ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùscenari

Sanzioni a Hong Kong e app al bando Trump alza il tiro contro la Cina

Carrie Lam e altri dieci funzionari della città nella lista nera del Tesoro. L’attivismo del presidente lo premia: i sondaggi lo danno in recupero

di Riccardo Barlaam

default onloading pic
(AFP)

Carrie Lam e altri dieci funzionari della città nella lista nera del Tesoro. L’attivismo del presidente lo premia: i sondaggi lo danno in recupero


5' di lettura

NEW YORK - Nella corsa per risalire nei sondaggi, Donald Trump alza il tiro del suo attivismo contro il “nemico” cinese e la difesa a oltranza dell'America First. Con una girandola di decisioni. Una dietro l'altra. Dalle sanzioni economiche contro i responsabili politici di Hong Kong per le repressioni dei manifestanti pro democrazia, al bando di TikTok e della altra app cinese WeChat. Fino ai dazi del 10% contro l'alluminio canadese reintrodotti a pochi mesi dal nuovo accordo commerciale con Canada e Messico, raggiunto dopo un anno e più di complicati negoziati, per sostenere gli sforzi dei produttori americani di alluminio in difficoltà a causa del Covid. L'amministrazione americana ha emesso poi le raccomandazioni, al termine del gruppo di lavoro voluto da Trump, con le proposte per obbligare le società cinesi quotate a Wall Street, e che non rispettano i criteri contabili Usa, al delisting dalla borsa americana.

I sondaggi premiano l’attivismo di Trump
Una guerra di provvedimenti e tweet che aumenta di intensità all'avvicinarsi del voto del 3 novembre. I sondaggi sembrano premiare l'attivismo di Trump che ha recuperato circa due punti percentuali nella media nazionale l'ultima settimana, riducendo a sette punti la distanza dal suo rivale democratico Joe Biden, sempre in vantaggio.

La Casa Bianca ha annunciato sanzioni economiche per 11 alti funzionari di Hong Kong, compreso la chief executive della città Carrie Lam per le restrizioni alla libertà di espressione e di manifestazione nella città e l'adozione delle leggi di sicurezza nazionale imposte dalla Cina. Le sanzioni verranno formalizzate da un ordine esecutivo del presidente.

«Gli 11 individui designati oggi hanno attuato politiche dirette direttamente a limitare la libertà di espressione e di riunione e i processi democratici, e sono responsabili della perdita di autonomia di Hong Kong», è scritto in una nota del Dipartimento al Tesoro. Viene puntato il dito sulla governatrice Lam ritenuta dall'amministrazione «direttamente responsabile per l'attuazione delle politiche di soppressione della libertà e dei processi democratici volute da Pechino».

Il divieto di WeChat e TikTok
Poche ore prima Trump ha firmato l'ordine esecutivo che obbliga la società cinese ByteDance a vendere le attività americane di TikTok. Popolare app di video brevi, che ha 100 milioni di utenti attivi negli Usa, finita nel mirino della Casa Bianca perché accusata di minacciare la sicurezza nazionale americana. Vengono dati 45 giorni di tempo per la vendita di TikTok che, come anticipato dovrebbe essere acquisita da Microsoft e da un pool di società finanziarie americane e giapponesi. Dopo tale termine ogni persona o entità soggetta a giurisdizione statunitense che continuerà ad avere rapporti economici con TikTok sarà soggetta a sanzioni.

Tencent perde 35 miliardi di valore in un giorno
Nel decreto presidenziale viene bandita anche WeChat, una app di messaggistica e di video chiamate simile a WhatsApp ma cinese, di proprietà della conglomerata Tencent. WeChat ha oltre 1 miliardo di utenti attivi nel mondo. Negli Stati Uniti ha 5 milioni di utenti, ed è molto usata dai cinesi-americani per comunicare con i parenti in Cina. Il divieto di Trump avrà un impatto nelle vite personali di miliardi di persone. Le azioni Tencent, la holding cinese di internet che possiede WeChat, hanno avuto un crollo sui mercati finanziari cinesi: in un giorno di contrattazioni il gigante di internet cinese ha visto volatilizzati 34,6 miliardi di dollari di capitalizzazione di borsa.

