A Natale un pasto per 80mila poveri

Sant’Egidio: «Con i corridoi umanitari arrivati in 93 dai campi di detenzione libici»

Con l’emergenza Covid ci sono un milione di persone in più in povertà assoluta. Nell’hub vaccinale somministrate agli indigenti 13mila dosi

di Nicoletta Cottone

Coronavirus e povertà: la colpevole indifferenza verso gli ultimi

7' di lettura

Ci sono un milione di persone in più in povertà assoluta con l’emergenza Covid. In totale sono circa 2 milioni le famiglie in gravi difficoltà: 5,5 milioni di persone, tra cui 1,3 milioni sono minori. In tanti hanno perso il lavoro, molti sono passati dal precariato all’indigenza, altri hanno perso anche la casa e sono finiti in strada. Sono aumentati in modo esponenziale con la pandemia e sono diventati i nuovi poveri: famiglie con figli minori e redditi insufficienti per i bisogni primari. Famiglie monoreddito, lavoratori precari, madri sole, anziani. Uomini e donne, in prevalenza italiani fra i 36 e i 50 anni, costretti per la prima volta a bussare alle porte della Comunità di Sant'Egidio per chiedere aiuto. E per non lasciare indietro nessuno, da marzo 2020 la Comunità ha moltiplicato i propri sforzi.

Impagliazzo: «L’emergenza ha conseguenze di lugo periodo da affrontare insieme»

«La stagione dell’emergenza non si è chiusa - ha sottolineato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, nel corso di una conferenza stampa - e ci sono conseguenze di lungo periodo che si devono affrontare insieme. Perchè dalla pandemia si esce insieme. E per aiutare le persone in difficoltà c’è bisogno di un salto di solidarietà e di responsabilità da parte di tutti». Sono state pesantissime, infatti, le conseguenze della pandemia sulle fasce più deboli della popolazione. Sono emersi disagi in parte sommersi e ignorati, a cominciare dalla povertà di relazioni, che spesso si unisce all’emergenza abitativa. «Manca il lavoro a tempio indeterminato. Il lavoro stabile, resta un tema all’ordine del giorno. La situazione si sta aggravando per il carovita - ha spiegato Impagliazzo - con l’aumento dell’inflazione, provocato dal rincaro dei prezzi dell’energia. Il governo sta intervenendo sul caro-bollette, ma poi bisogna fare la spesa ogni giorno e tutto questo incide».

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Con i corridoi umanitari arrivati in 93 dai campi di detenzione libici

Impagliazzo ha anche raccontato i numeri dei corridoi umanitari attivati con l’ausilio della comunità. «Abbiamo registrato l’arrivo di 93 persone dai campi di detenzione libici, una grande e buona notizia soprattutto per queste persone che sono quelle che soffrono di più, conosciamo le condizioni disastrose, disumane e inumane nelle quali vivono nei campi in Libia», ha sottolineato il presidente della Comunità di Sant’Egidio in conferenza stampa. E in Italia stanno arrivando anche i primi afghani in Italia dopo la grande evacuazione di agosto che poi si è interrotta. Stanno arrivando attraverso i corridoio umanitari aperti poche settimane fa con altre associazioni, la Cei, le chiese evangeliche, in accordo con il Viminale e il ministero degli Esteri. «É un regalo di Natale per quegli afghani che erano riusciti ad attraversare la frontiera del loro Paese, o in Iran o in Pakistan, e che oggi vengono accolti in Italia», ha ricordato Marco Impagliazzo.


Sono 50mila i senza fissa dimora nel Paese

La pandemia ha peggiorato la situazione degli indigenti in Italia. Si stima siano oltre 50mila i senza fissa dimora nel Paese. Per loro, per gli anziani soli e per le persone con disabilità fisica e psichica, Sant'Egidio ha messo in campo risposte basate sulla convivenza come antidoto alla solitudine. Una rete che solo a Roma coinvolge oltre 900 persone, più altre in diverse città italiane. Dall'inizio della pandemia sono sorti a Roma 43 nuovi cohousing per senza fissa dimora sottratti dalla strada o anziani soli che hanno evitato l'istituto.

