a50 km DA CAGLIARI

Sardegna, Porto Tramatzu finalmente libera. Restituita ai turisti la spiaggia militare

di Davide Madeddu


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(© Guido Cozzi)

2' di lettura

C'è una spiaggia, nella Sardegna sud occidentale, dove, da questa estate si potrà prendere il sole e fare il bagno. Cinque chilometri di sabbia bianca e finissima e acqua turchese. Il tutto in una cornice di macchia mediterranea in cui il cisto si alterna al lentischio. E agli arbusti profumati di elicriso si mescolano ad altre specie arboree come i cardi selvatici o l'euforbia. Natura incontaminata e per anni vietata ai più giacché, dal 1957, la spiaggia di Porto Tramatzu (una cinquantina di chilometri da Cagliari) e adiacente al poligono interforze di Capo Teulada è stata appannaggio dei militari.

Ingresso riservato a pochi proprio perché inserita tra i beni militari. Ora però la sua destinazione sarà quella turistica e ambientale. Non più esercitazioni e neppure divieti tra la spiaggia e lo specchio d'acqua in cui si può praticare surf (nelle giornate di vento) ma considerata anche sicura per la conformazione del fondale sabbioso. Per i più curiosi poi la possibilità di avvicinarsi (magari con l'ausilio di una canoa) all'isola Rossa, dove esistono solo rocce e macchia mediterranea.

Dall'8 gennaio spiaggia e spazi e stradine adiacenti (si arriva da Cagliari passando sulla statale 195 oppure dal basso Sulcis) sono liberi. E aperti a tutti. Frutto di un accordo tra la Regione e il ministero della Difesa. Un'acquisizione a costo zero. Che suona come una restituzione a chi, per anni, non ha mai superato i cartelli che imponevano l'alt ai bagnanti o escursionisti. Turismo, quindi, e aperto a tutti. Più o meno come si intende fare (nello stesso tratto di costa, a poco meno di trenta chilometri di distanza ma più spostati verso Cagliari) a su Giudeu.

Qui gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico hanno acquistato un'area di 4 ettari di terra in cui le dune di sabbia finiscono su una spiaggia. Anche qui il mare è cristallino e davanti alla spiaggia c'è un altro isolotto. L'area protetta (non si può costruire nessun edificio) era stata “attenzionata” da imprenditori arabi ma, alla fine, a spuntarla sono stati gli ambientalisti che hanno deciso di acquistarla per renderla pubblica. A condizione che chi la frequenta rispetti l'ambiente e tenga puliti gli spazi. Il tutto a costo zero.

Per completare l'acquisto è stata avviata una sottoscrizione pubblica e la campagna “Salviamo insieme dune e spiaggia di Chia”. In tre settimane sono stati raccolti 70 mila euro. L'obiettivo è arrivare a quota 100 mila e chiudere l'operazione.

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