Via le società cinesi da Wall Street
L'ordine esecutivo di Trump è stato emesso rifacendosi all'International Emergency Economic Powers Act: legge sul commercio internazionale del 1977 voluta da Jimmy Carter in risposta alla crisi degli ostaggi americani in Iran, che concede all'amministrazione il potere di impedire alle aziende o ai cittadini statunitensi di commerciare o condurre transazioni finanziarie con le parti sanzionate. Come richiesto dal presidente Trump a giugno, l'amministrazione americana ha anche emesso delle raccomandazioni, entro il termine stabilito dei 60 giorni, per forzare le società cinesi quotate a Wall Street che non rispettano determinati requisiti contabili americani al delisting obbligato dalla borsa americana a partire dal primo gennaio 2022.

La proposta è stata annunciata da un gruppo di lavoro in cui siedono il segretario al Tesoro Steve Mnuchin e il chairman della Sec Jay Clayton. Una volta presentata formalmente dovranno essere raccolti i commenti pubblici, una fase che dura di solito un paio di mesi: è molto improbabile che l'iniziativa possa approdare a un provvedimento prima delle prossime elezioni di novembre.

La dura reazione di TikTok
Dura la reazione di TikTok alla decisione americana: «Siamo sconcertati dal recente ordine esecutivo del governo degli Stati Uniti nei nostri confronti, emesso senza seguire alcuna regolare procedura. Per quasi un anno abbiamo tentato in buona fede di relazionarci con il Governo degli Stati Uniti per concordare una soluzione costruttiva alle preoccupazioni espresse. Ci siamo invece dovuti confrontare con un'amministrazione che non ha considerato i fatti, ha dettato i termini di un accordo senza attenersi alle normali procedure legali e ha tentato di intromettersi nelle trattative tra due aziende private. Il testo dell'ordine presidenziale evidenzia come la decisione si sia basata su “report” che non vengono nominati né citati, su timori non circostanziati che l'app potrebbe essere utilizzata per campagne di disinformazione e su preoccupazioni relative alla raccolta dati».

La Cina ufficialmente ha reagito con cautela. Il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin ha difeso le aziende cinesi e ha detto che gli Usa «stanno usando la sicurezza nazionale come scusa per penalizzare i business non americani». Poche ore prima della decisione di Trump contro le due app cinesi, il ministro degli Esteri Wang Yi aveva teso un ramoscello di ulivo verso Washington dicendo che «La Cina non vuole scatenare una nuova guerra fredda. Ma i rapporti con gli Stati Uniti - ha ammesso il ministro - non sono mai stati così tesi».

Una guerra per l’egemonia
Le ultime mosse contro la Cina di Trump sono arrivate dopo che gli Stati Uniti hanno revocato lo status commerciale speciale per Hong Kong, deciso sanzioni contro Huawei, ordinato di chiudere il consolato cinese a Houston, in Texas, con l'accusa di spionaggio. Decisione seguita dalla ritorsione cinese che ha imposto agli Stati Uniti a sua volta di chiudere il suo consolato di Chengdu. Trump risale i sondaggi con il pugno duro ma molti osservatori fanno notare che gli Stati Uniti hanno molto da perdere in termini di “soft power” sul piano internazionale. Vietando a 5 milioni di cinesi americani di usare le app del loro paese di origine, bloccando il rinnovo dei visti di centinaia di migliaia di studenti universitari cinesi. C'è il rischio ora che altri paesi possano a loro volta decidere di vietare l'utilizzo delle tecnologie americane. «Gli Stati Uniti - spiega Yik Chan Chin, politologo dell’Università di Suzhou - stanno combattendo una guerra egemonica per cercare di rallentare la crescita della Cina come superpotenza. Tutte azioni che alimentano l’anti-americanismo e il nazionalismo in Cina, che non sono mai stati accesi come adesso».


Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti