incontentabile e si fa portare in trono come il Re Sole (meglio ancora: Re-Sol)? Faceva davvero ridere la scenetta di Giochi proibiti con la chitarra difettosa della Raffaele? Cos’era lo strambo divertissement dislessico sulle note di Ci vuole un fiore? Potremmo continuare a lungo, perché la pochezza della scrittura di questo festival è apparsa a tratti disarmante. E non solo nei siparietti comici: che senso aveva assegnare un premio alla carriera a Pino Daniele all’una di notte, per giunta senza momento musicale dedicato? Ci si mette anche la giuria di qualità: un suo illustre membro, Joe Bastianich, è scivolato sulla più classica buccia di banana, twittando in serata il proprio endorsement a favore dei Negrita. Pochi istanti più tardi ha cancellato il tweet. Alla faccia del casotto. A voler essere generosi, questa edizione ha annoiato. Quasi 30 milioni di raccolta pubblicitaria quest’anno, record di sempre, ok, ma per Mamma Rai torna il momento delle riflessioni sul futuro del festival. Che, nonostante tutto, resta il principale prodotto dei propri palinsesti.

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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