VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO

Sanzioni Russia, il vice ministro Castelli: Conte ha già detto che andrà nella direzione di superarle

di Andrea Carli


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Un impianto di raffinazione a Torzhok, in Russia. La Federazione russa nel primo trimestre ha ridotto gli acquisti dall’Italia dell’1,1% e dell’1,3% nel solo mese di aprile (foto Bloomberg)

4' di lettura

Il 28 e il 29 giugno, in occasione del Consiglio europeo, l’Italia dovrebbe dire no alla proroga delle sanzioni comminate alla Federazione Russa all’indomani della crisi ucraina, che andranno confermate entro fine luglio. È quanto ha fatto trapelare Laura Castelli, vice ministro dell’Economia, intervenuta questa mattina a Roma al sesto seminario eurasiatico. Un incontro che ha fornito l’occasione per fare il punto sullo stato di salute dei rapporti commerciali tra Italia e Russia e tra Italia e Unione economica euroasiatica. In generale arretra, anche a causa delle sanzioni, l’export di prodotti italiani in Russia mentre accelera quello nell’Unione economica eurasiatica.

«Sul contratto di governo - ha spiegato l’esponente pentastellata - è espressa la volontà di superare le sanzioni alla Russia. Il premier Conte ha già detto che andrà in questa direzione». A questo punto occorre verificare se questa linea reggerà nel rapporto e nel confronto reale con gli altri partner europei. Per adesso a parlare sono i numeri: nel primo trimestre 2018 la Russia ha ridotto gli acquisti dall’Italia dell’1,1% e dell’1,3% nel solo mese di aprile.

Supera invece i 5,7 miliardi di euro l’interscambio tra l’Italia e l’U ee, il mercato di libero scambio tra Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan che, nel corso del primo trimestre 2018, ha importato made in Italy per più di 2 miliardi di euro, in aumento dell’1,7% sullo stesso periodo dello scorso anno.

Una crescita prudente che però conferma l’importanza dell’asse commerciale con l’alleanza eurasiatica dopo un 2017 chiuso oltre quota 9,1 miliardi di export (+15,1%), per circa 22,9 miliardi di interscambio (+13,7%). Il quadro è stato delineato oggi a Roma in occasione del Sesto seminario eurasiatico.

«Le imprese italiane – ha spiegato il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico – stanno potenziando la loro presenza non solo in Russia, dove il pragmatismo del business continua a scontrarsi con le difficoltà imposte dalla geopolitica, ma anche negli altri mercati dell’Unione. L’Eurasia ha un ruolo pivotale nelle relazioni tra Est e Ovest e nella scacchiera geopolitica globale, e i recenti accordi tariffari dell’Unione economica eurasiatica con la Cina e l’Iran – ha ricordato Fallico – ne sono una chiara dimostrazione. L’Italia non può non giocare questa partita. Così come può avere un ruolo determinante nel dibattito europeo per eliminare le sanzioni contro la Russia, che nel primo trimestre ha ridotto gli acquisti dal nostro Paese dell’1,1% e dell’1,3% nel solo mese di aprile».

Russia economia di riferimento ma la Bielorussia la più dinamica

Con quasi 8 miliardi di importazioni di made in Italy nel 2017 (+19,3%), la Russia si conferma l’economia di riferimento per le aziende italiane in Eurasia, mentre sul fronte delle performance è la Bielorussia il mercato che si è dimostrato più dinamico, con un aumento della domanda di beni e servizi italiani del 31,7% (367,4 milioni di euro), seguita da Armenia (+23,9%, 117 milioni di euro) e Kirghizistan (+2%, 22,1 milioni di euro). Dopo una riduzione delle esportazioni (-24,7%, 632,3 milioni di euro), penalizzate dal manifatturiero (macchinari -28%, metalli -65%), nel primo trimestre di quest’anno il Kazakistan torna a importare italiano: quasi 160 milioni di euro, + 18,2% sullo stesso periodo 2017.

Complessivamente, oltre ai macchinari e alle attrezzature, che nel 2017 hanno realizzato vendite nell’Uee per più di 2,7 miliardi dell’export (+25%), sono i tessili (1,75 miliardi di euro, +13%) e i prodotti chimici (670 milioni di euro, +9%) a trainare le esportazioni italiane nell’Unione eurasiatica, mentre a pesare sulla bilancia commerciale tricolore sono soprattutto i prodotti minerari (9,6 miliardi di euro), i metalli (2 miliardi di euro) e i prodotti petroliferi (1,24 miliardi di euro).

«Le nostre imprese hanno sempre lavorato benissimo con quelle della Russia prima delle sanzioni, perché c’è una complementarietà anche culturale - ha spiegato Licia Mattioli, vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria durante il seminario eurasiatico -. Nel confronto fra il 2016 e il 2013 il nostro export è infatti sceso di oltre il 37%, un valore corrispondente a 4 miliardi di euro, l’1% del nostro export totale. Ciononostante - ha aggiunto Mattioli - siamo stati capaci di mantenere sostanzialmente intatta la nostra quota di mercato (4,4%), a differenza di tanti altri partner dell’Unione Europea che hanno visto ridurre la propria in maniera ben più consistente. Questo ci ha permesso di approfittare prima e più di altri della ripresa che ha iniziato a manifestarsi dall’inizio dello scorso anno e che dovrebbe rafforzarsi ancora nei prossimi mesi». «Nel 2017 ha continuato la responsabile di Confindustria - le nostre esportazioni sono infatti aumentate del 19%, una delle performance migliori fatte registrare dal nostro paese, per un valore che ha sfiorato gli 8 miliardi di euro. La scelta sulle sanzioni è politica e non ci compete, ma dobbiamo spingere perché il dialogo cresca perché li dove passano le merci non passano gli eserciti. Lo scambio commerciale porta sempre pace», ha ricordato Mattioli. «Noi imprese - ha concluso - siamo alla finestra per capire cosa succederà, ma nel frattempo non abbiamo perso i rapporti di amicizia e le nostre imprese hanno continuato a investire in Russia e nei mercati euroasiatici. Mi riferisco a imprese come Barilla e Cremonini, ma anche Eni, Saipem Impregilo e Leonardo».

Dall’altra parte, la disponibilità c’è. «L’Italia è il nostro principale partner europeo - ha sottolineato Sergey Razov, ambasciatore della Federazione russa in Italia -. Con il nuovo governo si apre una fase molto importante. Auspico che questa cooperazione possa svilupparsi con successo. Abbiamo molti progetti di ampio respiro, transfrontalieri: la nuova congiuntura politica che si è affermata in Italia può ora aiutare a svilupparli. Contiamo che Roma possa ricoprire un ruolo di ponte di collegamento tra l’Ue e la Russia».

L’incontro ha anche ospitato un focus sull’Uzbekistan, anello di congiunzione verso il Medio Oriente nello scenario della “Greater Eurasia” con status di osservatore nell’ambito dell’Uee. È stato messo in evidenza, in un momento importante di riforma per l’economia uzbeca, il potenziale di questo mercato da 32 milioni di persone e che nel 2017 è valso all’Italia solo 169,3 milioni di euro di esportazioni, con un interscambio commerciale che non ha raggiunto i 200 milioni di euro. La meccanica, il tessile e i prodotti chimici sono i settori del Made in Italy più richiesti, ma le opportunità future di partnership si estendono ai settori ad alto contenuto tecnologico e di know-how tricolore, come il comparto agricolo, quello industriale e la moda.

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