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Santander paga 550 milioni negli Usa per evitare cause sui prestiti auto «subprime»

L’accusa: la controllata SCUSA del gruppo spagnolo concedeva crediti «in combutta» con i concessionari sapendo che i clienti non avrebbero rimborsato pur di incassare maxi-commissioni al momento dell’erogazione.

di Alessandro Graziani

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(REUTERS)

L’accusa: la controllata SCUSA del gruppo spagnolo concedeva crediti «in combutta» con i concessionari sapendo che i clienti non avrebbero rimborsato pur di incassare maxi-commissioni al momento dell’erogazione.


2' di lettura


I tentativi di conquistare rapidamente quote di mercato nei prestiti “subprime” per l’acquisto di auto negli Usa costano caro alla banca spagnola Santander che, per evitare rischi giudiziari, ha accettato di transare pagando 550 milioni di dollari a 33 Stati americani.

Nel mirino delle Autorità era finita l'attività di SCUSA, acronimo della controllata quotata Santander Consumer Usa, che era stata accusata di aver posto in essere dal 2010 in poi pratiche commerciali scorrette. Pur di gonfiare i volumi dei crediti, venivano finanziati clienti pur sapendo che questi avevano un'elevata probabilita' di non ripagare i debiti.

Secondo le accuse, la controllata Usa di Santander avrebbe «chiuso un occhio sugli abusi dei dealer di auto che falsificavano le informazioni sul reale stato di salute dei sottoscrittori dei prestiti». Non solo. Per gonfiare i volumi, i crediti sarebbero stati concessi con elevati ratios di «loan-to-value» (in pratica, l'acquisto di auto veniva finanziato quasi per intero) ma con commissioni altrettanto elevate per la banca.

Il settlement da 550 milioni di Santander non peserà sul Cet1 dell'istituto poiché, secondo gli analisti di Credit Suisse, aveva già fatto accantonamenti di pari importo. Anche secondo gli analisti di Citi, i ratios patrimoniali di Santander restano sotto controllo anche se la presenza della banca in molti mercati a rischio fanno dell'istituto un osservato speciale. In Spagna, per le ricadute del Covid sull'economia e l'instabilità della politica, in Uk anche per le conseguenze che avrà Brexit, in America Latina dove preoccupano Brasile e Messico che per Santander sono due Paesi chiave.

Nel frattempo, dopo una procedura durata quasi due anni, la banca guidata dalla presidente operativa Ana Botin ha definito un nuovo assetto di vertice con l’«acquisto» da Hsbc del banchiere Antonio Simoes a cui sarà affidata la guida delle attività in Europa (Spagna, Portogallo, Uk, Polonia). Simoes dovrebbe insediarsi ai vertici del Santander a partire dal 1 settembre dopo il consueto periodo di “gardening leave”, ovvero la sospensione delle attività quando lavorativamente i banchieri transitano da un concorrente all'altro.

È presumibile che stavolta Ana Botin abbia preso le necessarie precauzioni per non ripetere il caso (giudiziariamente ancora aperto in Spagna) del banchiere Andrea Orcel che a fine 2018 lasciò Ubs per diventare ceo del Santander. Ma non ci arrivò mai per i disaccordi subentrati su chi tra Ubs e Santander dovesse pagargli la buonuscita da 100 milioni di euro.

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