PREVIDENZA

Sanzioni dimezzate per ingegneri e architetti in ritardo con i versamenti

di Federica Micardi

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(Gorodenkoff - stock.adobe.com)


2' di lettura

Ingegneri e architetti che dal 18 dicembre si trovano a versare in ritardo i contributi dovuti alla Cassa di previdenza (Inarcassa), saranno sanzionati con meno severità rispetto al passato. La delibera approvata dall’ente previdenziale nel marzo 2017 è stata infatti finalmente approvata dai ministeri vigilanti (Giustizia ed Economia).
Da oggi, quindi, non si applica più l’articolo 10, comma 1 del Regolamento di previdenza 2012 di Inarcassa, che prevedeva, in caso di ritardo nei pagamenti dei contributi soggettivo e integrativo una maggiorazione pari al 2% mensile, fino ad un massimo del 60% dei contributi non corrisposti nei termini, oltre agli interessi. Il comma, infatti, è stato sostituito secondo le nuove regole.

Il nuovo sistema sanzionatorio
Le nuove sanzioni arrivano ad un massimo del 30% dei contributi non versati (quindi la metà rispetto al passato), e inoltre crescono più lentamente. Il ritardo nei pagamenti dei contributi viene sanzionato secondo i principi di progressività e proporzionalità della sanzione con una maggiorazione dei contributi non corrisposti nei termini pari a:
•1% per ogni mese di ritardo per i primi dodici mesi di ritardo;
•12% fissi per i ritardi compresi tra il tredicesimo e ventiquattresimo mese;
• due punti percentuali in più per ogni mese di ritardo per i mesi successivi fino ad un massimo del 30%.
Alla sanzione vanno sommati anche gli interessi.
Le nuove regole si applicano dal 18 dicembre 2019 e la prima scadenza sanzionabile è quindi quella del 31 dicembre 2019 (conguaglio 2018 e contributi minimi 2019 rateizzati).

Il problema dei morosi e la delibera Inarcassa
L'iter per alleggerire le sanzioni ai ritardatari è stato lungo e tormentato. La prima delibera, fortemente voluta dal presidente dell'istituto Giuseppe Santoro, infatti, risale al febbraio 2016. La decisione venne presa perché, a causa delle crisi, il fenomeno del ritardo nei versamenti, fino al 2010 marginale, aveva iniziato a diventare importante, e non solo per Inarcassa ma per tutte e Casse private. Da un'indagine del Sole 24 Ore del lunedì del 2018 sui bilanci consuntivi del 2016 è emerso che i contributi non versati ammontavano a 429 milioni su un totale di 5,6 miliardi dovuti. In media il tasso di morosità, con alcune eccezioni, è intorno al 10%.
Dato questo scenario Inarcassa aveva studiato un meccanismo per non infierire eccessivamente su coloro che, non potendo effettuare i versamenti entro i termini per mancanza di liquidità, venissero troppo penalizzati. L’essere in regola con i contributi è necessario sia per maturare il diritto alla pensione, sia per poter accedere ai servizi di welfare messi a disposizione dalla Cassa. Nel 2016, quando Inarcassa decise di elaborare un nuovo e più equo sistema sanzionatorio gli iscritti in ritardo con i pagamenti erano circa 50mila.

La sentenza del Tar
La delibera del 2016 venne però bocciata dai ministeri vigilanti; Inarcassa decise allora di scriverne una meno articolata, che prevedesse un aumento graduale delle sanzioni così da premiare chi, seppur in ritardo, effettuava i versamenti dovuti in tempi ragionevoli. I ministeri però bocciarono anche la seconda delibera, ma contro questa decisione la Cassa ha presentato ricorso al Tar che, con la sentenza 9566/2019 del luglio scorso gli ha dato ragione. Il 18 dicembre è infine arrivato il nullaosta ministeriale, necessario per applicare le nuove regole.

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