Opinioni

Saper investire nell’epoca dei paradossi

Siccome non è tempo di certezze abbiamo chiesto agli specialisti dei mercati come mettere al riparo un capitale e, possibilmente, farlo fruttare

di Mauro Meazza e Debora Rosciani

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(AFP)

Siccome non è tempo di certezze abbiamo chiesto agli specialisti dei mercati come mettere al riparo un capitale e, possibilmente, farlo fruttare


4' di lettura

Pubblichiamo un estratto da Investire è facile (anche nei momenti difficili) di Debora Rosciani e Mauro Meazza, in edicola da sabato 10 ottobre per un mese a 12,90 euro oltre al prezzo del quotidiano e in libreria da metà ottobre a 14,90 euro. Il formato ebook sarà disponibile dal 10 ottobre nei principali store digitali e sul sito di Shopping24 a 8,99 euro

Lunedì 9 marzo la Borsa di Milano perde l’11,7%, gli altri listini chiudono attorno a -8, il prezzo del petrolio crolla del 22 per cento. I segnali di crisi per l’economia, per l’occupazione, per la crescita mondiale diventano ben presto inequivocabili.

Perché cominciare con questi brutti ricordi un libro che parla di investimenti? Investire significa avere fiducia nel futuro, nel futuro di un’azienda, di un gestore di risparmi, di un intero Paese. Quindi dovremmo pensare che, dopo uno shock come quello che abbiamo rievocato, ci sarebbe voluto parecchio tempo per riprendersi. Ma già il 24 marzo il più importante indice borsistico di New York, il Dow Jones, segna la sua migliore seduta da sempre, balzando in su dell’11,3 per cento. È iniziato il rally delle Borse, che nel gergo significa un record dietro l’altro. Ed è iniziato anche il decoupling, il «disaccoppiamento» tra l’economia reale e i mercati finanziari. A noi, da Radio 24, piace chiamarlo lo strabismo dei mercati. Perché mentre il Pil e i consumi continuano a calare, le Borse preferiscono guardare all’aiuto delle Banche centrali, ai maxiprestiti degli Stati e della Ue, alle prospettive di un vaccino. E in questo decoupling, con questo strabismo, che faremo dei nostri risparmi noialtri, gli investitori qualsiasi? È da questa domanda che potremmo iniziare il viaggio.

Ma vediamo, prima di metterci in cammino, com’è il panorama. A ben guardare, la distanza tra l’economia reale e i mercati finanziari non è l’unico paradosso di questo tempo. Diverse altre vicende si evolvono in direzioni che, soltanto pochi anni fa, avremmo rigettato come ipotesi da fantascienza, casi di scuola, eccessi di fantasie fervide. Per esempio. È ormai diventato normale veder proporre e vendere titoli di Stato con “rendimento negativo”. Cioè, in poche e brutali parole: si paga 101 quel che potrà restituire 100. E la perdita non è un inconveniente, un evento imprevisto, è invece dichiarata subito, al momento dell’acquisto.

Volete un altro paradosso? Prendiamo i mutui per acquistare casa. Da sempre – chiunque abbia chiesto un finanziamento per comprare un immobile lo ha sperimentato – chi vuole la tranquillità del tasso fisso deve pagare di più, spesso sensibilmente di più. Eppure Il Sole 24 Ore del 17 settembre ha segnalato che «sia la soluzione a rata variabile sia quella a tasso fisso sono scese, considerando le migliori offerte di mercato, per la prima volta sotto lo 0,5%» e la distanza tra il “fisso” e il “variabile” si è «quasi annullata».

Ancora paradossi, o forse potremmo cominciare a dire “cose mai viste”. Abbiamo conosciuto per la prima volta il petrolio quotato con prezzo negativo, a meno 37 dollari e 63 centesimi. In pratica, chi aveva in mano dei titoli per acquistare petrolio voleva così tanto disfarsene da essere disposto a pagare chi li avesse chiesti. È stata la prima volta che il prezzo di una materia prima è sceso sottozero. È successo il 20 aprile del 2020.

Un ultimo inedito, un ultimo colpo alle certezze apprese sui libri. Avere a disposizione tanta liquidità, poter chiedere in prestito denaro pagando poco o nulla di interesse: sono condizioni che fanno salire l’inflazione. Cioè fanno crescere i prezzi e con loro i salari e i guadagni. Perché – lo dice la dottrina – se c’è tanto denaro a buon mercato è naturale che beni e servizi comincino a costare un po’ di più (perché il denaro c’è, ci si può indebitare pagando pochi interessi) e da lì in avanti questo riscaldarsi dei prezzi trascina anche i rinnovi contrattuali, le parcelle dei professionisti, le richieste degli artigiani. Eppure non sta succedendo. Anche se non c’è mai stato tanto denaro come ora, se non è mai stato così a buon mercato, l’inflazione non sale, non sale abbastanza da innescare quella crescita virtuosa. Al punto che la Federal Reserve, infrangendo un tabù, ha annunciato che potrà tollerare un’inflazione anche al di sopra del 2%, considerato fino a poco tempo fa soglia inviolabile. Ora di fatto violata, purché l’economia si riprenda.

Fin qui sarebbero ancora paradossi o novità affrontabili. Ma questi sono anche gli anni dell’ascensore sociale bloccato, anni nei quali le generazioni più giovani hanno prospettive peggiori rispetto ai loro genitori. Nei quali i ragazzi e le ragazze sono «la generazione meglio istruita di sempre» e quella con i più alti tassi di disoccupazione di sempre. (copyright Mario Draghi, 2016). Anni nei quali le tutele vanno in gran parte a beneficio dei baby boomer (quelli nati tra il 1960 e il 1965) e molto meno agli altri. Non è, insomma, tempo di certezze. In questo libro potete leggere le risposte che ci hanno dato gli specialisti dei mercati, degli investimenti, ai quali abbiamo chiesto come affrontare queste circostanze così inedite, come farne scaturire occasioni favorevoli, dove guardare per mettere al riparo un capitale e, possibilmente, farlo fruttare.

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