Nell’hub vaccinale somministrate 13mila dosi

E Sant’Egidio ha aperto a luglio, in collaborazione con lo staff del commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo, anche un hub dedicato alle vaccinazioni dei vulnerabili. Un hub vaccinale nel cuore della Capitale che dal luglio scorso ha permesso di somministrare 13mila dosi, garantendo la protezione dal nuovo coronavirus a 8mila persone.«Questo aiuta anche la salute di tutti noi, oltre che di chi si vaccina», ha ricordato Impagliazzo. «Poveri, senza fissa dimora e persone fragili compongono spesso - spegano a Sant’Egidio - un universo di “invisibili” anche al sistema sanitario nazionale e rischiano di restare esclusi dalla campagna di immunizzazione».

Serviti un milione di pasti nel corso della pandemia

Dall'inizio della pandemia sono stati distribuiti in Italia 500mila pacchi alimentari e serviti 1 milione di pasti nelle mense di Sant'Egidio e in strada, con l’ausilio dei volontari. Una rete di persone si è mobilitata per dare risposte ai più deboli, a chi ha avuto conseguenze drammatiche dalla pandemia.

Torna in presenza il pranzo di Natale

Dopo il fermo imposto dalla pandemia, il 25 dicembre gli amici di Sant'Egidio, poveri e persone senza fissa dimora, torneranno a incontrarsi per il tradizionale pranzo di Natale nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma. Con loro, idealmente riuniti attorno alla stessa tavola, altri 80mila amici sparsi in tutta Italia, 240mila nel mondo, per celebrare il Natale che non esclude nessuno, che si svolgerà anche con le distribuzioni itineranti dei volontari della Comunità, nel rispetto delle norme anti-Covid. Un #NatalePerTutti a cui si può contribuire sostenendo la campagna sms solidale. Per donare basta un sms o una chiamata da rete fissa al numero 45586.

La campagna solidale di Natale: un pasto per 80mila persone

L’impegno prosegue, infatti, anche a Natale, con la campagna solidale “Aggiungi un posto a tavola”, per regalare ai più fragili un pranzo degno della festa. Il 25 dicembre, Sant'Egidio vuole raggiungere almeno 80mila persone in difficoltà sparse in tutta Italia, 240mila in tutto il mondo, per regalare loro un pasto abbondante e vivere una festa che non escluda nessuno. Per contribuire basta un sms o una chiamata da rete fissa al numero 45586. L'iniziativa è attiva fino al 27 dicembre.

Dove mangiare, dormire, lavarsi

Anche quest'anno torna la guida “Dove mangiare, dormire lavarsi”, distribuita gratuitamente dalla Comunità di Sant'Egidio e rivolta alle persone senza fissa dimora e a chiunque abbia bisogno: poveri, cittadini stranieri, anziani. Una bussola utile per orientarsi nel mondo della solidarietà: 274 pagine di luoghi e servizi per chi cerca aiuto e accoglienza: mense, dormitori, distribuzioni alimentari itineranti, centri di ascolto.

Tanti nuovi poveri: Morena, dal negozio di giocattoli all’indigenza

Si intrecciano le storie di chi ha dovuto sommare le difficoltà personali con l’emergenza Covid ed è diventato un “nuovo povero”. C’è Morena, 65 anni, che aveva un negozio di giocattoli. Con la pandemia e il lockdown è crollato tutto. «Prima tiravamo la cinghia fino alla fine del mese - racconta Morena - ma ce la facevamo sempre. Con la pandemia abbiamo mollato. Gli aiuti stanziati dal governo - 600 euro al mese per due mesi – non sono bastati neanche per pagare l'affitto del negozio, che nel frattempo era chiuso. Per pagare i debiti abbiamo dovuto vendere casa». Ora ufficialmente sono senza fissa dimora. Così Morena ha bussato alla porta di Sant'Egidio: «Purtroppo mi servivano anche i viveri. A Roma si dice “o mangi ‘sta minestra o ti butti dalla finestra”. Io dalla finestra non voglio buttarmi e così sono venuta. Ma prima non avrei mai immaginato di doverlo fare». I volontari ormai sono come la sua famiglia: «Non ti fanno pesare la situazione. Ti aiutano davvero, ti senti come a casa». Ha iniziato a frequentare il centro della Comunità di Sant'Egidio in Piazza dei Consoli, nel quartiere Tuscolano. Come tante altre persone, si è messa in fila per prendere un pacco alimentare.

