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Sanzioni o guerra del nickel? Il passo indietro di Deripaska, il re russo dell’alluminio

di Antonella Scott

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Oleg Deripaska (a destra) con Vladimir Putin


3' di lettura

Le nuove sanzioni americane contro la Russia, punita con l’accusa di aver interferito nella campagna elettorale 2016 facendo il tifo per Donald Trump, iniziano a fare effetto prima ancora di essere annunciate. Per ora, infatti, il dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti si è limitato a pubblicare il cosiddetto “Kremlin Report”: una lista di 96 personaggi della politica e del business, i più vicini a Vladimir Putin, possibili obiettivi di sanzioni ancora da dichiarare. Uno di loro, il re dell’alluminio Oleg Deripaska, ha deciso di anticipare i tempi, e di passi indietro venerdì ne ha formalizzati due. Cedendo la presidenza di entrambe le sue compagnie, Rusal e il gruppo En+: rispettivamente il secondo produttore mondiale di alluminio, quotato a Hong Kong, e la holding che raccoglie una serie di compagnie energetiche.

Deripaska, che prima della crisi finanziaria del 2008 è stato l’uomo più ricco di Russia, “cede” la presidenza di Rusal all’attuale Ceo, Vladislav Soloviev, che a sua volta passa il timone di amministratore delegato ad Aleksandra Bouriko, fino a oggi chief financial officer. Una delle rare donne ai vertici di un gigante delle materie prime, ma nel gruppo da tempo. Nessuna rivoluzione dunque, nel nome della continuità: mentre Deripaska mantiene le proprie quote di controllo nelle due compagnie, la sua decisione viene interpretata come un voler prendere le distanze da Rusal ed En+ per proteggerle da eventuali future sanzioni americane. La sola iscrizione nella “lista nera” del Tesoro Usa preoccupa gli oligarchi russi, che le banche occidentali potrebbero fin d’ora guardare con sospetto nel momento in cui dovessero cercare dei finanziamenti. Deripaska potrebbe non essere il solo a giocare d’anticipo.

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Ma è sicuramente in prima linea nei radar di Washington riguardo al Russiagate, l’inchiesta in cui il procuratore speciale Robert Mueller sta alzando la pressione su Paul Manafort, l’ex direttore della campagna elettorale di Trump. I sospetti legami tra Deripaska e Manafort - che gli avrebbe messo a disposizione briefing privati sulla campagna elettorale di Trump - sono tornati al centro dell’attenzione nei giorni scorsi a causa di un rapporto diffuso online da Aleksej Navalnyj, l’attivista anti-corruzione: video e registrazioni audio che colgono Deripaska su uno yacht insieme al vicepremier russo Serghej Prikhodko (oltre che ad alcune escort), mentre parlano di elezioni americane. Affermando di non aver commesso alcuna «azione illegale», Deripaska ha diffidato i social media dal pubblicare il rapporto Navalny. Mentre il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, nega che ci siano legami tra la “lista nera” americana e il passo indietro di Deripaska.

Alcuni lo attribuiscono alla seconda parte di questa storia complessa: l’antica battaglia tra Deripaska e un altro oligarca della prima ora, Vladimir Potanin, per il controllo di Nornickel, colosso mondiale del nickel e del palladio. Deripaska ne possiede il 27,8%, Potanin il 30: le ostilità tra loro sono riesplose nel momento in cui Roman Abramovich - terzo azionista a Norilsk - ha rimesso in vendita il suo 4%, allo scadere di un accordo di tregua negoziato dal Cremlino.

La contesa potrebbe risolversi con metodi drastici. Rusal ieri ha detto che proporrà di ricorrere a un meccanismo noto come «shoot out»: una sparatoria, o meglio un duello virtuale, in cui i contendenti si sfidano a rilevare la quota offrendo un prezzo maggiorato di almeno il 20% rispetto alla quotazione media di Norilsk negli ultimi sei mesi. La stessa Rusal avverte che si potrebbe arrivare a una transazione costosissima: tra 9,7 e 15,4 miliardi di dollari, cifre per cui la compagnia, sia pure aiutata dal momento favorevole per i prezzi dell’alluminio, avrà bisogno di raccogliere finanziamenti che le sanzioni potrebbero ostacolare. Eppure, secondo l’agenzia russa Ria Novosti, Deripaska è sicuro di vincere la partita, e di diventare presidente di Norilsk: per le fonti dell’agenzia, la vera ragione del passo indietro da Rusal ed En+ sarebbe questa.

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