L’ultimatum

Sardegna, i pastori alla guerra del latte: «Pronti a bloccare le elezioni»

di Davide Madeddu


Protesta latte, pastori sardi minacciano stop elezioni

2' di lettura

Dalle strade bloccate e invase dal latte buttato per protesta all’assalto ai tir provenienti dalla penisola, sino all’annuncio: «Pronti a bloccare le elezioni regionali». La protesta dei pastori sardi che rivendicano prezzo congruo per il latte ovicaprino (1 euro al litro contro gli attuali 60 centesimi)non si ferma. Anzi, la tensione sale e cominciano a scattare le prime denunce in un clima che si preannuncia sempre più teso fatto di proteste in strada e iniziative in tutti i centri della Sardegna. «La situazione è preoccupante e non si può andare avanti così », denuncia Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna.
«Chiediamo un euro al litro. Con i sessanta centesimi al litro si pagano giusto le spese, e non sempre. Non possiamo essere ostaggio degli industriali». Richieste che il mondo delle campagne ha presentato anche i giorni scorsi durante la riunione convocata dalla Regione cui hanno partecipato tutti i portatori di interesse, per affrontare la vertenza e fare il punto sul cosiddetto «patto del latte».

Il documento che per 12 punti su 13 vede tutti i portatori di interesse d’accordo. A tenere tutti appesi, la questione legata al prezzo che ha visto il mondo degli allevatori fermarsi alla richiesta di «un euro al litro e un ancoraggio al prezzo del pecorino con una soglia minima di tutela». La comunicazione degli industriali che condividono «l’impegno forte a ricercare insieme al comparto della cooperazione soluzioni comuni e praticabili che consentano di risolvere positivamente la vertenza del prezzo per la remunerazione sostenibile del latte» e allo stesso tempo chiedono di recuperare «quelle condizioni di generale serenità indispensabili anche per impostare strategie adeguate di medio e lungo periodo che assicurino stabilità e prospettive a tutti gli attori della filiera» non ha avuto l’effetto di fermare la mobilitazione che dilaga in tutta l’isola. Le proteste e le iniziative si moltiplicano in tutti i centri (sul territorio regionale operano 12 mila allevamenti con il 40% delle pecore allevate in Italia e una produzione di quasi 3 milioni di quintali di latte utilizzato nel 60% dei casi per la produzione di pecorino romano).

Sabato il blitz al villaggio sportivo del Cagliari Calcio chiedendo che ha incassato sostegno dei giocatori. Domenica camion bloccati (di mattina a Porto Torres ) e blitz sulla 131 (la Cagliari Sassari) . Per Cualbu e altri allevatori una protesta alternativa «dopo due giorni latte buttato. Invece di buttarlo in strada, siamo andati in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, - dove erano stati rubati precedentemente gli animali - abbiamo lavorato il latte e regalato formaggio e ricotta ai ragazzi». E mentre si attendono sviluppi dall’incontro istituzionale previsto per i prossimi giorni, arriva anche un ultimatum del coordinamento dei pastori sardi: «Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il nostro settore - annuncia il coordinamento dei pastori - bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, giorno delle votazioni. Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità».

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