Pietro, il “penultimo” che in 10 mesi è finito in strada

Anche Pietro, 66 anni, è un nuovo povero. Si definisce un “penultimo”, ossia una di quelle persone che con fatica arrivano a fine mese, ma a cui basta un imprevisto, una malattia o la morte di un familiare per subire un drastico calo del reddito e, spesso, finire in mezzo a una strada. Come è successo a Pietro, che non ha problemi a spiegare come per dieci mesi è diventato un senza dimora. Un periodo difficilissimo: «Non auguro a nessuno l'esperienza di dormire in strada, nemmeno ai cani. Io ci sono finito dopo la morte di mio padre, allettato a causa di una grave malattia. Vivevamo della sua pensione in un piccolo appartamento». Pietro si era sempre arrangiato lavorando come manovale, ma anche in un forno e in una tipografia, ha fatto il badante del padre. Dopo la sua morte, non ha potuto più pagare l'affitto ed è stato sfrattato dalla casa dove aveva vissuto per 50 anni. Ha trovato rifugio alla Stazione Termini. «Mi veniva da piangere, perché avevo paura di essere picchiato o derubato. A un mio vicino, una notte, hanno portato via tutto: soldi, documenti, cellulare». In strada Pietro ha conosciuto i volontari di Sant'Egidio, che durante la pandemia gli portavano da mangiare, un sacco a pelo, una coperta, ma soprattutto lo ascoltavano. «Mi hanno aiutato tanto, soprattutto quando mi hanno offerto di andare a dormire nella chiesa di San Callisto a Trastevere. Non dimentico la bella sensazione che ho provato quando, per la prima volta dopo mesi, ho dormito al caldo in un letto». Ora Pietro ha trovato una sistemazione stabile in un appartamento che condivide con un'altra persona.

Agostino, un frigo vuoto e tanta solitudine

Tante anche le storie di anziani, che attraversano la penisola, da Nord a Sud. C’è Agostino, 84 anni, che vive in povertà a Genova. Quando i volontari di Sant'Egido suonano alla sua porta trovano il frigorifero quasi sempre vuoto. Gli portano il pacco alimentare da due anni, che Agostino ritiene una grazia di Dio. Racconta di aver vissuto come prigioniero in una «ragnatela» - la solitudine - dalla morte della moglie. A Sant'Egidio ha trovato aiuto materiale e tanti amici.

Carmela, la pensione sociale non basta a pagare la luce

Carmela ha 73 anni. Il marito che lavorava saltuariamente, dal lockdown non trova più un impiego. Vive con una pensione sociale. Non riesce ad arrivare a fine mese. Le hanno staccato l'energia elettrica. È spaventata perché è diabetica con difficoltà di deambulazione. I volontari della Comunità di Sant'Egidio le portano un pacco alimentare ogni 15 giorni. «Ho bussato alla porta della Comunità per chiedere del pane perché sono in difficoltà - ha detto - ma oltre al pane ho trovato l'amicizia, la solidarietà, la preghiera. I valori importanti della vita».

Gennaro e la soluzione del cohousing

Gennaro ha lasciato la Rsa che lo ospitava. Sant'Egidio ha proposto a Gennaro il cohousing, cioè la condivisione di una casa. Da quasi un anno Gennaro vive in un appartamento con un altro anziano. Ognuno ha il proprio spazio: una stanza con il bagno. Poi c'è la sala da pranzo dove stare insieme e ricevere le visite dei parenti o degli amici. A turno si preparano i pasti, con l'aiuto di una badante e dei volontari. Gennaro è una delle tante storie di anziani “salvati” da una condizione di solitudine e abbandono che la pandemia ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità. La rete innovativa di cohousing di Sant’Egidio, che accoglie centinaia di persone a Roma, Genova, Napoli, Novara, Padova, Torino, si sostiene con il contributo economico di chi abita nelle case: convivenze di anziani, ex senza fissa dimora, che vengono accompagnati nel loro percorso di abbandono della strada.

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