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Sarà l’automobile elettrica a ricaricare la casa

di Maria Chiara Voci


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3' di lettura

Non più la casa che ricarica l’auto elettrica. Ma l’auto elettrica che ricarica la casa (o qualsiasi altro luogo che abbia bisogno di allacciamento alla corrente). I veicoli a emissioni zero non sono ancora una realtà affermata sul mercato italiano. Ma le soluzioni tecnologiche per agevolare l’utente aumentano. Seguendo anche la logica di una rivoluzione “dal basso”: quando si semplifica l’uso di un mezzo, diventa più facile incidere sul cambio delle abitudini dei cittadini.

A scommettere sul tema è Enegan, trader di gas e luce con sede a Empoli operativa a livello nazionale e impegnata al 100% sulla produzione da rinnovabile. L’azienda ha lanciato il progetto E-cube, sviluppato di concerto con alcuni partner industriali (fra cui l'Università di Firenze) e con un ente di ricerca, e finanziato da un bando della Regione Toscana. L’obiettivo è la creazione di una Banca dell’Energia (fra clienti della multiutility) dove lo scambio avviene proprio per il tramite delle automobili.

Per capire il funzionamento, occorre allargare l’orizzonte. Dalla mobilità alle rinnovabili, con particolare riferimento al fotovoltaico. Uno dei nodi da sciogliere nel nostro Paese è l’impossibilità per i cosiddetti “prosumer” (i consumatori-produttori di energia, cioè coloro che hanno montato in casa un impianto per l’autoconsumo e che automaticamente sono anche piccoli produttori) di cedere il “surplus” in modo diretto a terzi, senza dover passare dalla mediazione della rete nazionale. L’unica alternativa per “trattenere” la maggior parte dell’autoproduzione è ricorrere all’uso di accumulatori: cioè ciò che non viene immediatamente consumato viene ceduto a una batteria, da cui si potrà attingere al bisogno. Spesso il gioco non vale la candela per un piccolo consumatore: tuttavia, le batterie necessarie per lo storage sono equivalenti a quelle delle auto elettriche. E, allora, perché non impiegare proprio l'auto come aiuto tecnologico?

Tecnicamente si chiama vehicle-to-grid: il veicolo diventa il mezzo con cui incamerare energia e spostarla altrove per un utilizzo diretto. Possibile, per ora, se all'interno di una community in grado di gestire le “transazioni” fra i soggetti operanti: una smart grid che Enegan si propone appunto di creare fra i propri clienti.

«Il tempo di sosta di un veicolo si stima oggi intorno al 95%, per questo le auto sono a tutti gli effetti mezzi perfetti per lo storage – spiegano Maurizio Castagna, responsabile ricerca e sviluppo e Luca Ciulli, responsabile tecnico –. I benefici a cascata potrebbero essere importanti. In base alle nostre proiezioni sui clienti Enegan e sul numero di Pod e impianti fotovoltaici, l’adesione alla Banca dell’energia potrebbe essere applicabile a 80mila utenze cui sono collegati 1.500 impianti di varia taglia per una produzione media annua di 60 GWh». La tecnologia rappresenta non solo un incentivo per la diffusione della mobilità elettrica, ma anche un supporto per la stessa rete nazionale, che potrebbe risolvere problemi di sbilanciamento facendo agevolmente spostare i mezzi. Secondo le esigenze quotidiane e in modo totalmente smart. Il progetto, ad oggi sperimentale (sono stati sviluppati i primi veicoli, in fase di prototipo), si chiude entro l'anno. «Per questa data - assicurano da Enegan - partirà la fase di industrializzazione».

Non solo in Toscana. Il tema è di estrema attualità e sotto i riflettori anche di altre manifestazioni. Venerdì scorso, durante un convegno organizzato a Verona nell’ambito di Legno&Edilizia dal Coordinamento Free, Gianni Silvestrini, direttore della rivista il Pianeta terra, ha ricordato che nel 2017 l’Autorità per l’Energia ha proposto le reti di quartiere, con la realizzazione di scambi energetici che vedranno protagonisti più edifici e di cui probabilmente nel 2020 si vedranno i primi esempi. «Sono già in via di installazione i contatori elettrici di seconda generazione, in grado di dialogare con gli elettrodomestici, se adattati con appositi microchip, per abbassare i consumi – spiega –. Prossimamente sarà l'auto elettrica la batteria di casa. Dal garage la notte rifornirà l’edificio di energia elettrica anche grazie a uno specifico software (già esistente) che assicura al mezzo la riserva di corrente necessaria per raggiungere un altro luogo di ricarica».

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