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Santoni: «Ottimisti per il 2021, investimenti cardine su sostenibilità e tecnologia»

L’azienda di Corridonia aprirà un negozio hi tech in Galleria Vittorio Emanuele: un grande display interattivo sulla vetrina, molte operazioni si potranno fare anche senza entrare in negozio

di Giulia Crivelli

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A Milano. L’ad Giuseppe Santoni in Galleria Vittorio Emanuele, dove l’azienda ha appena vinto l’appalto per un negozio, proprio accanto alla storica boutique Prada. L’apertura è prevista per il 2021

L’azienda di Corridonia aprirà un negozio hi tech in Galleria Vittorio Emanuele: un grande display interattivo sulla vetrina, molte operazioni si potranno fare anche senza entrare in negozio


4' di lettura

Santoni ha tutte le caratteristiche che rendono unico ed eccezionale il tessuto produttivo italiano, fatto in maggioranza di piccole e medie imprese. Parliamo di un know how artigianale che si è evoluto in processo manifatturiero, conservando la cultura del fatto a mano e integrandola con la cultura industriale; del forte radicamento sul territorio, che si traduce in rispetto dell’ambiente e delle persone (ovvero, come si dice adesso, in sostenibilità ambientale e sociale); dell’impegno della famiglia fondatrice, che conserva il controllo ma allo stesso tempo ha aperto a competenze e manager esterni.

Forse ancora più importante, Santoni è riuscita a evitare i due grandi rischi delle Pmi italiane: il primo è la fede nel mantra piccolo è bello, il secondo è il passaggio generazionale. L’azienda è oggi uno dei principali player indipendenti del settore della calzature di alta gamma da uomo e da donna: nel 2019 il fatturato era cresciuto del 9% a 83 milioni e l’obiettivo pre pandemia era di arrivare entro massimo due anni a superare la soglia dei cento milioni.

Quanto al passaggio di testimone tra generazioni, Giuseppe Santoni, classe 1968, figlio dei fondatori Andrea e Rosa, è amministratore delegato per scelta e vocazione più che per imposizione o senso del dovere e il figlio, fresco di studi universitari all’estero, partecipa ai consigli di amministrazione ma – spiega il padre –«farà esperienza nel settore della consulenza e quasi certamente perfezionerà gli studi con un master negli Stati Uniti». Solo in seguito, «se dimostrerà motivazione e capacità (sic), entrerà in modo più strutturato in azienda». Come dire: il controllo dell’azienda, nata nel 1975, resta famigliare, ma non è scritto nella pietra che a gestirla in ogni sua parte siano i discendenti del fondatore.

È questa solidità di basi, concretezza e passione per il lavoro e per quello che si è costruito in decenni di impegno che, quasi certamente, ha permesso a Santoni di affrontare l’emergenza sanitaria e poi economica senza perdere lucidità e anzi convincendosi che ogni crisi è comunque un’opportunità. «Il fermo della produzione è durato poco, dal 23 marzo al 16 aprile – racconta Giuseppe Santoni –. Avendo adottato tutte le misure di sicurezza necessarie, grazie a uno sforzo titanico nelle prime settimane di emergenza sanitaria per attrezzare ogni angolo dell’azienda, con l’aiuto di tutti, abbiamo avuto la deroga dalle autorità locali. Per noi era una questione anche economica: avevamo grandi commesse da rispettare, soprattutto con clienti internazionali». I ricavi Santoni sono riconducibili per il 20% ai negozi monomarca e per il restante 80% al canale wholesale. Poi naturalmente c’è l’e-commerce, diretto e indiretto. Il lockdown ha avuto effetti diversi: «In aprile, con i negozi praticamente di tutto il mondo chiusi, si è bloccato pure il canale online – sottolinea Santoni –. Credo sia stato un effetto psicologico: eravamo tutti troppo spaventati per pensare allo shopping. Tanto più che barricati in casa mancava ogni tipo di necessità o stimolo all’acquisto di abbigliamento e accessori. In maggio le l’e-commerce è ripartito e il nostro sito sta andando benissimo, anche grazie alla possibilità di personalizzare la colorazione di ogni calzatura».

Se l’artigianalità (che riguarda ad esempio, proprio la colorazione a mano) è un punto cardine, lo sarà sempre di più la tecnologia. «Abbiamo vinto da poche settimana l’appalto per un negozio in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano, per uno spazio proprio di fianco allo storico negozio di Prada. Ma sarà un monomarca molto diverso da quello di via Monte Napoleone, anche perché i pubblici sono diversi – spiega l’ad dell’azienda marchigiana –. In Galleria ci sarà un grande display interattivo sulla vetrina, molte operazioni si potranno fare anche senza entrare in negozio, per motivi di sicurezza o di velocità. Avremo il massimo dell'integrazione tra online e offline, in quell’ottica di multicanalità alla quale il lusso aspira».

L’inaugurazione sarà nella prima parte del 2021, quando – speriamo tutti – si sarà tornati a uno scenario pre-crisi. «Lo abbiamo visto dalle semestrali delle aziende quotate, dai dati Istat sulla produzione e da quelli di Confindustria Moda: il 2020 si chiuderà con cali di fatturato tra il 20 e il 30%. Santoni non farà eccezione, ma siamo cautamente ottimisti per il prossimo anno, perché siamo già in campagna vendita per le prossime collezioni e, ancora una volta, abbiamo capito che la qualità del prodotto e la serietà del servizio pre e post vendita pagano sempre. Anzi – aggiunge Giuseppe Santoni – pagano ancora di più in momenti di incertezza globale e paura per il futuro, in cui il capitale più importante è la fiducia».

Altro cardine dello sviluppo e degli investimenti futuri è la sostenibilità. Quella sociale è nel Dna dell’azienda, che storicamente non ha una rappresentanza sindacale interna. Non perché sia vietato, ma perché non è necessario, grazie alle relazioni tra proprietà, manager e dipendenti di ogni tipo. «È così che i miei genitori hanno impostato l’azienda, è con questi valori che sono cresciuto ed è in questi valori che mi riconosco – ribadisce Santoni –. Sono gli stessi valori, direi quasi affinità elettive, che cerco nei partner che abbiamo avuto in questi anni. Come la maison svizzera di alta orologeria Iwc, per la quale progettiamo e produciamo cinturini in pelle, e con Rubelli, storica azienda di tessuti ed eccellenza del made in Italy». Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, nel 2010 è finito l’ampliamento della sede di Corridonia (Macerata) ed è stato ammodernato tutto l’esistente, con standard di emissioni, riciclo e utilizzo delle risorse che superano – di molto – i requisiti di legge. Attenzione massima anche a packaging, trasporti e materiali. «Il lusso – conclude Santoni – deve e vuole mettere in pratica la svolta verde».

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