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Sanzioni Ue sul petrolio russo, Orban blocca la bozza di intesa

L’ipotesi del «doppio binario», presentata dalla presidenza francese dell’Unione, non convince però ancora del tutto l’Ungheria

di Beda Romano

Aggiornato il 30/05/2022 alle ore 15:50

Zelensky: "Serve embargo su petrolio russo"

3' di lettura

BRUXELLES – I Ventisette stanno valutando un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, che prevede un embargo contro il petrolio russo limitato al trasporto via mare. Ci sarebbe invece una deroga per il greggio che proviene via gli oleodotti, in modo da venire incontro ad alcuni paesi dipendenti dalle fonti fossili russe, in particolare l’Ungheria. La speranza è che il pacchetto possa sbloccarsi la settimana entrante, segnata lunedì e martedì da un vertice europeo qui a Bruxelles.

Secondo le informazioni fatte circolare già domenica 29 maggio, la proposta ora sul tavolo dei Ventisette prevede una distinzione tra un divieto totale delle importazioni russe via mare, in vigore entro la fine dell'anno, e un'esenzione temporanea per il petrolio proveniente dall'oleodotto Druzhba. Il Consiglio europeo verrà informato brevemente lunedì 30 maggio, e un accordo potrebbe giungere successivamente in giornata.

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Un funzionario europeo ha spiegato che due terzi del petrolio russo giunge in Europa via mare: «Stiamo quindi parlando di un ammontare piuttosto consistente». Il vertice di lunedì 30 e martedì 31 sarà «utile» per trovare un compromesso, ha aggiunto.

Ungheria ancora non del tutto convinta

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles già alla vigilia del vertice, la soluzione presentata dalla presidenza francese dell’Unione non convincerebbe ancora del tutto l’Ungheria, il paese che finora ha rumoreggiato di più contro l’embargo al petrolio russo. Budapest ha poi bloccato un’intesa di massima che si era profilata nella tarda mattinata del 30, ritenendola insufficiente rispetto alle proprie richieste.

Nei fatti, l’Ungheria vorrebbe anche assicurazioni per rispondere a eventuali interruzioni dei flussi petroliferi. Altri paesi, come la Repubblica Ceca o la Slovacchia, sono anch’essi preoccupati dall’interrompere le forniture di petrolio russo, perché non hanno accesso al mare. Mosca ha esportato verso l’Europa 720mila barili al giorno di greggio attraverso il suo principale oleodotto nella regione; a fronte di volumi via mare di 1,57 milioni di barili al giorno provenienti dai porti sul Baltico e sul Mar Nero.

Peraltro, non si tratta solo di convincere l’Ungheria. È necessario anche trovare una soluzione accettabile ai paesi membri che accettano il pieno embargo e che, per esempio, vogliono rassicurazioni sul fronte della libera concorrenza: il petrolio russo costa 30-40 dollari in meno rispetto al Brent. Spiega un diplomatico nazionale: «Vogliamo preservare la tenuta del mercato unico e il paritario accesso al mercato. Sono problemi giuridici e tecnici che richiedono tempo».

Vertice europeo al via dal pomeriggio di lunedì

In buona sostanza, i rappresentanti diplomatici dei paesi membri torneranno a riunirsi lunedì mattina qui a Bruxelles, poco prima del vertice europeo di due giorni che inizierà a metà del pomeriggio. Al netto del sesto pacchetto di sanzioni alla Russia sulla scia dell’invasione dell’Ucraina, sarà l’occasione per i diplomatici di rileggere per l’ultima volta il canovaccio di conclusioni che è stato (faticosamente) negoziato in queste ultime settimane.

Alcuni paesi membri – tra cui l’Italia, il Belgio, Cipro, la Grecia – vorrebbero che il testo comprendesse un accenno al desiderio europeo di lavorare per un cessate-il-fuoco tra le parti in Ucraina. I paesi dell’Est appaiono contrari: non vogliono assolutamente negoziare con il Cremlino finché non è chiara la sconfitta della Russia sul campo. Per ora, l’ultimo canovaccio delle conclusioni disponibile, datato 28 maggio, non fa alcun accenno a prospettive di pace.

Il vertice dei prossimi due giorni sarà l’occasione anche per discutere di sconquasso energetico e di crisi alimentare. Sul primo fronte, alcuni paesi vorrebbero chiedere alla Commissione europea di lavorare ulteriormente a tetti ai prezzi a livello internazionale. Sul secondo versante, un funzionario europeo ha ammesso che si sta discutendo della possibilità di una missione navale, magari con l’aiuto delle Nazioni Unite, per aiutare le esportazioni di grano dall’Ucraina.

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