roma principale partner ue di teheran

Sanzioni Iran, gli Usa esentano Italia e Grecia (e altri 6 paesi)

di Andrea Carli


Commercio, gli Usa colpiscono l'Iran

3' di lettura

C'è anche l'Italia tra i Paesi che verranno esentati dalle sanzioni Usa a Teheran e che potranno temporaneamente continuare a importare petrolio dall'Iran. Gli altri Paesi sono Cina, India, Corea del Sud, Turchia, Grecia, Giappone e Taiwan. Lo hanno annunciato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steve Mnuchin.

Alla mezzanotte americana (le 6 in Italia) è scattata la seconda stretta Usa contro l’Iran, dopo il primo round di agosto che aveva colpito l’acquisto di dollari da parte del governo iraniano, il commercio in oro o metalli preziosi, le transazioni significative riguardanti l’acquisto o la vendita di rial. Le sanzioni entrate in vigore oggi si concentrano soprattutto sul settore finanziario e quello dell’energia. «Siamo in una situazione di guerra economica. Siamo contro un nemico prepotente e dobbiamo rimanere uniti per vincere - è stata la replica del presidente iraniano Hassan Rouhani - Andiamo avanti, possiamo vendere il nostro petrolio e lo faremo».

Italia principale partner Ue, davanti a Francia e Germania
L’Italia è dunque tra gli otto Paesi che, per un massimo di sei mesi, potranno continuare a importare petrolio dall’Iran senza incorrere a loro volta nelle sanzioni Usa. In ambito Ue, l’Italia è il principale partner commerciale dell’Iran, prima di Francia e Germania. Nel 2017 l’interscambio ha raggiunto i 5,1 miliardi di euro (in crescita del 97% rispetto al 2016). Parigi si è fermata a 3,8; Berlino a 3,3 miliardi. La bilancia pende a favore delle importazioni dall’Iran verso l’Italia, soprattutto di prodotti energetici. La stretta ha già determinato una contrazione dell’interscambio commerciale: nel 2011 aveva raggiunto i sette miliardi di dollari, due anni dopo le sanzioni internazionali avevano fatto crollare i volumi a meno di un quinto, appena 1,3 miliardi.

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Lo stretto legame tra Roma e Teheran
Il livello di interesse nei confronti del paese oggetto delle sanzioni Usa è elevato. Non solo per le storiche relazioni tra Roma e Teheran. Alcune Regioni italiane, in particolare Lombardia, Emilia Romagna e Marche, hanno avviato collaborazioni in settori specifici. Le numerose visite istituzionali, sempre associate alla presenza imprenditoriale, hanno favorito il rafforzamento dei contatti e avviato una nuova fase che punta a facilitare sia le relazioni commerciale, sia gli investimenti produttivi.

La visita di Rouhani nell’aprile 2016: commesse per circa 20 miliardi di euro
Tra queste, quella del presidente iraniano Rouhani a Roma a fine gennaio 2016, e quella dell’allora presidente del Consiglio Renzi a Teheran il 12 e 13 aprile 2016. In occasione della visita di Rouhani, Italia e Iran hanno firmato un Memorandum of Understanding per circa 20 miliardi di euro. Nei mesi successivi, è stato raggiunto un accordo da 1,2 miliardi di euro tra Ferrovie dello Stato e le ferrovie iraniane per la costruzione della linea ad alta velocità tra Qom e Arak. Le difficoltà nella concessione di finanziamenti registrate dalle aziende italiane, conseguenza del timore delle banche di incorrere nelle sanzioni del Tesoro Usa, hanno fatto sì che alcune intese rimanessero solo sulla carta e non trovassero attuazione.

La stretta dopo la decisione Usa di uscire dall’accordo sul nucleare
Le sanzioni sono la conseguenza della decisione, annunciata dall’amministrazione Trump l’8 maggio sulla base del principio “America first”, di uscire dall’accordo sul nucleare (Joint Comprehensive Plan of Action, JCPOA), sottoscritto anche dagli Stati Uniti nel luglio 2015 (amministrazione Obama). Dopo la prima tranche di sanzioni, scattata ad agosto, era stata fatta una stima, stando alla quale l’Italia avrebbe rischiato di perdere contratti e investimenti per circa 30 miliardi di euro. Ora la decisione di tenere il paese, per un massimo di sei mesi, fuori dalle sanzioni. Il settore petrolifero iraniano è stato sottoposto a embargo anche nel periodo 2012-2015. L’Unione europea ha espresso il proprio disappunto per la decisione statunitense.

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