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Sardegna, 500 operai «dimenticati»: senza lavoro e senza più ammortizzatori

Non sono più dipendenti Alcoa ma neppure neoassunti da Sider Alloys. Sono i lavoratori che ruotavano attorno al circuito dell’alluminio a Portovesme

di Davide Madeddu

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2' di lettura

Senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. Non più dipendenti Alcoa ma neppure neoassunti da Sider Alloys. E da qualche mese senza neppure il sostegno economico. Si definiscono i “dimenticati”, e sono i 500 lavoratori che ruotavano attorno al circuito dell’alluminio nel polo industriale di Portovesme nella Sardegna sud occidentale. Polo che produceva ogni anno 150 mila tonnellate di alluminio primario per pani e billette.

Ammortizzatori esauriti

«Nel 2012 quando l’azienda ha fermato le celle elettrolitiche sono scattati gli ammortizzatori sociali - racconta Bruno Usai, della segreteria Fiom e un passato da dipendente Alcoa - da allora siamo andati avanti prima con la Cig e poi la disoccupazione e poi ancora di proroga in proroga sino a dicembre, quando è scaduta l’ultima».

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A rimanere a terra sono sia dipendenti diretti sia quelli dell’indotto. Nel corso degli anni, dopo una serie di vertenze e passaggi, compreso quello del Governo attraverso Invitalia, l’ingresso della società italo svizzera Sider Alloys che ha rilevato gli impianti e predisposto un piano di revamping da 150 milioni di euro per riavviare la produzione. «La nuova azienda continua seppure tra numerose difficoltà ad andare avanti con il programma - dice Rino Barca, dirigente Cisl con la delega per la vertenza alluminio - e procede anche con le assunzioni, ma resta da risolvere ancora un problema: ossia i 500 lavoratori che da dicembre si ritrovano senza un centesimo perché sono scaduti gli ammortizzatori sociali. La proroga eventuale per ora non c’è, devono essere firmati i decreti ma la crisi di Governo non fa altro che aggravare la situazione».

Il piano di rilancio da 150 milioni

Proprio per questo motivo da giorni le organizzazioni sindacali lanciano un appello alle istituzioni. «Chiediamo che si trovi una soluzione per garantire gli ammortizzatori sociali - argomenta Barca - e allo stesso tempo vengano avviati i programmi per la riqualificazione del personale da reinserire nello stabilimento, dato che l’alta tecnologia richiederà figure altamente qualificate».

E proprio sul fronte Sider Alloys si registra una schiarita. Nei giorni scorsi è stata approvata una norma regionale che istituisce lo strumento del Paur, la procedura unificata per il rilascio delle autorizzazioni. Perché il progetto revamping che vale 150 milioni di euro – somma composta da finanziamenti a fondo perduto (7,8 milioni di euro), a tasso agevolato (84 milioni di euro), risorse messe a disposizione dall’Alcoa (20 milioni) e risorse proprie dell’imprenditore per la restante parte – ha bisogno di una valutazione di impatto ambientale. «Con l’approvazione della legge che prevede il Paur si accorciano i tempi, rispetto alla procedura standard, per il rilascio della Via - dice Eros Brega, direttore affari legali di Sider Alloys -. Noi a Portovesme continuiamo ad andare avanti con le assunzioni, ci sono circa 150 persone tra diretti e indiretti, e con i piani per riavviare gli impianti». Resta da sciogliere un ultimo nodo che riguarda la questione energetica. «Mancano i decreti attuativi e l’assenza di un Governo ci preoccupa».

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