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Sardegna, allarme Filctem: il gap infrastrutturale pesa sul futuro energetico

In Sardegna la corsa alle rinnovabili è già iniziata, ma per sostenere le produzioni serve un mix energetico. È il quadro delineato dalla Filctem nel documento inviato a Snam e Terna

di Davide Madeddu

2' di lettura

In Sardegna la corsa alle rinnovabili è già iniziata, ma per sostenere le produzioni serve un mix energetico con gas e idroelettrico. E idrogeno. È il quadro delineato dalla Filctem nel documento inviato a Snam e Terna, contenente le osservazioni al rapporto sugli “Scenari domanda Sardegna e configurazione Virtual Pipe Line” «su richiesta di Arera». Nel documento, in cui si descrive lo scenario energetico dell'isola (in cui l'energia è prodotta in maniera maggiore tra Sarroch, Fiumesanto e Porto Vesme), ancora si paga caro il prezzo dovuto alla mancanza del metano.

Un gap infrastrutturale che «da decenni condiziona in termini negativi i servizi ai cittadini e alle imprese residenti, gravandoli di costi largamente superiori a quelli riscontrabili nel resto del territorio nazionale e limitandone la capacità reddituale e competitiva». Per il sindacato, che definisce il processo di decarbonizzazione «imprescindibile», la strada da seguire è quella di un «mix energetico» in cui la produzione avviene sfruttando le diverse opzioni: dalle rinnovabili all'idroelettrico, continuando con il gas, per arrivare poi all'idrogeno. «In questo contesto - prosegue il documento - devono essere riviste le valutazioni in ordine alle infrastrutture da realizzarsi». Tra queste il fatto che gli investimenti devono permettere il progressivo «allineamento della stessa alle altre Regioni d'Italia».

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Posizione rimarcata dal segretario regionale Francesco Garau e firmatario del documento. «Pensare a una prospettiva energetica che garantisca stabilità rete elettrica con batterie elettrochimiche è una fantasia - commenta -. Riteniamo che la prima cosa, per abbattere le tariffe serva un mix energetico». Garau, riferendosi alle richieste di allaccio alla rete da fonti rinnovabili ed evidenziando quello che definisce un limite perché «tutta quella energia non può essere esportata» lancia l'idea di puntare sull'idrogeno. «Pensiamo sia la soluzione migliore, quella di creare filiera produttiva - aggiunge -. Ossia utilizzare l'energia dalle rinnovabili per poi produrre idrogeno grazie all'acqua del mare». Una soluzione di lungo respiro utile anche anche per contenere i costi . «Con un mix energetico si riesce ad avere un effetto calmierante - aggiunge -. E in questo contesto le centrali a gas serviranno come elemento di compensazione quando non funzionano le rinnovabili».

Quindi l'esortazione affinché l'argomento sia al centro di incontri e discussione per evitare un «peggioramento di una situazione già grave». «La Transizione ambientale, energetica e sociale ha bisogno del coinvolgimento di tutta la rappresentanza della società civile, del lavoro, datoriale oltre che istituzionale».

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